Moni Ovadia: “I partiti hanno perso credibilità, ben vengano le sardine”
intervista a Moni Ovadia di Giacomo Russo Spena
“La nostra Costituzione è antifascista: se una persona vuole manifestare le proprie idee fasciste o cambia paese o si batte per modificarla, in bocca al lupo”. Ci accoglie così, con il suo spirito battagliero e fieramente antifascista. Già attore, cantante, scrittore e uomo di sinistra, Moni Ovadia si sente un partigiano. Pretende che la Carta redatta dai nostri padri costituenti venga finalmente applicata: “sono per inserire una legge che preveda l’obbligo scolastico di conoscere a memoria i primi 50 articoli”. La proposta è stata anche presentata in parlamento. “Bisogna conoscere il funzionamento dello Stato se si vuole contrastare politicamente chi reclama pieni poteri e spinge per una deriva plebiscitaria”. A tal proposito, Ovadia si permette di consigliare alle sardine di scendere in piazza con un cartello con su scritto: “In Italia è sovrana la Costituzione”.
Il 14 dicembre, a Roma, scenderà in piazza con il movimento delle sardine?
Purtroppo ho alcuni impegni lavorativi ma con lo spirito sarò con loro. Le sardine mi piacciono: hanno il merito di aver chiuso con l’era del virtuale e di essersi ripresi la piazza reale. Era giunto il momento. Senza nulla togliere al virtuale – che nell’era moderna ha una sua rilevanza – i corpi in piazza sono un fattore dirimente. Vuol dire riappropriarsi degli spazi pubblici, vuol dire affermare il proprio essere cittadino con tutti i diritti che ne conseguono. E ci riferiamo a diritti troppo spesso enunciati a parole dalla politica ma non applicati, pensiamo all’articolo 1 della Costituzione che viene costantemente disatteso. In secondo luogo, le sardine portano freschezza contro una destra fascistoide, becera e pressapochista: una destra in eterna campagna elettorale che agisce per garantirsi lo stipendio. Credo sia la tattica di Salvini che, nella vita, sa fare solo il demagogo. Se perde la poltrona, che fa? Fosse mai che gli tocchi andare a lavorare.
Se fosse stato un qualsiasi partito di centrosinistra a convocare queste piazze, la riuscita in termini di partecipazione non sarebbe stata la stessa. Non trova?
I partiti hanno perso credibilità perché si sono rivelati dei cacicchi di potere: pensano soltanto a distribuire incarichi e poltrone. Mi dispiace molto dirlo ma – a parte qualche rara isola felice – sono tutti così, l’ho sperimentato persino sulla mia pelle.
Oltre ad attaccare il salvinismo, le sardine sottolineano i limiti del centrosinistra. Su questo è d’accordo?
La sinistra riformista, e con questo termine intendo i seguaci del blairismo, ha commesso errori devastanti, soprattutto sul piano sociale. Lo stesso Blair è un criminale di guerra che andava processato davanti al tribunale internazionale dell’Aja.
Siamo sicuri che le sardine sono distanti da questa sinistra riformista che tanto detesta? Il loro programma non è vago?
C’è una questione fondamentale del loro programma: la Costituzione. Le sardine, nei loro interventi pubblici, fanno costante riferimento alla nostra carta. E questo lo trovo straordinariamente positivo. La Costituzione è, da anni, bistrattata da una politica che ha tentato di manometterla. Nessuno che, invece, abbia mai preteso la sua vera applicazione. Gli articoli 41 e 42 ribadiscono l’impresa libera “ma socialmente responsabile”. Abbiamo mai visto una responsabilità sociale dell’impresa? Non sto dicendo che non esistono bravi imprenditori – mi sovviene il ricordo di Olivetti – però la maggioranza sono “padroni”. Possiamo mai accettare un presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, che dichiari impunemente che la legge spazzacorrotti ostacoli lo sviluppo dell’economia? Un po’ come affermare che per far crescere il Paese, in Italia, dobbiamo per forza violare le leggi. Ci rendiamo conto? E la sinistra cosa ha fatto per impedire che si arrivasse a ciò? Lo so: niente.
Cosa ne pensa, invece, dell’impegno della sinistra per arginare la destra che considera fascistoide?
Lasciamo perdere. Violante ha fornito la stura al peggior revisionismo. Più in generale, la “sinistra riformista” ha dato adito all’equiparazione tra partigiani e repubblichini. Mentre un prete cattolico come padre Maria Turoldo ci ricorda la distinzione da sposare: ci sono morti per odio e morti per amore. È semplice. Qualcuno, in Italia, ha combattuto per la democrazia e la libertà, altri per la dittatura e l’oppressione. Io so da che parte stare.
Tornando alle sardine, possono rappresentare un risveglio delle coscienze?
Sì, perché parlano una lingua comprensibile ai molti. In quelle piazze ci sono giovani, e meno giovani, insieme, accomunati da sentimenti democratici e progressisti. Dicono cose semplice e chiare, non in politichese: sono contro l’odio della destra e per la Costituzione. Non mi sembra poco, di questi tempi.
Eppure dal mondo della sinistra radicale – quella in qualche modo ascrivibile anche al suo impegno – piovono critiche al movimento delle sardine. Non piacciono perché moderate su alcuni punti programmatici. Come replica?
Appartengo a quell’area ma, sommessamente, penso che la sinistra radicale prima di sentenziare sulle sardine farebbe bene a riflettere sui propri devastanti errori. Con quale titolo ora pontificano? In questi anni cosa ha fatto la sinistra radicale per questo paese oltre a raccogliere consensi da prefisso telefonico? Pensassero a seguire questo movimento, a starci dentro, non a giudicarlo con spocchia.
In piazza a Roma, il 14 dicembre, sono previste migliaia di persone. La questione è capire cosa succederà il giorno dopo. Secondo lei come si struttureranno? Hanno la possibilità di diventare un partito?
Spero che rimangano un movimento, anche dopo la riuscita del 14 dicembre. Le sardine devono relazionarsi con il terreno della rappresentanza ma rimandone estranee e svolgendo un fondamentale ruolo di “lobby”, capace di influenzare le scelte dei partiti di sinistra. Volete il nostro consenso? Allora, pretendiamo questo o quel provvedimento.
Mi faccia un esempio.
Maggiori investimenti su istruzione e cultura, il futuro del nostro paese passa per qui. Dobbiamo riaffermare il sapere sia per contrastare la peggior destra sia per rilanciare sviluppo economico, crescita e giustizia sociale. Poi i temi sociali: in che società vogliamo vivere? Vogliamo finirla con il lavoro schiavistico? Siamo arrivati a chiamare gli operai con l’appellativo di “risorse umane”. Si chiamano operai, lavoratori, cittadini, esseri umani, non risorse umane. Attenzione a non sottovalutare, parte tutto dal linguaggio. Persino il nazismo.
Insisto, siamo sicuri che – in base a quanto affermato finora – che le sardine facciano compiere un passo in avanti in tal senso?
Su molti questioni dirimenti le sardine restano generiche, ne sono consapevole. È il loro limite. Ma, come già dicevo, parlano di Costituzione ed è un tassello fondamentale. Riusciremo ad arginare il salvinismo e a costruire un’alternativa degna quando si avrà il coraggio di inserire come priorità programmatiche la formazione del cittadino e la cultura. Figuriamoci, io sono per insegnare sia la Costituzione che la carta dei diritti fondamentali dell’uomo sin dalle scuole materne.
Quanto le piacciono le piazze che cantano bella ciao?
Tantissimo, è diventata la canzone internazionale di chi si ribella e si schiera per la libertà e contro l’oppressione, la intonano dal Cile alla Turchia. Se la sinistra avesse un minimo di coraggio proporrebbe bella ciao, in ogni appuntamento istituzionale, da affiancare all’inno di Mameli.
Caro Vinicio invece di proteggere quel SAC del Michele Bastanzetti del SAC, che scrive solo SACCATE non lo tiene buono a cuccia silenzioso, consigliandogli di dedicarsi solo alla caccia del cobra africano. E’ l’unico in Europa che caccia il cobra africano in Europa. Non è da tutti e per questo è Michele Bastanzetti del SAC.
Certo che il contenuto è chiaro ma la forma è importantissima, specie in anni come questi dove conta di più l’apparire che l’essere.
Francesco Cecchini
06/12/2019
Carissimo Vinicio, oltre che comico e censore sei anche filosofo. Complimenti!
Vinicio Corrent
06/12/2019
Filosofo no, magari letterato dato che insegno lettere al liceo.
Francesco Cecchini
06/12/2019
Vinicio, comico, censore, protettore del SAC e professore di lettere al liceo. Complimenti!!!
Corvo
06/12/2019
Vinicio, parliamo un po’, volgarmente, di formazione scolastica-sociale. Ho chiesto adesso a mia nipote 16 anni se nella sua scuola parlano di problemi di attualità come la genderizzazione, la famiglia ecc. ecc. Mi dice: i prof. no e neanche fra di noi. Neanche delle “sardine”. Quel poco che dicono alcuni studenti è per sostenere temi tipo ambiente, accoglienza ma guai a contraddirli perché sono pronti a darti del razzista o ignorante. Mi pare poi di aver capito, ma approfondirò, che risentono della formazione culturale della propria famiglia. E visto come sono divisi i genitori nel tavolo politico-sociale di oggi e che poi tutti non seguono Kundera per il quale «la stupidità è avere una risposta per ogni cosa, la saggezza è avere, per ogni cosa, una domanda». Quindi la domanda, ma non saggezza: stiamo allevando un nuova generazione di incompetenti ma sapienti ?
Vinicio Corrent
08/12/2019
Per la verità la scuola punta molto sulle competenze, per cui direi che avremo generazioni di competenti ma poco sapienti o forse sapientini.
Francesco Cecchini
06/12/2019
DAL FOGLIO.
Esistono però, sempre per il Cespi, alcuni indicatori “parzialmente incoraggianti”, che sono quelli relativi alla “diminuzione dei tassi globali di fecondità”, la cui diminuzione però, nota con disperazione il Cespi, è avvenuta “in modo molto lento negli ultimi vent’anni”. Che fare per il futuro? Molte idee, ma su tutte ne spicca una: “Servizi di pianificazione familiare, rafforzamento dei diritti umani che, al contempo, contribuiscano a ridurre i tassi di fecondità e permettano una più rapida stabilizzazione della dinamica demografica, dinanzi all’aumento attuale di circa 80 milioni di persone all’anno”. Immaginiamo sia questa la stessa idea delle istituzioni che hanno promosso la ricerca. Sarebbe interessante sapere se anche il presidente della Camera Roberto Fico, il presidente del Senato Elisabetta Casellati e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio la pensano allo stesso modo.
Uno studio condotto dal Cespi, in collaborazione con la Camera, il Senato e con il ministero degli Affari esteri, sia augura una maggiore “diminuzione dei tassi globali di fecondità” per ridurre l’inquinamento
Vinicio abbiamo fatto contento il Bastanzetti che non posta mai argomenti ma provoca insulsamente. Apra un altro post vietando post ripetitivi provocatori e oltre 1000 caratteri.
“Fico, Casellati e Di Maio promuovono studi per guarire il clima con la denatalità
Uno studio condotto dal Cespi, in collaborazione con la Camera, il Senato e con il ministero degli Affari esteri, sia augura una maggiore “diminuzione dei tassi globali di fecondità” per ridurre l’inquinamento “
Vinicio , siamo finalmente arrivati al pratico. Adesso “gli esistenti”, per via della regola domanda e offerta, sul mercato valgono di più, compresi i rompiballe e provocatori di turno.
E questa la sapeva ? Gli 11mila gretini non esistono
Lo scorso 5 novembre La Repubblica dava la seguente notizia: «Allarme di 11.000 scienziati: è emergenza climatica».
Lo scorso 5 novembre La Repubblica dava la seguente notizia: «Allarme di 11.000 scienziati: è emergenza climatica». Orpo, mi son detto, bene o male sono scienziato anche io: com’è che non mi sono accorto di codesta emergenza? Ah, già: non sono climatologo. Ma andiamo più a fondo su questa notizia. A quanto pare vi sarebbe una “Alleanza degli Scienziati del Mondo” (bum!) che avrebbe lanciato il preoccupante proclama firmato dalle 11 mila teste d’uovo. Ma se s’indaga cosa caspita sia codesta Alleanza, si scopre ch’essa altro non è che… un blog da una pagina appena: https://scientistswarning.forestry.oregonstate.edu/.
di Franco Battaglia, 2.12.2019 articolo completo su http://www.nicolaporro.it oppure su http://www.simofin.com
A proposito della questione climatica suggerisco o meglio consiglio caldamente la lettura del libro di M. Chricton “Stato di paura” e poi ne riparliamo. Ciao.
Francesco Cecchini
06/12/2019
DUE DOMANDE A EMANUELA DA ROS DIRETTRICE DI OGGI TREVISO.
Direttrice Da Ros la proposta di Michele Bastanzetti del SAC di dare la cittadinanza onoraria di Vittorio Veneto alla senatrice Segre è stata accettata o,come al solito, non è stata presa in considerazione? Nel caso non sia stata accettata perché non convince il suo amico Michele Bastanzetti che oramai non viene preso in considerazione?
Quel SAC di Bastanzetti del SAC non viene considerato a Vittorio Veneto, vedi il suo appello per la cittadinanza onoraria alla senatrice Segre. Comunque veciot Bastanzetti del SAC, nonostante abbia 60 anni compiuti da un pezzo, ha un record: è il più giovane cacciatore di cobra africani in Europa. Si dice anche che sia il solo.
Forza Cecchini! Forza Corvo! ho scommesso al SAC Club una cena ad aragoste e champagnino che sarei riuscito a portarvi a 150 commenti non postandone più di 30 miei. Ci siamo quasi!!!
IL SAC E LE BLOGGER DI OGGI TREVISO.
I rapporti del SAC con le blogger di Oggi Treviso sono vari e divertenti.
Blogger e direttrice Emanuela Da Ros. E’ la blogger che più ha tentato di valorizzare e mettere in luce il SAC. Un primo d’aprile gli ha proposto di candidarsi sindaco e un paio di mesi dopo di partecipare alle europee dei plantigradi ( orsi). Il SAC in occasione del sindaco pesce d’aprie ha dichiarato che vorrebbe metterla sulle ginocchia e sculacciarla. Non lo scrive più, ma forse lo pensa ancora. Francesca Salvador. ogni volta che il SAC apre bocca lo prende a metaforici calcioni in culo ( lo cancella). Al SAC il calcioni piacciono e continua a commentare i post di Francesca.
Pamela Sciacca. Il SAC divora (legge) in silenzio gli articoli di Pamela. Forse perché pensa che i consigli potrebbero essere utili per migliorare la faccia. Ne ha bisogno.
Michela Pierallini. Ha insegnato al SAC, come a tutti i lettori di OT, a produrre in casa lo champagne. Forse, non è sicuro, il SAC lo fabbrica e lo beve. Vittoria Canuto. Vittoria, psicologa, per un certo periodo si è impegnata a fornire al SAC, che la commentava, e a tutti i lettori di OT consigli psicologici. Poi ha rinunciato, forse leggendo quello che scriveva il SAC.
Alberta Bellussi. Da quando ha scoperto che il SAC non conosce il CETA non lo prende in considerazione. Almeno per il momento. Prima faceva notare al SAC, elegantemente, dei limiti culturali del SAC.
Non c’è niente da fare, quel SAC del Bastanzetti del SAC può commentarmi, ma se commento quel SAC del Bastanzetti, la forbice di Vinicio, protettore di quel SAC del Bastanzetti, taglia senza pietà.
Siamo a 28 conferenze ONU sul pericolo CO2. Quanto hanno contribuito i vari spostamenti in aereo dei vari conferenzieri alla formazione di quel veleno ? La Greta almeno si trasferisce da un continente all’altro via mare e in lussuosi catamarani messi a disposizione da ricchi signori possessori di aerei privati e lussuose vetture mangiatrici di benzine produttrici anche di polveri sottili. Per fortuna che abbiamo chi pensa e protegge noi poveri e ignoranti uomini della strada.
«Il presepe non è un obbligo»: il vescovo di Treviso sta con le maestre (di Zerman) Chi ci crede lo fa e non farlo non è un dramma.” E così si accontenta tutti dico io. Vero non è un dramma ma una scelta che, oggi, ha colori e ideologia.
Dove sta la satira ? Nel Presepe e in Salvini e Lega. Salvini il nuovo papa, che lo difende, il presepe senza se e senza ma. Adesso oltre che la tessera di iscrizione al partito, Salvini rilascierà anche una Carta d.id. che attesta la divisione cattolica-politica e l’iscrizione al movimento “Catto-presepe” lasciando alla chiesa il movimento “Libertà per il Presepe”.
Cecchini, Corvo che succede che oggi non postate? attacco di artrite? dimenticato di mettere l’antigelo nel computer? Su corajo, che qua bisogna far girare il contamessaggi!
Solite coionade sue, Bastanzetti. Ma quanta rabbia e invidia ha in seno nel vedere un satirico che tiene un blog aperto ad argomenti buoni e cattivi, lei pluri laureato ? Perchè deve sminuire l’importanza di questa esperienza di Vinicio ? La sua è anche cattiveria.
Apra un suo blog e vedremo dove arriva la sua idea di libertà di espressione che concede e quali argomenti agita ! Coraggio. In caso contrario venga come a sedersi fuori dal camposanto chè mi sa che lei sia più vecchio di me.
ANZIANOTTO BASTANZETTI E LE SCULACCIATE.
Il primo aprile 2014, Oggi Treviso ha informato della candidatura di Michele Bastanzetti a sindaco di Vittorio Veneto. In realtà il Bastanzetti è stato nient’altro che un sindaco pesce d’aprile e da anni consigliere anziano del consiglio di quartiere di Ceneda. Il suo stile di consigliere è stato raccontato tempo fa da Gioi Tami.
gioi tami Michele Bastanzetti • un anno fa
prima di parlare e criticare la lista dei CdQ dovresti almento fare mea culpa di come ti comportavi nel quartiere di ceneda. dove che con motivazioni pretestuose bloccavi ogni lavoro e rendevi la vita impossibile agli altri consigieri e alla presidente. o la perin era una pericolosa estremista?
chiedete ai vari consiglieri che si sono dimessi per disperazione pur di nn aver più a che fare
Probabilmente dello stile Bastanzetti ne sa qualcosa ora l’attuale presidente del consiglio di quartiere Massimo Santonastaso.
Probabilmente eccitato per la candidatura il Bastanzetti postò il seguente commento:
Michele Bastanzetti
02/04/2014 – 14:13
PARACARRI
Alle volte la sculeccerei sulle mie ginocchia, Graziosissima Direttora
Chissà se il Bastanzetti è riuscito a realizzare questa fantasia erotica con la sua amica Emanuela Da Ros?
In ogni caso va detto che il Bastanzetti qualcosa ha fatto ha fondato il SAC una specie di Bastanzetti&Bastanzetti al quale nessuno da retta. paio di cronisiti locali.
Non so se è satira o condannabile umorismo, ma vedo all’orizzonte: Cecchini che prende l’aereo per gli spazi della Corea del Nord “Kim Jong-un, nuovo delirio in Corea del Nord: “La città ideale socialista”, il nuovo mostro del regime. Bastanzetti sul palco con le “sardine” che si impegna per una Vittorio diversa. Il sottoscritto seduto davanti al cancello del camposanto, pronto a varcarlo con una modica spesa di trasferimento. Vinicio che ci dice se è quello della foto del blog o l’altra in tenuta e se la pianola serve per incantare i clienti con musiche migliori dei piatti serviti.
Walter Cadorin dell’Asia conosco Viet Nam, India, Pakistan e Thailandia .Visiterei le due Coree, ma dubito che quella del nord sia un modello di una società socialista. Bastanzetti del SAC a Vittorio Veneto conta un SAC
Nord Corea, Kim Jong Un inaugura la città ideale di Samjiyon. Le Ong: “Costruita dagli schiavi del regime”
Il leader nordcoreano Kim Jong-un ha inaugurato la sua ‘città ideale’, Samjiyon, definita dai media “simbolo della moderna civiltà”. Secondo l’agenzia di stato Kcna, citata dalla Bbc, la nuova città che ha uno stadio e una pista da sci, ospiterà circa 4.000 famiglie. Secondo l’ong National Committee of North Korea, il nuovo centro urbano sarà in netto contrasto con gran parte del resto del Paese, dove la popolazione vive in povertà. I lavori hanno subito dei ritardi per la difficoltà di approvvigionamento dei materiali dovute al regime di sanzioni internazionali che grava su Pyongyang. Per accelerare i tempi il regime di Kim ha mobilitato anche le “brigate del lavoro giovanile”, che disertori e attivisti per i diritti umani hanno paragonato a gruppi di schiavi perché non ricevono paga e sono costretti a lavorare più di 12 ore al giorno per un massimo di 10 anni in cambio di migliori chance di entrare in un’università o di unirsi al potente partito dei lavoratori. Samjiyong sorge nei pressi del monte Paektu, considerato sacro in Corea del Nord e luogo di nascita del padre di Kim Jong-un, Kim Jong-il. Non è stata rifondata, come annunciato inizialmente: molti edifici sono stati ristrutturati, mentre altri sono stati abbattuti e ricostruiti. Non è noto il costo dell’intera operazione.
LA STORIA DI BASTANZETTI DEL SAC E LA COLLINA MONTE ALTARE VIENE DA LONTANO.
SERPENTI: VITTORIO VENETO, C’E’ UN COBRA E IL MONTE SI SVUOTA
Milano, 31 ago. (Adnkronos) – Un cobra si aggira sulle pendici del Monte Altare, una collina vicinissima alle case di Vittorio Veneto, in provincia di Treviso, e quasi nessuno ci va piu’ a passeggiare. Il pericoloso rettile, il cui morso uccide in una manciata di secondi, e’ stato avvistato alla fine di luglio e fotografato qualche giorno dopo da Michele Bastanzetti, di professione dentista, nelle vicinanze del rustico che possiede sul Monte Altare.
”Era di colore chiaro -racconta Bastanzetti- lungo circa un metro e se ne stava ritto con il cappuccio aperto. L’ho visto due volte: la prima non credevo ai miei occhi, ma la seconda l’ho fotografato. Proprio ieri e’ venuto a trovarmi un erpetologo, che quando ha visto la foto non ha vauto dubbi: trattasi di naja naja (nome scientifico del cobra). Da quando la notizia e la foto sono uscite sul giornale locale, quasi nessuno viene piu’ a passeggiare sul colle. Le autorita’ non hanno fatto nulla, non sono neppure saliti a controllare se sono un mitomane oppure no. Eppure, il luogo dell’avvistamento dista solo 350 metri in linea d’aria dal municipio di Vittorio Veneto”.
Bastanzetti ha tentato di eliminare il problema a modo suo: ”Avevo un piano -racconta- quando e’ scappato, si e’ rifugiato tra le pietre di un muretto a secco li’ vicino. Allora, ho incendiato dei cartoni alla base del muretto e ho cominciato a buttare kerosene a secchiate. Penso di averlo ucciso, ma l’erpetologo mi ha detto che, se le fiamme non lo hanno toccato direttamente, il cobra potrebbe essere sopravvissuto, dato che puo’ stare in apnea anche per 6 minuti”. A preoccupare c’e’ anche il fatto che, se la tana e’ profonda piu’ di 2 metri, il cobra, la cui carcassa non e’ stata trovata, potrebbe sopravvivere all’inverno veneto. Nel dubbio, le passeggiate sul Monte Altare non le fa piu’ nessuno.
(Stg/Gs/Adnkronos)
Vinicio, Bastanzetti ha scritto che ha fatto arrivare, sempre attore principale lui, a 100 i post sul suo blog. In un momento di relax mi sono messo a contare i post. Bastanzetti n° 25, Cecchini 58 il corvo 22. Sempre s.e.& o. Alla fine, dato che si scrive per gli altri e non per noi, mi sono domandato: ma chi legge che idea si è fatto sui vari e quanti hanno letto i post ?
Caro Francesco,
scrivi pure, ma vorrei una maggiore coerenza relativamente ai post che pubblico, altrimemti devo cassare i tuoi commenti perché “fuori tema”…
Prima che Vinicio faccia come le altre 2 blogger qui presenti che non ammettono commenti sarebbe bene abbandonare le facili e ripetute annose polemiche anche se giustificate, e concentrare i post su argomenti attuali. Argomenti che noi possiamo suggerire ma che Vinicio può, direi deve, accettarli o no secondo suo insindacabile giudizio e secondo il fine che si prefigge, l’obiettivo culturale che vuole raggiungere. con il blog. Che quanto scriviamo non interessi nessuno, è dato che tolti i tre finti re magi, non posta nessuno. Lei sa poi che Bastanzetti è come una anguilla, crede di averlo preso ma fugge e tanto vale lasciarlo nelle sue acque opache.
Walter Cadorin, scrivo negli spazi che trovo, senza problemi.
Vinicio
04/12/2019
Allora, cerchiamo di regolare il tutto. Sono ben felice di dare spazio a chi lo richiede e ritiene di avere cose interessanti da proporre. Vorrei come già detto che si tenesse anche una linea coerente di discussione e si evitasse di scadere nel personale. Ricordo a tutti che il mio è un blog di satira fondamentalmente, quindi cerchiamo di tenerci su questa linea di discussione cercando di proporre qualcosa di appetibile e di far intervenire nel dibattito anche altre persone. Continuerò a eliminare interventi fuori luogo.
A presto, Vinicio
Caro Vinicio, sarà non facile farci diventare dei satirici ma se dovesse mettere un premio, si potrebbe provare. Se Carlo può diventare Re, c’è speranza anche per noi.
La notizia:Il principe Carlo, 70 anni, potrebbe diventare re dopo la madre Elisabetta. Sì, ma a una condizione. La Regina proprio non sopporta la nuora e il solo pensiero che Camilla venga proclamata Regina le fa venire l’orticaria. Lo sostiene il quotidiano Il Tempo. “E dunque? Il figlio deve liberarsene prima. Come? Con un divorzio super-remunerato. Trecento milioni di sterline e via dalla scena”.
Al posto delle sterline cuche e nosee
Non so se sia peggio Carlo re o Camilla Regina dato che quest’ultima partecipava col marito alla caccia alla volpe ma è dovuta stare a casa perché correva il rischio di essere impallinata!!!
Michele Bastanzetti
04/12/2019
Corrent, le do una notizia che va ad onore del Presidente Zaia. È stata bloccata la legge regionale che, al modico costo di 200 mila eurazzi, avrebbe regalato ad ogni neonato veneto la Sacra Bandiera col Leon. Forse ne temevano un uso improprio…
Resta una bandiera stupenda, ma spendere tutti quei soldi per regalarla sarebbe stata uno spreco. Inoltre il fatto di regalarla a dei neonati lo trovo moto demagogico, roba da regime sovietico…
La bandiera veneta innervosisce quel SAC del Bastanzetti del SAC. Mi raccomando Vinicio, da protettore del SAC, non cancelli questo commento su quel SAC del Bastanzetti del SAC, non è offensivo di quel SAC del Bastanzetti del SAC.
Pensi Corrent che fino a qualche anno fa il 25 Aprile (S.Marco) issavo la Oroamaranto assieme all’ Amato Tricolore sulla cresta del Sacro M.te Antares. Poi ci son stati dei problemi…
Sentendo Conte alla Camera è chiaro che:
TUTTI SAPEVANO TUTTO E TUTTI SONO COMPLICI nell’aver portato avanti il disastroso MES, senza aver minimamente messo in discussione i vincoli del FiscalCompact e l’obbligo di pareggio di bilancio, cioè le politiche di austerità i tagli alla spesa pubblica le privatizzazioni. Nessuno ha discusso di questo ma tutti si sono solo preoccupati delle banche italiane, e su questo si sono fintamente scontrati. Perché europeisti e sovranisti in Italia sono tutti egualmente liberisti, stanno con il mercato, le imprese, i profitti e i ricchi.
Il resto è il solito teatrino.
Giorgio Cremaschi pagina FB
Attorno alle 16.30 di venerdì 12 dicembre 1969, un ordigno di elevata potenza esplose nel salone centrale della Banca nazionale dell’agricoltura, sede di Milano, in piazza Fontana, dove coltivatori diretti e imprenditori agricoli erano convenuti dalla provincia per il mercato settimanale. Il pavimento del salone fu squarciato e gli effetti furono devastanti. La bomba uccise diciassette persone e altre novanta circa furono ferite. Quel 12 dicembre 1969 segnò l’inizio di quel periodo della vita dell’ Italia che va sotto il nome di &strategia della tensione&. Sia le sentenze di primo e di secondo grado sia quella della Corte di Cassazione hanno accertato la riferibilità della strage di piazza Fontana alle strutture venete di Ordine Nuovo. In particolare la Suprema Corte ha ritenuto accertato sotto il profilo storico il coinvolgimento dei primi imputati Franco Freda e Giovanni Ventura sebbene non più processabili perché già assolti in via definitiva.
Il libro-inchiesta di Paolo Brogi “Pinelli, l’innocente che cadde giù”, editore Castelvecchi, 2019, racconta la storia della diciottesima vittima della strage di piazza Fontana. Giuseppe Pinelli, detto Pino, aveva partecipato alla Resistenza, ferroviere di 41 anni, storico dirigente del Circolo anarchico Ponte della Ghisolfa, era stato fermato dal commissario Luigi Calabresi la sera del 12 dicembre, qualche ora dopo la strage di piazza Fontana, e trattenuto illegalmente. Precipitò dal quarto piano della questura di Milano pochi minuti dopo la mezzanotte del 15 dicembre 1969. Una morte archiviata come frutto di un malore da due inchiestei. Oltre la vicenda giudiziaria, quella umana difficile e sofferta vicenda umana: la lotta per la verità delle figlie Claudia e Silvia, iniziata insieme alla madre Licia quando avevano solo otto e nove anni. Nel libro le due figlie di Pinelli, Claudia e Silvia ripercorrono con Paolo Brogi le tappe di una lunga storia che non ha ancora avuto giustizia. Va ricordardato che Licia Pinelli scrisse con Pietro Scaramucci “Una storia quasi soltanto mia”, dove parlano per la prima volta le figlie di Pinelli, Claudia e Silvia, che raccontano la tragedia familiare vissuta da bambine.
Inedita la confessione del magistrato Gerardo D’Ambrosio, il secondo inquirente di allora.
Nella notte in cui morì Pinelli, in questura a Milano non c’erano solo i normali poliziotti. C’era anche uno squadrone di agenti e alti dirigenti del servizio segreto civile dell’epoca, l’Ufficio affari riservati, inviati da Roma con una missione di depistaggio: incastrare gli anarchici milanesi per la strage di piazza Fontana e per l’intera catena di attentati esplosivi del 1969, che inaugurarono gli anni del terrorismo politico in Italia. Una pista rivelatasi falsa, totalmente demolita dalle indagini e dai processi che negli anni successivi hanno comprovato le responsabilità dei veri criminali di opposta matrice ideologica: l’estrema destra eversiva. Anche allora immediatamente emersero contraddizioni che contraddicevano la versione ufficiale. Per esempio l’arrivo dell’autoambulanza prima della caduta di Pinelli.
E’ bene che, a cinquant’anni dalla strage di Milano, libri come “Pinelli, l’innocente che cadde giù”di Paolo Brogi contribuiscano a mantenere viva la memoria di una stagione che fu certamente di grave minaccia all’ordine democratico, ma anche di forte mobilitazione politica e di altrettanto forte tensione etica contro le trame criminali dei nemici della Repubblica
L’autore, Paolo Brogi, ha partecipato ai movimenti studenteschi a Pisa del 1968. Insieme ad Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani, Mauro Rostagno, Guido Viale, Cesare Moreno, Carla Melazzini, Marco Boato è stato tra i fondatori nel 1969 del movimento politico “Lotta Continua” e dopo il suo scioglimento ha lavorato al giornale omonimo fino al 1978 collaborando col direttore Enrico Deaglio. Come giornalista dopo aver lavorato nei primi anni ottanta come free lance per numerose testate italiane e straniere ha scritto per Reporter, L’Europeo e il Corriere della Sera
Paolo Brogi è autore di molti libri. Tra i tanti segnalo ‘68 ce n’est qu’un début. Storie di un mondo in rivolta (Imprimatur). Si tratta della testimonianza di un protagonista del 1968, anzi più correttamente di un insieme di racconti che ricostruiscono con dovizia di particolari il tumultuoso succedersi degli eventi.
L’onda delle sardine non si ferma. Se qualcuno, sopratutto a destra, si aspettava un fisiologico calo del movimento che sta mettendo sotto scacco mediatico il sovranismo italiano, ogni sua aspettativa in tal senso sta andando sistematicamente delusa. Le piazze di tutta Italia si stanno riempiendo e sembrano destinate a continuare così. Almeno fino al 14 dicembre, quando le sardine tenteranno di portare 100 mila persone a Piazza San Giovanni a Roma e, per il giorno dopo, annunciano una sorta di riunione nazionale per tirare le fila e capire come andare avanti. Sopratutto come creare un coordinamento che dia concretezza all’idea, lanciata dal bolognese Mattia Santori, di trasformare le sardine in un «anticorpo permanente» contro il salvinismo e la sua macchina mediatica.
«CI VEDREMO TUTTI assieme, ci guarderemo in faccia e tracceremo una linea. Quello sarà un momento per capire come continuare», spiega Andrea Garreffa, uno dei quattro fondatori del movimento assieme a Santori, Giulia Trappoloni e Roberto Morotti. «Ma per favore non chiamatelo congresso, non c’è niente di più lontano rispetto a quel che abbiamo in mente. Non ci saranno persone che potranno partecipare e altre che resteranno escluse». «Questa al momento è solo un’idea, nemmeno un movimento – gli fa eco Antonella Cerciello, una delle sardine di Napoli – Il 15 a Roma valuteremo e capiremo assieme». «Decideremo in modo orizzontale che fare – aggiunge la fiorentina Matilde Sparacino – Sarebbe da incoerenti pensare a un partito o a un movimento politico».
NEL FRATTEMPO PARLANO i numeri: a Milano domenica sono scesi in piazza in almeno 25 mila occupando Piazza Duomo, nel weekend in decine di migliaia hanno manifestato anche a Firenze e a Napoli. Le piazze scelte sono state completamente riempite, anche a dispetto del meteo. Mille sardine anche a Taranto, e almeno seimila a Padova. Si andrà avanti così per tutta la settimana. Domani a Savona, giovedì ad Ancona, Ravenna e Lecco. Sabato a Trento, Siena e Siracusa. Domenica a Vercelli, Catania, Pescara, Foggia, Vicenza, Cagliari, Bari e Latina. Ieri sera le sardine si sono fatte vedere – e hanno cantato «Bella ciao» – anche ad Anversa, in Belgio, dopo aver ottenuto praticamente all’ultimo minuto il via libera all’evento nato per rispondere al comizio di Matteo Salvini con l’estrema destra locale.
INFINE ALL’ORIZZONTE inizia a profilarsi la manifestazione di Roma, prevista per sabato 14. Non sarà isolata. In molte capitali europee le sardine stanno preparando flash-mob, presidi e piazze anti sovraniste. E’ presto per immaginarsi la nascita di un movimento europeo, anche perché quelle piazze saranno animate sopratutto da italiani all’estero, ma il bersaglio a quel punto non sarà più solo Salvini, ma «tutte le destre nazionaliste» Ad affiancare Piazza San Giovanni ci saranno Edimburgo, Berlino, Madrid, Dublino, Londra, Amsterdam, Helsinki, Parigi. E negli States le sardine si faranno vedere anche a San Francisco.
C’è di più: le piazze delle sardine non si limitano più alla semplice esibizione anti leghista. Stanno partendo anche azioni concrete capaci di connotare il movimento. A Milano, in Piazza Duomo, i manifestanti hanno donato centinaia di scatolette di cibo per una colletta benefica destinata a persone in difficoltà.
VIA FACEBOOK INVECE le sardine si sono associate ufficialmente ad un progetto bolognese, città dove sono nate, e che punta all’integrazione dei migranti. «Vogliamo darci da fare anche in un altro modo, dare voce e sostegno ai tanti progetti sociali che da tempo nuotano nella nostra stessa direzione. Sono state cucite delle sardine con materiali di recupero e stoffe africane. Piccoli oggetti concreti, come il lavoro necessario per realizzarli. Lavoro di richiedenti asilo che, imparando una professione, conquistano ogni giorno la loro integrazione e ce la consegnano nelle mani», si legge sulla pagina facebook delle 6.000 sardine.
«CONTINUAVANO a chiederci dove stavano i contenuti – spiega Andrea Gareffa – Ma noi non siamo politici, non scriviamo progetti di legge. Abbiamo scelto di far capire chi sono le sardine anche così, con progetti concreti di solidarietà». I ricavi aiuteranno le sardine ad autofinanziarsi, sosteranno i migranti impegnati nella sartoria e lo sportello della Caritas.
Allora le fonti bisognerebbe indicarle, per correttezza giornalistica
Francesco Cecchini
03/12/2019
L’importante è il contenuto.
Francesco Cecchini
04/12/2019
Walter Cadorin non perda tempo a suggerire, scriva piuttosto sul MES.
Michele Bastanzetti
03/12/2019
Ottima cosa il MES- fondo salva stati. Ovviamente i ns. populisti anti EU e filoPutin gli sparano contro perché voglion governare in deficit (vedi quota cento e reddito cittadinanza) mandando in default l’Italia. Il traditore della Patria non è Conte ma il populismo.
il Mes, fondo salva stati, come il Sac. Conte in Parlamento, Di Maio e Salvini sapevano ma ora non più. Cecchini, il Sac è vuoto, lo sa ma fa finta di niente. Parole e argomenti niente.
Vittorio dice che le sue giostre e piste natalizie sono meglio di quelle di Conegliano. Una volta c’era lo scontro calcistico “nottoi” contro coneian ma almeno sugli spalti del campo ci si dava anche botte fra le tifoserie e pedatone sugli stinchi fra i giocatori. E intanto, Conegliano si faceva la sua area industriale e “Città di servizi”. Oggi solo vorrei ma non posso. Cordialità
IL SAC E’ UN SAC VUOTO, MA IL MES E’ PIENO.
Che cos’è il Mes?
Si tratta del cosiddetto Fondo salva-stati: quel fondo europeo che dovrebbe tutelare la stabilità finanziaria dell’Eurozona, garantendo una copertura adeguata in caso di crisi debitoria da parte di uno degli stati membri. Il processo di riforma del Mes, di cui si parlava da tempo, si è concretizzato lo scorso giugno ottenendo un primo via libera informale, mentre l’approvazione definitiva dovrebbe avvenire il prossimo 12 dicembre. Il fondo è già attivo dal 2012 e serve a dare assistenza finanziaria ai paesi in cambio di «riforme» che, sostanzialmente, prevedono la solita ricetta in stile Fmi: tagli alla spesa pubblica, privatizzazioni, flessibilizzazione del mercato del lavoro, aumento dell’età pensionabile ecc.
La cosa interessante di questo meccanismo di «protezione» dall’instabilità finanziaria, è che può funzionare anche in maniera inversa: vale a dire, non tanto per «difendere» dall’instabilità, ma per forzare i paesi a prendere determinate decisioni politiche, proprio mettendoli davanti a un aumento dell’instabilità finanziaria.
Forse non tutti sanno che esiste un rapporto essenziale tra le «garanzie» della Bce e del Meccanismo europeo e i costi di rifinanziamento del debito pubblico: ogni volta che una di queste istituzioni non concede la propria garanzia, immediatamente sale il famoso spread e si affaccia una pericolosa spirale debitoria. La duplice garanzia della Bce e Mes è fondamentale per la stabilità finanziaria dei paesi maggiormente esposti: alle decisioni di acquisto o vendita dei titoli di Stato da parte della Bce, così come a fronte di un allentamento delle garanzie di liquidità del Fondo salva Stati, i «mercati» reagiscono ritenendo meno sicuri i titoli dei paesi esposti, facendo così aumentare il costo di rifinanziamento del loro debito pubblico. Per spiegarla con una metafora un po’ brutale, il tipo di tutela di questo tipo di istituzioni assomiglia po’ all’estorsione mafiosa: «Va tutto bene? Tutto a posto? Non vorrei che succedesse qualche brutta cosa a questo bel negozio… forse hai bisogno che ti aiutiamo noi a tenerlo d’occhio…».
Infatti, la tutela che garantiscono diventa necessaria nel momento in cui viene imposta: sì perché, alla fin fine, si tratta di garantire la solvibilità del debito pubblico attraverso un’emissione di moneta (il cosiddetto prestito di ultima istanza) giusto? Si tratta, quindi, di una prerogativa che qualunque banca centrale potrebbe garantire: proprio per questo la Banca centrale europea non ha alcuna difficoltà a reperire la liquidità necessaria agli acquisti dei titoli di stato dei paesi in difficoltà. Vi siete mai chiesti da dove diavolo la Bce prenda i 20 miliardi di euro al mese per il programma di acquisti? Dove abbia preso tutti quei soldi per comprare i titoli di Stato dall’inizio del programma di Quantitative Easing, quel programma che soltanto nel 2012 è «costato» la cifra strabiliante di 3.000 miliardi di euro? Non li ha presi da nessuna parte: semplicemente li ha emessi, come è nelle prerogative di tutte le banche centrali del mondo. Vi chiederete, ma perché allora non lo può fare anche l’Italia? La differenza fondamentale tra Bce e Banca d’Italia consiste nel fatto che, con l’entrata nell’euro, la seconda ha ceduto la propria facoltà di prestatrice di ultima istanza alla prima.
In ogni caso, non è di questo che si tratta in questo momento ma di come si sta cercando di cambiare questo sistema di assistenza. Si dice spesso che uno dei grossi problemi dell’eurozona è la scarsa condivisione dei rischi finanziari, l’assenza di un bilancio comune e di solidarietà tra paesi: se per esempio i titoli italiani o greci venissero garantiti dalla Bce come quelli tedeschi o olandesi, non si avrebbero tutti questi squilibri tra paesi e queste instabilità finanziarie. Ora, la riforma di cui attualmente si sta trattando parte dal presupposto – sempre ribadito da parte tedesca e costitutivo del sistema istituzionale dell’eurozona – per il quale deve essere garantita la possibilità che un paese vada in default e quindi ristrutturi il suo debito: solo in tal modo, infatti, è possibile ridurre il moral hazard, «responsabilizzando» al rispetto della disciplina di bilancio. Il rischio di un possibile default, infatti, si riflette sui tassi di interesse del debito e, quindi, sulle condizioni di rifinanziamento degli stati, che così vengono tenuti a freno nelle loro politiche di spesa. In tal modo, i «mercati» giudicano le riforme e le performance dei paesi, responsabilizzando i governanti. Sarebbe allora imperdonabile considerare allo stesso modo i titoli dei diversi paesi garantendoli tutti a rischio zero: non vi sarebbero strumenti per garantire la disciplina di bilancio da parte dei «mercati». Certo, se un paese avesse davvero bisogno di liquidità temporanea, allora potrebbe intervenire il Meccanismo europeo di stabilità (Mes), ma soltanto a condizione che si mettano in atto politiche di rigore di bilancio. Per questo, da molte parti, si plaude alla proposta del suo rafforzamento: oltre che vedersi aumentata la dotazione per risolvere eventuali crisi bancarie, esso avrà anche maggiore rapidità nel garantire la solvibilità dei diversi paesi in caso di instabilità. Ma questi aspetti, tutto sommato, sono secondari. Uno dei problemi principali a cui intende rispondere la riforma è l’eccessiva discrezionalità politica nella decisione di intervento: per questo trasferisce maggiori competenze dalla Commissione europea al Mes, che d’ora in poi la affiancherà nel monitoraggio sulla sostenibilità dei conti pubblici. Inoltre, verranno anche modificate le «clausole di condizionalità» rendendole più restrittive: per avere accesso alle garanzie di assistenza finanziaria sarà richiesto ai paesi di ristrutturare preventivamente il proprio debito, se non è giudicato sostenibile dallo stesso Mes.
Le conseguenze per i paesi debitori
Il combinato disposto di queste due modifiche è esplosivo. Come ha chiarito Giampaolo Galli, membro dell’Osservatorio dei conti pubblici italiani dell’Università cattolica (un collega di Cottarelli, non proprio un pericoloso comunista…), «la novità non sta tanto nella possibilità che un debito sovrano venga ristrutturato» – che come abbiamo visto è una condizione quadro – «ma nell’idea che la ristrutturazione diventi una precondizione, pressoché automatica, per ottenere i finanziamenti»: ciò significa che le indicazioni e le «sollecitazioni» in materia di politica economica potranno contare su una forza persuasiva decisamente superiore rispetto al passato. Non solo verrà eliminata ogni mediazione politica, tecnicizzando il processo valutativo e decisionale, ma verrà ulteriormente rafforzato il ruolo dei mercati finanziari: l’eventuale interdizione all’accesso agli strumenti di garanzia finanziaria comporterà un innalzamento automatico degli interessi.
Abbiamo già detto, infatti, che il Mes fornirà assistenza finanziaria solo ai paesi il cui debito è considerato sostenibile e la cui capacità di restituire i prestiti è stata preventivamente confermata dalle sue valutazioni tecniche: in assenza di tali condizioni non verranno garantite quelle «linee di credito» base (Pccl), che garantiscono la solvibilità di un paese davanti ai mercati. Le condizioni sono però molto restrittive e secondo una stima del think tank Bruegel 10 stati su 19 dell’eurozona – tra cui l’Italia – non le soddisferebbero: esse infatti includono un debito al di sotto del 60%, la sua riduzione del 5% in un singolo esercizio (cioè in un anno), un deficit annuale inferiore al 3% e un saldo strutturale positivo. Per rispettarle sarebbero necessari tagli enormi alla spesa pubblica: per l’Italia si parla di cifre intorno ai 115 miliardi in un anno. In caso di mancato rispetto delle suddette clausole il paese dovrà sottoscrivere obbligatoriamente un Memorandum di intesa, che preveda una forte ristrutturazione preventiva delle finanze pubbliche: solo in tal modo potrà avere accesso alle linee di credito «rafforzato» (Eccl).
Come ha affermato Ignazio Visco, presidente della Banca d’Italia, l’eventuale approvazione della riforma potrebbe rappresentare un «rischio enorme di terribili conseguenze» per l’Italia e per tutti i paesi dell’Eurozona con elevata esposizione finanziaria. Infatti questa modifica del Mes potrebbe implicare per tutti quei paesi che non rispettano già le clausole per le linee di credito standard, la sottoscrizione preventiva di un Memorandum di riforme e l’avvio di una procedura tecnica di ristrutturazione del debito. Solo in tal modo, questi paesi «cicale» potranno veder garantita la propria solvibilità finanziaria da parte del fondo: la minaccia di un aumento degli interessi sul debito – che seguirebbe automaticamente a un mancato accordo col Mef – rappresenterà un dispositivo formidabile per forzare i paesi a implementare le «riforme» richieste. Come è facile capire, le conseguenze potrebbero essere devastanti sul piano economico e sociale…
L’ulteriore spoliticizzazione delle decisioni economiche
Ma quali considerazioni politiche devono essere tratte da questa riforma? Innanzitutto, che il sistema istituzionale europeo si avvia a consolidare ancora una volta il proprio impianto tecnocratico: automatizzando e spoliticizzando ulteriormente i processi di decisione in materia economica, l’Unione europea rafforza gli strumenti a propria disposizione per imporre ulteriore austerity e disciplina di mercato, in particolare (ma non solo) nei paesi debitori. A questo, infatti, mira lo spostamento del baricentro della decisione e dell’iniziativa in materia economica dalla Commissione al board del Mes; a differenza della Commissione infatti, quest’ultimo è esentato da ogni accountability rispetto al parlamento e ai cittadini europei. Il Managing Director del Mes agisce infatti in totale indipendenza e risponde solo al board del Mes. Ciò significa che le decisioni fondamentali sulle linee di indirizzo e valutazione economico-politica saranno prese sempre meno attraverso processi politici – passibili di critica e di controllo pubblico – e sempre più attraverso procedure intergovernative, «tecniche», «indipendenti». Si tratta, insomma, di garantire la «polizia dei mercati» attraverso l’imposizione di quella «costituzione economica» multilivello – per usare le espressioni coniate dagli economisti di scuola ordoliberale degli anni Trenta – che sin dalle origini informa la logica istituzionale dell’Unione europea.
L’ulteriore svuotamento dei luoghi di decisione politica a favore di meccanismi automatici, implica infatti un contestuale aumento dell’esposizione delle scelte di politica economica alle valutazioni dei «mercati»: come scriveva candidamente Lucrezia Reichlin sul Corriere della Sera in un profetico articolo del 2017, «più mercato» servirà ad allentare «la tensione tra i paesi dell’euro che hanno bisogno del consolidamento e/o di riforme, ma non vogliono essere obbligati a seguire politiche imposte dall’esterno e i paesi creditori che temono che se non si seguono strettamente le regole, i prestiti dell’Europa possano indurre all’azzardo morale. Rafforzando la disciplina di mercato la procedura di ristrutturazione richiederebbe meno disciplina di Bruxelles», ossia meno interventismo politico, meno accoutability: ci penserà direttamente il ricatto sugli interessi a disciplinare preventivamente i paesi debitori. «Ne consegue che questa via», prosegue Reichlin, «rafforza il consenso alle riforme necessarie», rendendo impossibile l’attribuzione di responsabilità a livello politico. Come si era lasciato sfuggire Oettinger: «i mercati insegneranno agli italiani» – ma evidentemente anche agli altri elettori europei – «a non votare per i partiti populisti».
Ciò significa che il problema dell’Unione europea non è soltanto politico – ossia non riguarda tanto le singole scelte politiche o le diverse maggioranze parlamentari – ma riguarda l’impianto istituzionale come tale: sono le istituzioni e i trattati stessi, infatti, a essere pensati per inscrivere l’azione e la scelta politica all’interno di una condizione quadro, definita dai «mercati» e così resa impermeabile alla decisione politica e democratica.
Il nazionalismo non è una malattia esogena
La riforma del Mes insomma, se viene propagandata «per far fronte alle eventuali instabilità finanziarie», mira soprattutto a forzare in maniera più efficace quelle «riforme» che permettono al capitalismo organizzato dei paesi creditori e alle rispettive élite nazionali di approfittare dei processi di privatizzazione e di austerity. Come ci insegnano gli ultimi trent’anni di politica europea, «fare le riforme» significa infatti dismissione del patrimonio pubblico, delle industrie strategiche, delle reti infrastrutturali, ma anche «flessibilizzazione» del mercato del lavoro e tagli alle pensioni: un ghiotto bottino per un capitalismo continentale asfittico e con basse prospettive di guadagno.
Abbiamo visto che la riforma porterà probabilmente anche a un incremento dei tassi di interesse sui debiti pubblici dei paesi «debitori», dandoli in pasto a quella speculazione finanziaria che, in paesi creditori come la Germania, rappresenta una delle maggiori entrate per i fondi pensione di un’aristocrazia operaia sempre più impoverita. Dopo la copertina del Bild, che raffigurava un Draghi-Dracula che succhia il sangue ai risparmiatori tedeschi con la sua politica di tassi bassi e di contenimento degli interessi sul debito, adesso anche il settimanale social-democratico Der Spiegel titola che ormai «risparmiare rende poveri» e che i «tassi negativi prosciugano il patrimonio dei tedeschi» (Der Spiegel 9/11/2019): dal punto di vista dei paesi creditori è del tutto auspicabile un aumento dei tassi di interesse e degli interessi sui titoli di stato.
Questo nuovo dispositivo porterà allora con sé anche un aumento della competizione tra lavoratori e risparmiatori nel continente, sempre nell’interesse dei mercati finanziari e dei grandi gruppi industriali: l’Europa è già spaccata tra creditori interessati a un innalzamento dei tassi e della profittabilità dei titoli statali, e debitori stritolati in una spirale infinita di austerità e deflazione. Questa riforma non farà che inasprire questa situazione, contribuendo così ad aizzare ulteriormente quell’orrendo e pericoloso nazionalismo che vediamo avanzare in Europa. Il rigurgito nazionalista a cui assistiamo non deve allora essere interpretato come una malattia esogena, ma piuttosto come il risultato di una strategia padronale di divide et impera che ha nelle istituzioni europee il proprio strumento elettivo: è la stessa «integrazione economica» che esse promuovono a dividere popoli e lavoratori. Per tornare a immaginare un contesto di solidarietà a livello europeo sarà allora necessario rompere questo sciagurato impianto istituzionale che mette i lavoratori europei gli uni contro gli altri, risegmentandoli secondo divisioni nazionali. Parlare di Stati uniti d’Europa, di Europa politica o addirittura di «patriottismo europeo» a partire da queste istituzioni è, quando non bieca ideologia, un pericoloso miraggio dal quale sarebbe necessario liberarsi il prima possibile: non per ricadere in un velleitario e pericoloso nazionalismo autocratico, ma per recuperare la capacità di costruire relazioni internazionalistiche, basate non sulla competizione reciproca ma sulla solidarietà tra lavoratori
Corvo
02/12/2019
Cecchini, ci risparmi i trattati post sul Mes chè non si arriva in fondo. Da politico anche lei ha intravvisto che il probabile fulcro della faccenda sta nel nostro debito pubblico e nel fatto che dall’esterno ci impongano di ridurlo, cosa che neanche Lega e FDI farebbero una volta al governo. E perché facendolo, non avrebbero più risorse per ripagare i loro elettori del voto ricevuto, non so tipo pensioni quota 100 o reddito di cittadinanza o altre elemosine. E quindi una reazione negativa nelle elezioni future nei Comuni e nelle Regioni appena conquistate nel 2020. Ma solo riducendo il debito ‘Italia può ritornare al suo ruolo di attore importante e nello scacchiere europeo che internazionale dove siamo dei questuanti sia con Cina, Usa e Russia. Con la voce grossa, ma questuanti.
Francesco Cecchini
02/12/2019
Walter Cadorin, non risparmio niente. Comunque so che analizzare il MES non è facile.
Corvo
03/12/2019
Visto che non risparmia niente, neanche una riga, scriva che la fonte dell’articolo è sinistraeuropea.
Francesco Cecchini
01/12/2019
Le Sardine “nuotano” a Milano, in una domenica piovosa e grigia. Migliaia di ombrelli, con lo slogan che ricalca quello delle manifestazioni che, in queste settimane, stanno riempiendo piazze da Nord a Sud: “Milano non si lega”. Sono 25mila le persone che si sono ritrovate dalle 17 alle 19, in piazza Duomo a Milano, per la manifestazione delle Sardine. Sul palco ha preso la parola anche Mattia Sartori uno dei fondatori del movimento, che ha precisato: “il nostro pensiero non è manipolato. Non c’è nessuno dietro di noi nonostante ogni giorno qualcuno cerchi di dividerci, ma noi in risposta saremo ancora di più nelle piazze”. Poi ha lanciato un messaggio alla politica: “si deve dialogare con la politica ma non con chi ha disintegrato il tessuto sociale per una manciata di voti. Basta strumentalizzare gli ultimi per una manciata di voti, basta fare politica sulla pelle dei più deboli”.
Bene Vinicio. Allora commento il SAC. Il SAC è un pescatore di sardine e non le pesca in mare, ma tenta di pescarle in un torrente vicino a casa suo, inoltre non usa la rete, ma una canna. Il commento è in armonia con quello che il SAC commenta sul movimento dell sardine.
Villorba è sede di iniziative culturali interessanti. Al Teatro del Pane un lavoro sulla senatrice Segre. Alla Barchessa di Villa Giovannina a Carità una mostra fotografica di Dorothea Lange. Molto più vivace di Ceneda del SAC.
LETTERA APERTA DI POTERE AL POPOLO ALLE SARDINE.
Dopo le dichiarazioni del fondatore delle sardine, Mattia, che si sente “ben rappresentato” dal centrosinistra emiliano a guida PD, a Modena il “portavoce” Jamal ha aperto il comizio di Bonaccini. Ironico il fatto che, contattato da una nostra candidata modenese a confrontarsi sulla lettera aperta che avevo inviato alle sardine (http://bit.ly/2OSr4kd), aveva risposto di no “perché avrebbe voluto dire schierarsi politicamente”.
Strana concezione quella dei rappresentanti delle sardine, che non vogliono schierarsi politicamente, ma si schierano con il PD. Mi sembra di capire che questo stia creando dei malumori fra quelle sardine che sono scese in piazza contro Salvini ma non per portare l’acqua al mulino del PD, quanto per esprimere il loro sdegno contro le politiche securitarie, anti-migranti, e antidemocratiche… Che sono le stesse politiche portate avanti dal PD con la legge Minniti-Orlando contro le persone in difficoltà abitative, con i pacchetti Minniti contro manifestanti, ONG e migranti (tutti in un unico pacchetto), con gli accordi con le milizie libiche per “fermare gli sbarchi” finanziando i lager dall’altra parte del Mediterraneo, con la repressione del movimento NO-TAV, fino a oggi a proporre direttamente alla Lega un accordo per una nuova legge elettorale maggioritaria!
A me interessa continuare a confrontarmi con queste persone che sono scese in piazza in queste settimane: la nostra proposta è nuotare nel mare aperto, tra chi subisce le disuguaglianze, viene sfruttato dalle false cooperative o viene sfrattato dalle case popolari. Tra chi lotta ogni giorno contro le ingiustizie e chi può cominciare a lottare ora.
Non schierarsi è spesso una maniera per schierarsi. Allora voi schieratevi! E non solo contro la Lega, ma anche contro chi vuol farvi abboccare al suo amo “democratico” ancora una volta, perché fanno schifo entrambi.
La nostra proposta è semplice: bene non legarsi, ma bisogna nuotare fuori dalla rete tesa dal PD!
Dopo le dichiarazioni del fondatore delle sardine, Mattia, che si sente “ben rappresentato” dal centrosinistra emiliano a guida PD, a Modena il “portavoce” Jamal ha aperto il comizio di Bonaccini. Ironico il fatto che, contattato da una nostra candidata modenese a confrontarsi sulla lettera aperta che avevo inviato alle sardine (http://bit.ly/2OSr4kd), aveva risposto di no “perché avrebbe voluto dire schierarsi politicamente”.
Strana concezione quella dei rappresentanti delle sardine, che non vogliono schierarsi politicamente, ma si schierano con il PD. Mi sembra di capire che questo stia creando dei malumori fra quelle sardine che sono scese in piazza contro Salvini ma non per portare l’acqua al mulino del PD, quanto per esprimere il loro sdegno contro le politiche securitarie, anti-migranti, e antidemocratiche… Che sono le stesse politiche portate avanti dal PD con la legge Minniti-Orlando contro le persone in difficoltà abitative, con i pacchetti Minniti contro manifestanti, ONG e migranti (tutti in un unico pacchetto), con gli accordi con le milizie libiche per “fermare gli sbarchi” finanziando i lager dall’altra parte del Mediterraneo, con la repressione del movimento NO-TAV, fino a oggi a proporre direttamente alla Lega un accordo per una nuova legge elettorale maggioritaria!
A me interessa continuare a confrontarmi con queste persone che sono scese in piazza in queste settimane: la nostra proposta è nuotare nel mare aperto, tra chi subisce le disuguaglianze, viene sfruttato dalle false cooperative o viene sfrattato dalle case popolari. Tra chi lotta ogni giorno contro le ingiustizie e chi può cominciare a lottare ora.
Non schierarsi è spesso una maniera per schierarsi. Allora voi schieratevi! E non solo contro la Lega, ma anche contro chi vuol farvi abboccare al suo amo “democratico” ancora una volta, perché fanno schifo entrambi.
La nostra proposta è semplice: bene non legarsi, ma bisogna nuotare fuori dalla rete tesa dal PD!
Vale quanto ho già detto a Corvo relativamente alla “rete” che il PD tesse da decenni per accaparrarsi consensi. Aggiungo una cosa che non molti hanno osservato, nemmeno grandi commentatori politici nazionali: nelle manifestazioni dei Gillet gialli, esecrabili quando scadevano nella violenza, finalmente non ho visto una bandiera del comunismo, un’effige del Che, una falce e martello e così via. Sono spariti i simboli della liturgia marxista e finalmente!!! Liberiamoci dagli schemi, dagli uomini in divisa come Castro e Stalin, idolatrati per decenni dalla sinistra e liberiamo il nostro pensiero!!!
Ma insomma quanti erano presenti a Treviso con le “sardine”, 4/5/6 mila come riportato da diversi giornali ? Dicono che a Bologna le “sardine” apartitiche si siano divise. Motivo: concesso il palco al candidato PD per uno spot elettorale. Che poi lo stesso candidato PD ha offerto, sempre alle “sardine” striscioni propagandistici per il loro movimento. Non solo. Il PD sembra abbia offerto posti in lista a giovani apartitici -forse con la dicitura a fianco ” indipendenti”. E il suo blog, caro Vinicio, è pieno di sacchi, ma di iuta o carta ?
Da quello che mi descrive, caro Corvo, mi sembra che il PD non abbia perso la vecchia abitudine che era del PCI di fagocitare e metabolizzare tutto ciò che poteva arrecare qualche vantaggio alla propria causa. Fin dagli anni Settanta (prima non ricordo perchè ero troppo piccolo per occuparmi di queste cose) perfino un taglio di capelli o il modo di vestire anticonformista era preda del PCI che se ne appropriava e lo sfoggiava come “di sinistra”. Non fa meraviglia dunque che un movimento come quello delle “sardine” (che poi è da valutare se sia realmente spontaneo o creato ad arte) sia stato subito strumentalizzato dal PD.
Oggi a Villorba al Teatro del Pane, ore 18, un’opera sulla vicenda di Liliana Segre. Parteciperà anche Michele Bastanzetti del SAC, la cui proposta di cittadinanza onoraria alla senatrice a Vittorio Veneto non è stata presa in considerzione?
Sa che io ho proposto il mio spettacolo satirico teatrale e musicale al teatro del Pane e non mi hanno minimamente preso in considerazione. Preferiscono dare spazio a certo tipo di manifestazioni “politicamente impegnate” e in perfetta linea con il loro PROTOCOLLO. W il pluralismo allora!!!
Proprio ‘sto rinnovamento non viene. Meglio rifugiarsi nel passato, la storia. Intanto però gli altri vanno avanti e noi sempre lì ad inseguire e dicci su. Come nel Mes. Però riscopriamo l?IRI carrozzone di un tempo dove si sono accomodati partiti, sindacati amici e parenti per arrivare ai risultati di oggi dell’Ilva, dopo Bagnoli, e Altalia, gran mangiatori di risorse pubbliche.
Ci si rifugia nella storia culturale ma intanto gli altri europei vanno e guardano avanti nella nostra assenza. E poi leggi: Diplomate nelle università italiane, gli ospedali tedeschi le assumono con allettanti offerte
C’è lo scippo delle ostetriche italiane
I tedeschi sono venuti a contattare a Parma le neo-diplomate in ostetricia e hanno offerto un posto di lavoro a tempo indeterminato nei loro ospedali pubblici, un primo stipendio di 3mila euro al mese, alloggio, un corso gratuito in due fasi di lingua tedesca. Riflettere.
MOSTRA FOTOGRAFICA SU DOROTHEA LANGE.
Alla Barchessa di Villa Giovannina, a Carità di Villorba dal 30 novembre al 12 gennaio 2019, si svolgerà la mostra “Storie a Scatti.Dorothea Lange, American Exodus”, un progetto espositivo ideato da Reinhard Schultz della Galerie Bilderwelt di Berlino in collaborazione con l’associazione culturale Mandr.agor.art di Maria Francesca Frosi e con il Comune di Villorba, grazie all’impegno del sindaco Marco Serena ed , assessore alla cultura-Eleonora Rosso. La mostra viene considerata la continuazione di quella di Tina Modotti, fotografa e rivoluzionaria, sempre tenuta un anno fa alla Bachessa di Villa Giovannina. Tina Modotti ritornando dal Messico a San Francisco in tempi brevi e diversi tra il 1925 e il 1926 incontrò e fece amicizia con Dorothea Lange. Sembra che Dorothea consigliò a Tina l’acquisto della macchina fotografica Graflex, che divenne l’ occhio spietato di Tina sul Messico fine anni 20. Dorothea fotografò con una Graflex 4×5, innanzitutto, la miseria e la sofferenza negli Stati Uniti. Per questo, considerata come la madre della fotografia sociale americana, Dorothea Lange è importante nella storia della fotografia e la mostra a Carità di Villorba (Treviso) è un’ ottima iniziativa culturale per conoscerla.
Affermi che il SAC sarà pure un pesce che nuota nel torrente Meschio, o nuotava perché ora è un SAC anzianot, ma non viene invitato dalle sardine e cala la scure inesorabile del comico-censore Vinicio Corrent. Forse comico-censore pensa a una campagna del WWF a protezione dell’unico SAC in giro. GIU’ LE MANI DAL SAC!!!
La ringrazio Corrent per l’ impegno che profonde nel tentare di insegnare un minimo di educazione a ‘sto Cecchini. Mi spiace solo che ciò le costi del tempo che potrebbe dedicare a preparare il prossimo sketch, magari sulle sardine venete (sarde en saòr) e il Paia.
MANIFESTI ANTI-IMMIGRAZIONI CON IMMAGINE DI LAURA BOLDRINI A VITTORIO VENETO.
Non solo a Vittorio Veneto. A Mantova, i cartelloni sono apparsi da nord a sud: da Udine a Termoli, passando per Trieste, Brescia, la provincia di Bologna e altre città o cittadine disseminate in tutt’Italia.
Attacco a Laura Boldrini: manifesti anti-immigrazione con il suo volto
La scritta «Pensa come vuoi, ma pensa come noi» sotto il viso dell’ex presidente della Camera. I cartelli sono apparsi in numerose città. Nessuna rivendicazione. A Mantova indagati tre giovani di 29, 24 e 23 anni
di Giovanni Bernardi
Attacco a Laura Boldrini: manifesti anti-immigrazione con il suo volto I cartelli apparsi in numerose città nella notte tra mercoledì e giovedì
shadow
Sorpresi a Mantova mentre affiggevano una lunga serie di manifesti anti-immigrazione su cui campeggia un primissimo piano dell’ex presidente della Camera Laura Boldrini. Manifesti in tutto simili a quelli comparsi nella notte tra mercoledì e giovedì in molte città. A Mantova sono stati denunciati tre giovani. movimento o partito politico. Sebbene sia evidente la provenienza dagli ambienti di destra, sui manifesti non compare alcuna sigla, non è chiaro quale sia la regia dietro all’iniziativa.
Al centro dei numerosi manifesti, su uno sfondo bianco, campeggia un primissimo piano dell’ex presidente della Camera Boldrini. Subito sotto, in stampatello e di colore nero, lo slogan: «Pensa come vuoi, ma pensa come noi». Ancora più sotto la frase: «Gli immigrati ci offrono uno stile di vita che presto sarà molto diffuso tra tutti noi». A chiudere, il simbolo di un occhio e la misteriosa dicitura «Ministero della verità».
Sul manifesto viene riportata anche la specificazione «stampato in proprio». A Mantova nella notte sono stati affissi numerosi manifesti, tra gli altri anche sui piloni della tangenziale sotto viale Della Favorita, non lontano dalla discoteca Mascara, e in via Solferino, vicino all’ex Casa del Fascio destinata a diventare studentato universitario.
I tre giovani denunciati a Mantova sono stati sorpresi proprio mentre stavano affiggendo i manifesti sotto la tangenziale, in viale Della Favorita. Tutti residenti in città, si tratta di un 29enne con precedenti per reati (non particolarmente gravi) contro la persona, un 23enne e un 24enne invece incensurati. Tutti e tre, nel momento in cui sono stati intercettati dai carabinieri del Radiomobile di Mantova, non si sono professati appartenenti ad alcun partito o movimento, ma sarebbero comunque riconducibili ad ambienti di destra. Oltre a procedere con la denuncia, i militari hanno anche sequestrato i manifesti che i tre avevano con sé.
Oltre che a Mantova, i cartelloni sono apparsi da nord a sud: da Udine a Termoli, passando per Trieste, Brescia, la provincia di Bologna e altre città o cittadine disseminate in tutt’Italia. Nel frattempo arriva anche la presa di posizione di Potere al Popolo, per bocca dell’esponente mantovano del coordinamento nazionale Marco Rossi: «Probabilmente è l’ennesima carnevalata di alcuni gruppuscoli per farsi notare. C’è chi ha tempo da perdere in queste iniziative, mentre ogni giorno ci sono italiani e stranieri che vengono sfruttati e che perdono il lavoro a causa di imprenditori senza scrupoli. Noi combattiamo fianco a fianco di chi manda avanti questo Paese, mentre loro fomentano la guerra tra poveri per dividerli e trarne vantaggio elettorale».
PERSONAMENTE SONO PIU’ PREOCCUPATO PER IL MES CHE PER IL SAC, CHE NON CONTA UN SAC.
CHE COS’E’ IL MES.
La crisi finanziaria del 2008 ebbe tra i suoi effetti, una accentuazione del ruolo della governance economica nella Unione Europea a scapito della già debole governance politica.
Già nel 2010, sull’onda della crisi del debito greco, attraverso l’ECOFIN, il Consiglio Economia e Finanza responsabile della politica dell’UE, aveva ideato due strumenti di assistenza temporanea per quegli Stati che si fossero trovati in condizioni finanziarie critiche: il Meccanismo europeo di Stabilizzazione Finanziaria (EFSM) e il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria (EFSF).
L’anno successivo, nel luglio del 2011, gli Stati membri europei concordarono di trasformare quegli strumenti di assistenza temporanea in uno strumento permanente, e istituirono il MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità.
Sarà bene ricordare che il Ministro dell’Economia e Finanze che trattò per l’Italia la partita per l’istituzione del MES, fu Giulio Tremonti con al seguito i suoi sottosegretari della Lega.
Furono dunque la Lega e il PDL a stabilire i contenuti e le modalità operative del MES, scrivendo un Trattato depauperante e liberticida.
Nel febbraio del 2012 il MES diventò legge dello Stato anche se la composizione della maggioranza parlamentare nel frattempo era mutata perché Berlusconi era stato sostituito da Monti.
La volata all’approvazione del MES, così come congegnato sin dall’origine, la tirò il PD.
Conoscere il funzionamento del MES diventa necessario per capire in quale nodo scorsoio abbiamo infilato il collo della nostra sovranità.
Se uno Stato membro ha una situazione di insolvenza o di illiquidità, e ha la necessità di attingere ad un programma di aiuti, il MES può decidere di erogare un finanziamento ma le condizioni poste incastrano lo Stato ricevente su due fronti, da un lato lo immiseriscono limitando le politiche interne, e dall’altro lo espongono alle bordate speculative esterne che vengono artatamente scatenate per indurre gli Stati a sottostare alle indicazioni ricevute.
Il MES fu ideato sulla considerazione che le correlazioni tra le economie dei singoli Stati erano talmente interconnesse che l’instabilità di uno Stato avrebbe potuto compromettere la stabilità di tutta l’area.
Per essere certi che agli Stati candidati a ricevere gli aiuti non fosse concesso di eludere le condizioni di restituzione, fu elaborato, subito dopo il MES, il Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance dell’Unione Economica e Monetaria, meglio noto come il Fiscal Compact.
L’Italia è tra i Paesi che hanno approvato il Fiscal Compact e che si sono impegnati al rispetto di cinque parametri economici ritenuti essenziali: l’obbligo del perseguimento del pareggio di bilancio; l’obbligo di non superamento della soglia di deficit strutturale superiore allo 0,5% del PIL (e superiore all’1% per i paesi con debito pubblico inferiore al 60% del PIL); la significativa riduzione del rapporto fra debito pubblico e PIL, pari ogni anno a un ventesimo della parte eccedente il 60% del PIL; l’impegno a coordinare i piani di emissione del debito col Consiglio dell’Unione e con la Commissione europea
L’Italia è andata anche oltre le indicazioni del Fiscal Compact perché le ha finanche costituzionalizzate, modificando l’art.81 della Costituzione e facendo diventare il pareggio di bilancio un cardine costituzionale.
L’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione, in effetti, ha avuto quale effetto distruttivo, la costituzionalizzazione della perdita della sovranità finanziaria dello Stato italiano, da non confondere con la sovranità monetaria che era già stata ceduta con l’introduzione dell’euro.
La sovranità monetaria consiste nella facoltà che ha uno Stato di emettere o stampare moneta in linea con la propria politica monetaria.
La sovranità finanziaria si concretizza, invece, nella facoltà che ha lo Stato di riconoscere i propri debiti ma soprattutto di stabilire quali debbano essere le forme di pagamento e l’eventuale loro estinzione.
L’Italia non ha più né l’una nè l’altra, ma si arrabatta lasciando intendere di portare avanti una difesa degli interessi nazionali di facciata, mentre nel contempo svende e privatizza fino all’inverosimile.
Nonostante l’approvazione dei Trattati istitutivi del MES e del Fiscal Compact, la Germania ha un problema ingestibile con la Deutsche Bank e ha bisogno di un salvataggio a spese dei titoli di Stato di tutta l’area euro, dunque anche svalutando attraverso il MES i titoli italiani.
In definitiva, quello che è stato già fatto con la Germania dell’Est, ora deve essere replicato con tutti gli Stati membri dell’Unione e soprattutto con l’Italia.
E così la Germania ha fatto pressioni per modificare il MES in senso ancora più restrittivo sapendo di poter contare, in Italia, su forze governative come la Lega, il PD e il M5S che dalla distruzione del sistema democratico italiano hanno dimostrato di avere tutto da guadagnare.
Nel giugno del 2019 i due vice-premier Salvini e Di Maio (definizione comunque inesistente nella nostra organizzazione statuale che, al più, riconosce i Vice Presidenti del Consiglio), incaricarono il Presidente del Consiglio (che nei fatti era il loro Amministratore di sostegno) di contribuire ad elaborare, con un proprio contributo, una proposta di modifica del MES la cui approvazione definitiva sarebbe stata comunque demandata al Parlamento entro il dicembre 2019.
La riforma del MES non è dettata da una crisi dei bilanci pubblici, quanto piuttosto da una crisi dei bilanci bancari e primo fra tutti proprio quello della Deutsche Bank che non sa come allocare una quantità di ‘derivati’ provenienti da Londra a seguito della Brexit, e ha bisogno di adottare un meccanismo usuraio verso gli altri Stati.
Il MES può contare, in via teorica, su un fondo da 700 miliardi di euro, e da quando è stato istituito ha già erogato complessivamente, 254 miliardi all’Irlanda, alla Spagna, al Portogallo, a Cipro e tre volte alla Grecia.
L’Italia ha sottoscritto il proprio impegno alla costituzione del fondo con 125,4 miliardi; questa cifra è stata stabilita quando al Governo c’era Berlusconi con la Lega, ed è stata confermata dal PD successivamente in sede parlamentare.
La Germania ha valutato, d’intesa con la Francia, che nonostante l’istituzione del MES che aveva vincolato gli Stati fin dal 2012, nessuno ha ristrutturato il proprio debito come si auspicava, e allora occorre procedere con una operazione di forza che indebolisca irreversibilmente gli Stati in difficoltà, con una privatizzazione ancora più selvaggia di quanto sia stato fatto finora.
Così hanno proposto di modificare i meccanismi di stabilità economica mettendo sotto ricatto gli Stati che hanno ancora una residua capacità economica, come l’Italia, contro cui è facile agire per via di una classe politica complessivamente cialtrona, pur nelle diverse specificità.
Lega e M5S erano al Governo quando è stata proposta la riforma del MES con un accordo di massima, e leggendo le sbruffonate di questi giorni, le conclusioni a trarsi sono ovvie: o non avevano capito allora ed è inaccettabile che si governi senza comprendere, o sono in malafede ora, terzium non datur.
Il PD è il partito che ha da sempre l’obiettivo di trasformare l’Italia nella culla della privatizzazione e il MES riformato è la realizzazione dei loro sogni perversi.
Se già la Commissione Europea aveva un deficit democratico essendo una istituzione non elettiva e che non rispondeva nemmeno al Parlamento Europeo, ora parte del potere della Commissione passa al board del MES, che sarà determinato a decisioni più tecniche che politiche, e sarà sordo alle istanze che potranno derivare dai singoli Stati.
Il MES che ci stanno regalando Lega, PD e M5S consegnerà il potere ad una élite finanziaria che soffrirà nei confronti delle politiche sociali e delle tutele individuali e collettive, lo stesso fastidio che provoca il ronzio delle zanzare d’estate.
Se ti azzardi a dire che il SAC ha imparato l’inglese non a Oxford, ma alle scuole medie di Ceneda, Vinicio Corrent inesorabile ti censura. La censura di Vinicio Corrent sta diventando una censura comica,
Si moltiplicano in queste ore le piazze delle cosiddette “sardine” in chiave antilega, contro la politica della paura, dell’odio, dei muri. Un movimento fluido e molecolare convocato tramite social network. Nessun vestito o distintivo politico, siamo apartitici tengono a precisare i promotori. Un entusiastico editoriale del quotidiano il Manifesto parla delle “sardine” nei termini di “contagiosi anticorpi contro le destre”. Ieri eravamo in presenza dei girotondi, del popolo viola contro Berlusconi oggi fanno la loro comparsa “inarrestabili banchi di sardine…contro l’odiatore seriale a capo della Lega”.
Ben venga tutto ciò che è sussulto democratico, mobilitazione antifascista, moto di opinione ispirato ai valori della Carta Costituzionale. Moto che, nell’immediato, può produrre qualche incoraggiamento politico, qualche spostamento elettorale, il che è già qualcosa, ma nulla di più. La questione dirimente è un’altra. Riguarda lo scontento sociale gigantesco che c’è in questo momento nel Paese. Oltre un certo limite – limite che è stato abbondantemente superato in Italia – le disuguaglianze sociali, la disoccupazione, la precarietà lavorativa, il peggioramento delle condizioni di vivibilità sono all’origine del crollo della credibilità della politica, delle istituzioni, sono all’origine di tutte le patologie sociali.
Il populismo di destra è una patologia sociale che può essere contrastata solo in presenza di risposte positive in tema di diritti sociali, lavoro, redditi, pensioni, sanità, di lotta alle ruberie e alle disuguaglianze sociali venute avanti in anni di sciagurate politiche neoliberiste impersonate dalle forze di centrodestra e centrosinistra. In assenza di un’azione di contrasto a politiche ingiuste che hanno messo in stato d’accusa il sistema precedente e le forze che lo costituivano, il populismo di destra rimane in tutto e per tutto un possibile esito della crisi in atto. Dunque, bene che si manifestino movimenti critici di cittadini ma più che mai rimane urgente, indilazionabile la necessità di una ribellione al furto di diritti, di reddito, di dignità operato dal liberismo, la necessità di affrontare il tema della costruzione di una politica alternativa. Da affrontare avendo riguardo per le molteplici forme di impegno politico, sociale e culturale di tutti coloro che oltre a riconoscersi nei valori della Costituzione antifascista si battono, non da oggi, per chiederne la pratica applicazione.
Visto che questo blog, introdotto da sapidi sketch, pare diventato (esperimento interessante) una specie di SPEAKERS’ CORNER fatemi ricordare che oggi è il 75° anniversario dell’ eccidio del forte Tortagna-colle del Melogno in cui 17 giovanissimi Alpini vennero brutalmente trucidati a sangue freddo dai partigiani della brigata garibaldina. Due di quelli Alpini, tra i quali la Medaglia d’Oro V.M. Mario Da Re erano di Vittorio Vento, gli altri quasi tutti della Marca. Nonostante le sollecitazioni del SAC protocollate a mia firma né il Sindaco né l’ ANA di Vittorio hanno ritenuto di ricordare questa terribile e molto istruttiva pagina di storia. Grazie Corrent per lo spazio che dai a chi crede che la libertà d’opinione sia un valore
Assolutamente doveroso da parte mia dare spazio a chi come lei ricorda queste atrocità che non hanno colore politico e che DEVONO servire da monito affinché non accadano più in futuro.
Non c’è dubbio che mentre il Bastanzetti del SAC non viene preso in considerazione da nessuno a Vittorio Veneto vi sia del feeling tra il SAC e Corrent. Che Corrent pensi a un possibile video comico con protagonista il Bastanzetti del SAC? Lo aveva promesso tempo fa e temi sono molti.
Nessun feeling, ma rispetto da parte mia di chi fa interventi sensati e non sconsiderati attacchi personali. Caro Cecchini non ti ho mai censurato quando anche tu ti esprimi nel rispetto di tutti.
Francesco Cecchini
27/11/2019
Se esprimo opinioni su chi è in realtà il Bastanzetti del SAC vengo cenurato, ma le censure o tue o di altri non mi intimidiscono. Le mie opinioni su quel SAC del Bastanzetti del SAC sono basate sulla sua biografia. Comunque a quando il video promesso con il Bastanzetti del SAC protgonista?
Francesco Cecchini
27/11/2019
Anche l’ANA di Vittorio Veneto prende il considerazione l’alpino Bastanzetti del SAC. Chi prende in considerazione Bastanzetti del SAC, oltre comico Corrent e direttrice Da Ros?
Io son tra gli Alpini che non dimenticano i fratelli che hanno onorato la nostra divisa con dignità onore e disciplina. Tra essi la Medaglia Oro VM Mario Da Re, mio concittadino.
Vinicio Corrent
27/11/2019
Gli Alpini rappresentano una componente importantissima di questo paese per la dedizione, l’abnegazione e il coraggio con cui l’hanno sempre servito.
Francesco Cecchini
27/11/2019
Nessuna ossessione, Vinicio. Commento, per alcune ragioni, in alcuni spazi quel Bastanzetti del SAC, contribuendo a far conoscere chi è, ma scrivo e mi dedico a molto altro. Per esempio in contatto con la senatrice Tatjana RoJav ho ripreso a scrivere sulla riabilitazione dei fucilati durante la Grande Guerra.
Vinicio Corrent
27/11/2019
Ottima iniziativa, Le faccio i miei complimenti sinceri!!!
Corvo
27/11/2019
Brasile, arrestati quattro attivisti ong antincendio: appiccavano loro i roghi
Dovevano combattere gli incendi, ma appiccavano roghi per ricevere finanziamenti internazionali. La sinistra brasiliana: “Una montatura”. Federico Giuliani euronews
– informati dall’Economist: negli ultimi venticinque anni in Europa le foreste sono cresciute per un’estensione pari a quella del Portogallo
-da ricordare che parlano di un inceneritore a Vittorio ma nessuno lo vuole. Bruciare per ricavare energia per i cittadini all’estero si ma in Italia che vadano in un altro comune a bruciare i rifiuti della propria città WW la solidarietà ed economia circolare
Mi piace quel speaker corner. Però dopo 5 anni almeno che solleva gli stessi problemi , scrive a tanti e inascoltato mi permetta chiamarla Repeater arguments by election
ULTIMISSIME: Biella, Medaglia Oro per la Resistenza con sindaco leghista ci ripensa e dopo che lo stesso sindaco si è dato del cretino per averla rifiutata in un primo tempo, ha ora deciso di conferire la citt. onoraria alla Segre. SVEGLIA VITTORIO!!!
Cari Vinicio, Cecchini, Bastanzetti, per salvare l’Italia non serve la cittadinanza alla Segre.
“Per salvare l’Italia serve unità nazionale ma non ne siete capaci
Il Paese sta crollando. Eppure nessuno ha la voglia, la forza morale e il coraggio di sporcarsi le mani e raccogliere l’appello che arriva dalle Sardine mettendo da parte i miserabili affari di partito.
Peppino Caldarola 26.11. 2019”
Le Sardine insegnano. QUESTI DICONO COSE DA PAZZI. NON ALIMENTANO PAURA E ODIO…”
Cantano l’inno di Mameli. Scuotono UNA CLASSE DIRIGENTE ALLA DERIVA, ma anche certi commentatori legati al passato senza considerare i problemi del presente e senza visioni per il futuro.
Caro Cadorin, scusa, ma non sono tanto coglione da credere che un cambio polico-sociale in Italia dipenda da dare la cittadinanza onoraria alla sentrice. Non fare confusione, altrimenti non riesci a leggere la realtà.
Lei ha interpretato male. Io ho solo detto che le battaglie su cui impegnarsi, per persone come lei, oggi sono altre.E legga il mio post dove riporto alcune dichiarazioni della Segre
Lei non si ricorda quello che ha scritto.
Cari Vinicio, Cecchini, Bastanzetti, per salvare l’Italia non serve la cittadinanza alla Segre.
Leggo e ascolto quello che dice la senatrice Segre.
Michele Bastanzetti
26/11/2019
Un’ altra stranezza, Corrent, e questo va a suo merito, è che un argomento così tosto come il caso Segre a Vittorio Veneto, abbia trovato uno spiraglio di confronto solo nel suo blog (apparentemente umoristico) mentre la società civile ed i circoli politici locali non fiatano. Paiono come cloroformizzati.
Michele Bastanzetti del SAC probabilmente passa molto tempo nella collina Monte Altare a dare la caccia al cobra africano e non sa quello che viene discusso nei circoli politici di Vittorio Veneto, dove d’altra parte non viene invitato.
Una volta di più aveva ragione Dario Fo quando diceva che il giullare fa paura al re perché lo mette nudo. Nella storia i re hanno sempre cercato di controllare la cultura: Augusto chiamò alla sua corte i più famosi poeti, scrittori e storici; Federico II creò la Scuola Siciliana bandendo i giullari dal suo regno e i veneziani crearono l’università a Padova, per tenere lontane dalla città le eventuali minacce destabilizzanti che potevano nascere tra gli studenti. A buon intenditor…
Felicissimo di ospitare nel mio blog una discussione riguardante la Sig. Segre auspicando che serva a non dimenticare mai le atrocità che sono state fatte dal nazismo!!!
È singolare che Vittorio Veneto, una della città simbolo della Resistenza e della storia dell’Italia unita, non solo non abbia revocato la cittadinanza onoraria a B. Mussolini ma neppure voglia attribuirla alla sen. Segre (proposta SAC). Di più, la giunta di centrosinistra ha pure accolto in città senza particolari resistenze la sede provinciale di casa Pound. Boh… dove è finita la sinistra vittoriese?
“CREDO CHE LILIANA SEGRE NE ABBIA PIENE LE SCATOLE DI ESSERE TIRATA PER LA GIACCHETTA” – VITTORIO FELTRI: “TROVO RIDICOLO E ASSURDO CHE SI SIA SCATENATA LA CORSA A CONFERIRE LA CITTADINANZA ONORARIA ALLA SENATRICE DA PARTE DI VARI COMUNI. UNA SORTA DI COMPETIZIONE INSENSATA TESA A GARANTIRE PUBBLICITÀ A GENTE CHE NON MIRA AD ALTRO CHE A FARSI BELLA. CHE VOLETE CHE IMPORTI ALLA SEGRE?”
Da quanti anni la Segre è in vita e in parlamento ? Perchè solo adesso la si innalza sull’altare, se ne fa una bandiera? Bene fa il Sindaco Miatto a non partecipare a questa pancianata che serve solo a creare confusione patetica.
Non sono per nulla d’accordo con Feltri. Anche se tale tipo di riconoscimento è arrivato tardi è sempre ben accetto. A noi non deve nemmeno importare il modo e il perché sia avvenuto. L’importante è che ci sia stato. Ricordo che anche il libro “Se questo é un uomo” di Levi non trovò all’inizio quel riconoscimento che, sacrosanto,gli arrivò più tardi.
Vinicio sono pienamente d’accordo con te. La senatrice Liliana Segre sta accettando tutte le cittadinanze onorarie che le vengono assegnate. Per quanto riguarda il sindaco Miatto , credo, che la questione sia ancora aperta e che sia solamente non stata presa in considerazione una proposta. La condanna delle frasi d’odio a Salvini e alla Meloni sia in armonia con la sua persona e il suo ruolo.
Corvo
26/11/2019
Vinicio, forse lei non tiene conto che la Segre oggi è strumentalizzata dalla politica e usata contro Salvini, Rilegga o legga il mio primo post dove anche la Segre si ribella al fatto di averla fatta una bandiera divisiva. Lei, lo ha detto, è contro l’odio, è per unire e non per dividere. Finiamola con questo antifascismo prima maniera che serve solo, oggi, a far diventare belli una sinistra senza programmi.
Abbiamo già votato per no al fascismo e oggi dobbiamo farlo per altri motivi, dobbiamo fare altre scelte, vale a dire rimettere in moto l’Italia, investire, contro la decrescita felice.
Impegniamoci sui problemi concreti della vita di oggi, non creiamo distinzioni storiche inesistenti . Che poi ci siano delle minoranze che ricordano con nostalgia il passato, sta a noi, alle nostre scelte non portare ad ingrossare quelle file.
Corvo
26/11/2019
Cecchini non è che i Comuni di sinistra seguono il PD in questa iniziativa che nasconde altro, e quelli di destra e Lega li seguono perchè non si dica che loro sono fascisti ?
E una volta raccolte tutte le cittadinanze l’Italia di oggi, per il Governo e l’opposizione cosa cambia ? Faranno le riforme, salveranno i risparmi degli italiani, investiranno in opere pubbliche, risolveranno i problemi ILVA e Alitalia ? Cambieranno quota 100, pensioni, e il reddito di cittadinanza nelle forme attuali che non hanno dato i risultati previsti, fatti per prendere voti ? Tanto per dire.
Chiacchere per distogliere gli italiani
Francesco Cecchini
26/11/2019
Cadorin la cittadinanza onoraria alla enatrice non viene data solo da comuni amministrati dal PD, ma anche dalla Lega. La realtà poi non va confusa; una cosa è riconoscere alla senatrice Segre l’onore per quello che rapresenta altro sono i problemi reali. Gli italiani non si fanno distrarre, vedi la manifestazione domenica sera contro il Mose o l’attenzione e mobilitazione sull’ex Ilva, etc.,etc..
Corvo
26/11/2019
Bastanzetti, lasci perdere la strumentalizzazione della Segre alla quale si è opposta come da mio post qui nel blog aggiungendo che è contro l’odio e gli attacchi a Salvini e Meloni.
Ieri la Chiesa metteva fuori le porte Il PCI e il materialismo storico, oggi crea distinzioni fra i cattolici fascisti e antifascisti che non hanno scritto in fronte l’appartenenza a uno dei due fronti. Ecco allora Don Massimo Biancalani, il prete che canta Bella ciao: “Accolgo un fascista in chiesa a una condizione”
Don Massimo Biancalani, il prete che canta Bella Ciao con i fedeli nella sua parrocchia, a Vicofaro, in provincia di Pistoia, è stato ospite di Serena Bortone ad Agorà, su Rai tre: “Accolgo un fascista in chiesa soltanto se fa un percorso di redenzione, con ideali di pace, giustizia e libertà”. Ma la Chiesa non è per la accoglienza “dei peccatori” ? I cattolici che non votano sinistra devono farsi una chisetta per conto loro?
Capisco lo smarrimento aggiuntivo del Cecchini. Se la sinistra vittoriese – che non condivide la cittadinanza onoraria alla Segre (copyright SAC) – non sa più incarnare i valori dell’ antifascismo vuol dire che ormai è persa. Dispiace.
Grazie per aver sollevato la questione, così imbarazzante per la sinistra vittoriese. Han strepitato come zitelle acide per l’ apertura in città di una innocua sezione Pound e non dicono una parola sul diniego della Lega a concedere (copyright SAC) la cittadinanza onoraria all Segre. Che,se non altro, servirebbe a bilanciare quella concessa dai vittoriesi a Mussolini.
Il Bastanzetti del SAC ha difficoltà a capire. Lega, PD, etc.,etc., non si oppongono tanto ad una cittadinanza onoraria alla senatrice Segre, ma non prendono in considerazione le proposte del Bastanzetti del SAC, qualsiasi siano. Il Bastanzetti del SAC per molte ragioni non viene preso in condiderazione, oramai conta un SAC.
Evidentemente, Cecchini, PD-sinistra tutta – Anpi- Isrev di Vittorio che non hanno sostenuto la mia proposta di cittadinanza onoraria alla Segre, tengono la senatrice sopravvissuta ad Auschwitz ed il sottoscritto nelle identica considerazione del sottoscritto (ci ignorano). Mi fa piacere essere in buona compagnia.
E complimenti a lei per il linguaggio che usa, dimostrante ancora una volta le scuole e la vita che ha fatto…
Il Bastanzetti DEl SAC è anzianot e ha le idee confuse. La senatrice Segre sta ottenendo la cittadinanza onoraria in molte città anche amministrate dalla Lega. A Vittorio Veneto la Lega non ha preso in considerazione la proposta del Bastanzetti del SAC e PD, sinistra tutta, ANPI, ISREV non l’ ha appoggiata. Le ragioni possono essere condotte al fatto che il Bastanzetti del SAC per la sua storia ora non conta un SAC. Comunque fa bene il comico Vinicio Corrent a proteggerlo, è il solo SAC in giro è può essere protagonista di video comici. La biografia del SAC offre molti spunti.
La Lega a Treviso ha dato la cittadinanza onoraria alla senatrice Segre. Vittorio Veneto PD, la Sinistra in genere, l’ ANPI e l’ISREV non fanno orecchie da mercante, ma non prendono in considerazione il Bastanzetti del SAC che ora parla con il nos maiestatis a nome di cittadini, mentre è noto a tutti che il SAC è solo quel SAC del Bastanzetti del SAC. Tempo fa l’ANPI ha promosso un’azione per togliere la cittadinaza onoraria a Benito Mussolini, ma sembra che quel SAC del Bastanzetti del SAC non abbia aderito.
MICHELE BASTANZETTI DEL SAC E LA CITTADINANZA ONORARIA A VITTORIO VENETO ALLA SENATRICE SEGRE
In molte città viene data l’onorificenza onoraria alla senatrice Segre. Ultimamente Genova l’ha concessa.
Non Vittorio Veneto, ma l’appello a concederla è stato fatto giorni fa da Michele Bastanzetti del SAC e si sa che in genere il Michele Bastanzetti del SAC non viene preso in considerazione. Vedremo.
Ma perché fare a gara oggi fra i Comuni per cittadinanza alla Segre, cosa si vuol dimostrare ?
Liliana Segre, lezione agli antifascisti della domenica: “Cosa penso di Matteo Salvini”.. Liliana Segre in un’ intervista sabato c.m. al Corriere della Sera in cui la senatrice prende le distanze da chiunque provi a strumentalizzarla per demonizzare l’ avversario politico Salvini o per imporre l’ egemonia del pensiero unico… «Colgo l’ occasione per esprimere ( a Salvini e Meloni) loro solidarietà. , avverte la senatrice. «Sarò un’ illusa, ma continuo ad auspicare che tutti si uniscano in un impegno bipartisan per prevenire le epidemie dell’ odio. Io ho sperimentato i danni che possono produrre».
Liliana Segre sta accettando le cittadinanze onorarie.
Francesco Cecchini
25/11/2019
Per alcune ragioni il Michele Bastanzetti del SAC non viene preso in considerazione. Per esempio si rivolge all’ANPI che non dimentica che il Michele Bastanzetti del SAC tempo fa voleva abolire il 25 aprile.
Qui c’è poco da scherzare Vinicio. Ma se vuole approfondire trovo PENOSO che una città come Vittorio Veneto, Medaglia d’ Oro VM per meriti acquisiti nella Lotta di Liberazione non prenda in considerazione la nostra proposta di citt. onoraria alla Segre. Fanno orecchie da mercante il leghisti, e li capisco, ma che le facciano pure il PD, la Sinistra in genere, l’ ANPI e l’ISREV …questo fa molto pensare. E pensi che Vittorio annovera tra i suoi cittadini onorari perfino Benito Mussolini.
La Lega ha dato a Treviso la cittadinanza onoraria alla senatrice. Vittorio Veneto PD, la Sinistra in genere, l’ ANPI e l’ISREV non fanno orecchie da mercante, ma non prendono in considerazione il Bastanzetti del SAC che ora parla con il nos maiestatis a nome di cittadini, mentre è noto a tutti che il SAC è solo quel SAC del Bastanzetti del SAC. Tempo fa l’ANPI ha promosso un’azione per togliere la cittadinaza onoraria a Benito Mussolini, ma sembra che quel SAC del Bastanzetti del SAC non abbia aderito.
Vinicio Corrent
25/11/2019
Incomprensibile l’atteggiamento della sinistra che d’altra parte conferma di essere tutto fuorché sinistra. È una compagine che fa gli interessi della finanza, della tecnocrazia europea e non più dei poveri.
Francesco Cecchini
25/11/2019
Vinicio, incomprensibile la sinistra per non caga il Bastanzetti del SAC? Anche la Lega non lo caga.
Corvo
24/11/2019
Vale sempre, Vinicio, la sua censura
Attenti leghisti che dopo le cuche e nosee arrivano le noci e nocciole magari benedette, anche per Zaia.
Emilia. La Chiesa a gamba tesa su Salvini: arriva il manifesto anti sovranista
A due mesi dalle regionali in Emilia Romagna, la Chiesa scende in campo contro Salvini. In arrivo il manifesto anti sovranista dal titolo Odierai il prossimo tuo.
Si ritorna al monito per i cattolici: Vota (DC di allora e i vecchi ricorderanno)) e attenti che anche dentro il seggio Dio ti vede.
La lotta si fa dura ma se perde il PD-M5s perde anche la Chiesa, che se frega chè il Vaticano non si distrugge mai.
Vincerà sempre anche perché ha menti finissime al suo servizio. D’altra parte lo stato della Chiesa in Italia centrale è stato molto forte. Sarà una battaglia dura e significativa per il futuro politico della nazione…
A lei Vinicio perché non la buttiamo in ..mare( vacca sulla terra ferma) ? Io, male inizio.
Ve l’avevo detto che in mancanza di pesci grossi sarebbe venuto il momento per noi piccoli. Dal mare al governo
-La mamma sardina al figlio in partenza pe il nuovo mondo terra: non ti fidare di nessuno e, interrogato, taci. Muovi solo la coda.
– Il figlio sardina: il problema a Roma sarà quello di vestirmi e non essere messo a nudo. Finalmente anche per noi la gnocca, dopo la griglia.
Salvini, adesso oltre il governo dovrò chiedere pieni poteri anche per il mondo marino prima che altre fravaglie avanzino pretese.
Vinicio, se rompo, non pubblichi
Forma elettorale, discorsi di sempre. Maggioritario, due blocchi che si confrontano e uno vince e uno perde. Uno governa e l’altro si oppone. FACILE, alla americana o inglese, se non fosse che in Italia l’offerta politica è talmente frastagliata numerosa che nessun partito supera il 20% dei consensi A monte quindi è necessario arrivare a composizioni delle due liste a semplificare l’offerta. Ma sia allo interno della destra che della sinistra le differenze programmatiche e sociali e disegni futuri, sono profonde e quindi l’unità elettorale difficile, laboriosa
Poi c’è il proporzionale con varie forme, alla francese, doppio turno tipo Comuni ecc. In parlamento più gruppi che dovranno formare il Governo. Oggi in Italia è chiaro che la Lega, mettiamo pure con il 35% , e il PD , diamo pur il 25%, puntano al maggioritario perché così e per legge, i partiti più piccoli delle due aree sarebbero costretti a schierarsi da una parte e dall’altra senza rompere tanto le “balle” ai maggiori in termini di programmi. Ma questo maggioritario in Italia, adesso, potrebbe provocare un aumento delle astensioni dalle urne da parte di chi non si ritrova nelle leadership programmatiche principi e gestione del potere del PD e Lega. Giorgetti Lega ha posto correttamente una soluzione.
Censura continua. Apprezzi che quel SACHET del SAC, anzianot, cucchi ancora e comico Vinicio Corrent ti censura. Che comico Vinicio Corrent sia più censore che comico?
Vinicio se vuole lo pubblica
Dae cuche e nosee al pes bauco.
Ultime notizie. Con le sardine confluiscono grillini scontenti, la Greta con la fine del mondo, un qualche PD ufficiale. Imoltre si dice che Di Maio uscirà dalla battaglia interna grillina per fondare un movimento vicino alla Lega. Insomma quello che non manca in Italia è la fantasia politica e si creano, fondano partiti e movimenti ogni giorno. Ma non cambiano le persone fondatrici.
Posizione Chiesa non pervenuta, ma in altra parte di OT il Vice Direttore ci propone chi è con Ruini e colloquiare con Salvini considerato cattolico, così lui afferma, e chi invece è per considerare chi vota Lega fuori (?) dalla Chiesa, quasi una scomunica.
La Chiesa tace su morti e insurrezione Hong Gong. Mettersi contro la Cina non è d’uopo.
Decida lei, caro Vinicio,.se vuole pubblicare questo post.
Altro che cuche e nosee e pensi ai fatti suoi.
Inizia lo Stato di polizia fiscale. Entro il 31 dicembre va recepita la direttiva di Bruxelles sul “whistleblowing” spie fiscali, anonimi, che denunciano evasioni, sentiti o visti Giusto che tutti paghino le imposte. Ma.. a cosa serviranno maggiori introiti ? Non alla diminuzione del debito pubblico visto che finora a fronte di maggiori entrate fiscali si sono avute maggiori uscite pubbliche e non di investimento per creare posti di lavoro ma bensì posti a tavola. Meno 350 parlamentari ma già 350 nuovi assunti nella burocrazia per non contare le assunzioni di amici-consulenti per i grillini che non sanno governare. Ecco, dove andranno a finire le maggiori entrate dovute allo spionaggio ? Il Giudice che dovrà incaricarsi della istruttoria come riuscirà a distinguere se la spia dice il vero o si vendica, magari un dipendente licenziato, denunciando fatti del si dice? Insomma dalla libertà eccessiva alla punizione esemplare
Rispettare le regole è non commentare SACCHET o fare domande a SACCHET? Per esempio ho solo chiesto se SACCHET ha imparato il suo ottimo francese in Francia o alle scuole medie di Ceneda.
No,a meno che non ci sia una ricetta per friggerle. Sono interessanti? A me sembrano una riedizione dei girotondi. Le solite trovate di radical chic annoiati e saccenti incapaci di capire i veri problemi della gente normale, del popolo insomma parola che sembra sparita dal vocabolario della sinistra.
Questa fravaglia di sardine dopo quella dei tonni a 5 stelle, sa tanto di PD tanto che a Bologna per ammissione loro, sono venuti a galla dopo aver sentito una parte della politica quella che a loro sembra la migliore (sic!) alcuni piddini. PD che dopo aver optato la presenza in liste civiche senza logo di partito in altre, ora sembra abbia delegato la piazza ad altri mantenendo la presenza nelle istituzioni. Direi che cercano di scimmiottare il M5s. La base del loro impegno civili è: basta slogan e qui hanno ragione, ma dimenticano anche basta vecchie politiche della sinistra che non riescono a risolvere i problemi del Paese. Non affrontano i problemi pratici, giustizia investimenti posti di lavoro politica europea e internazionale, immigrazione; Problemi che non trovano ancora soluzioni condivise e sulle quali si formano governo e opposizione. ‘Sta fravaglia ha qualche idea o basta andare in piazza contro qualcuno e quindi non è al di sopra delle parti, ? Lega, populismo non si combattono con il numero di presenze nelle strade ma con soluzioni ma con proposte pratiche. Che studino, che imparino dalla gaffe dei grillini al governo. I dipendenti MISE dicono di essere bloccati, di non lavorare, di essere diretti dall’amico di di Maio, Barca despote. E il Mise è quello che ha in mano, tra le altre, le pratiche Ilva e Alitalia.
Dopo la battuta sui 95 anni e da una intervista di Abanese che mi pare in linea
ANTONIO ALBANESE TORNA AL CINEMA E SI SCATENA: “PRIMA VOTA E POI RIFLETTI. PRIMA INSULTA E POI RAGIONA” «Si scrive prima e poi si pensa. Si insulta e poi si ragiona. Follia»
In uno dei miei disegni preferiti c’e un uomo, orribile, che si fa la barba con una mano e con l’altra disegna una donna nuda, ma lo fa a partire dal culo. C’e un’ironia potente».
Per me e una festa il cibo, come i panini imbottiti e le frittate che invadevano l’aria nei vagoni dei treni da Milano al Sud. Altro che chef».
Cosa la spaventa?
«L’egoismo e la stupidita, l’individualismo menefreghista. Si sta perdendo il rispetto, la gentilezza, il valore dei rapporti veri.
Non farsi condizionare. Come?
«Coltivando una sana semplicita. Se hai un’idea, prova a vedere a cosa porta prima di esporla o di abbracciarla, pensa alle conseguenze
Mah, alle volte un sano individualismo è meglio di una falsa partecipazione che è molto spesso determinata da pura curiosità e desiderio di consolarsi se agli altri va peggio.
Cuche e nosee non hanno colore giallo verde rosso vivo o sbiadito, ne tifano per Papa Francesco o Ratzinger, la teologia della liberazione o la tradizione cattolica. Mangiate con il pane, cuhe e noesee, sono una prelibatezza, come l’uva o l’oliva con il pane. Resta se è meglio banchettare da soli o con altri commensali. Se nei film suoi è meglio farsi ritrarre da solo o assieme a un pochi di noi.
Piove mi è venuto in mente un detto trevisan: il caldo e freddo, il sole e la pioggia non stanno dentro le siese. Per dire che tarderanno a venire ma verranno. Detto ad amici pochi lo conoscono
Bravo. Tutti ricordiamo,Vinicio, il “Voulez vous COUCHER avec mois ce soir” di Lady Marmalade. Nel dialetto di Sardeòn il cuchér è il noce e “cucàr” vuol proprio anche dire “coucher”. Misteri linguistici.
Stasera se cùca!…
Quel SACHET del SAC nonostante sia anzianot cucca. Bene!!! A Vittorio Veneto non lo cagano, se non per piglIarlo per il culo, ma quel SACHET del SAC cucca.
MicroMega 6/2019
Moni Ovadia: “I partiti hanno perso credibilità, ben vengano le sardine”
intervista a Moni Ovadia di Giacomo Russo Spena
“La nostra Costituzione è antifascista: se una persona vuole manifestare le proprie idee fasciste o cambia paese o si batte per modificarla, in bocca al lupo”. Ci accoglie così, con il suo spirito battagliero e fieramente antifascista. Già attore, cantante, scrittore e uomo di sinistra, Moni Ovadia si sente un partigiano. Pretende che la Carta redatta dai nostri padri costituenti venga finalmente applicata: “sono per inserire una legge che preveda l’obbligo scolastico di conoscere a memoria i primi 50 articoli”. La proposta è stata anche presentata in parlamento. “Bisogna conoscere il funzionamento dello Stato se si vuole contrastare politicamente chi reclama pieni poteri e spinge per una deriva plebiscitaria”. A tal proposito, Ovadia si permette di consigliare alle sardine di scendere in piazza con un cartello con su scritto: “In Italia è sovrana la Costituzione”.
Il 14 dicembre, a Roma, scenderà in piazza con il movimento delle sardine?
Purtroppo ho alcuni impegni lavorativi ma con lo spirito sarò con loro. Le sardine mi piacciono: hanno il merito di aver chiuso con l’era del virtuale e di essersi ripresi la piazza reale. Era giunto il momento. Senza nulla togliere al virtuale – che nell’era moderna ha una sua rilevanza – i corpi in piazza sono un fattore dirimente. Vuol dire riappropriarsi degli spazi pubblici, vuol dire affermare il proprio essere cittadino con tutti i diritti che ne conseguono. E ci riferiamo a diritti troppo spesso enunciati a parole dalla politica ma non applicati, pensiamo all’articolo 1 della Costituzione che viene costantemente disatteso. In secondo luogo, le sardine portano freschezza contro una destra fascistoide, becera e pressapochista: una destra in eterna campagna elettorale che agisce per garantirsi lo stipendio. Credo sia la tattica di Salvini che, nella vita, sa fare solo il demagogo. Se perde la poltrona, che fa? Fosse mai che gli tocchi andare a lavorare.
Se fosse stato un qualsiasi partito di centrosinistra a convocare queste piazze, la riuscita in termini di partecipazione non sarebbe stata la stessa. Non trova?
I partiti hanno perso credibilità perché si sono rivelati dei cacicchi di potere: pensano soltanto a distribuire incarichi e poltrone. Mi dispiace molto dirlo ma – a parte qualche rara isola felice – sono tutti così, l’ho sperimentato persino sulla mia pelle.
Oltre ad attaccare il salvinismo, le sardine sottolineano i limiti del centrosinistra. Su questo è d’accordo?
La sinistra riformista, e con questo termine intendo i seguaci del blairismo, ha commesso errori devastanti, soprattutto sul piano sociale. Lo stesso Blair è un criminale di guerra che andava processato davanti al tribunale internazionale dell’Aja.
Siamo sicuri che le sardine sono distanti da questa sinistra riformista che tanto detesta? Il loro programma non è vago?
C’è una questione fondamentale del loro programma: la Costituzione. Le sardine, nei loro interventi pubblici, fanno costante riferimento alla nostra carta. E questo lo trovo straordinariamente positivo. La Costituzione è, da anni, bistrattata da una politica che ha tentato di manometterla. Nessuno che, invece, abbia mai preteso la sua vera applicazione. Gli articoli 41 e 42 ribadiscono l’impresa libera “ma socialmente responsabile”. Abbiamo mai visto una responsabilità sociale dell’impresa? Non sto dicendo che non esistono bravi imprenditori – mi sovviene il ricordo di Olivetti – però la maggioranza sono “padroni”. Possiamo mai accettare un presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, che dichiari impunemente che la legge spazzacorrotti ostacoli lo sviluppo dell’economia? Un po’ come affermare che per far crescere il Paese, in Italia, dobbiamo per forza violare le leggi. Ci rendiamo conto? E la sinistra cosa ha fatto per impedire che si arrivasse a ciò? Lo so: niente.
Cosa ne pensa, invece, dell’impegno della sinistra per arginare la destra che considera fascistoide?
Lasciamo perdere. Violante ha fornito la stura al peggior revisionismo. Più in generale, la “sinistra riformista” ha dato adito all’equiparazione tra partigiani e repubblichini. Mentre un prete cattolico come padre Maria Turoldo ci ricorda la distinzione da sposare: ci sono morti per odio e morti per amore. È semplice. Qualcuno, in Italia, ha combattuto per la democrazia e la libertà, altri per la dittatura e l’oppressione. Io so da che parte stare.
Tornando alle sardine, possono rappresentare un risveglio delle coscienze?
Sì, perché parlano una lingua comprensibile ai molti. In quelle piazze ci sono giovani, e meno giovani, insieme, accomunati da sentimenti democratici e progressisti. Dicono cose semplice e chiare, non in politichese: sono contro l’odio della destra e per la Costituzione. Non mi sembra poco, di questi tempi.
Eppure dal mondo della sinistra radicale – quella in qualche modo ascrivibile anche al suo impegno – piovono critiche al movimento delle sardine. Non piacciono perché moderate su alcuni punti programmatici. Come replica?
Appartengo a quell’area ma, sommessamente, penso che la sinistra radicale prima di sentenziare sulle sardine farebbe bene a riflettere sui propri devastanti errori. Con quale titolo ora pontificano? In questi anni cosa ha fatto la sinistra radicale per questo paese oltre a raccogliere consensi da prefisso telefonico? Pensassero a seguire questo movimento, a starci dentro, non a giudicarlo con spocchia.
In piazza a Roma, il 14 dicembre, sono previste migliaia di persone. La questione è capire cosa succederà il giorno dopo. Secondo lei come si struttureranno? Hanno la possibilità di diventare un partito?
Spero che rimangano un movimento, anche dopo la riuscita del 14 dicembre. Le sardine devono relazionarsi con il terreno della rappresentanza ma rimandone estranee e svolgendo un fondamentale ruolo di “lobby”, capace di influenzare le scelte dei partiti di sinistra. Volete il nostro consenso? Allora, pretendiamo questo o quel provvedimento.
Mi faccia un esempio.
Maggiori investimenti su istruzione e cultura, il futuro del nostro paese passa per qui. Dobbiamo riaffermare il sapere sia per contrastare la peggior destra sia per rilanciare sviluppo economico, crescita e giustizia sociale. Poi i temi sociali: in che società vogliamo vivere? Vogliamo finirla con il lavoro schiavistico? Siamo arrivati a chiamare gli operai con l’appellativo di “risorse umane”. Si chiamano operai, lavoratori, cittadini, esseri umani, non risorse umane. Attenzione a non sottovalutare, parte tutto dal linguaggio. Persino il nazismo.
Insisto, siamo sicuri che – in base a quanto affermato finora – che le sardine facciano compiere un passo in avanti in tal senso?
Su molti questioni dirimenti le sardine restano generiche, ne sono consapevole. È il loro limite. Ma, come già dicevo, parlano di Costituzione ed è un tassello fondamentale. Riusciremo ad arginare il salvinismo e a costruire un’alternativa degna quando si avrà il coraggio di inserire come priorità programmatiche la formazione del cittadino e la cultura. Figuriamoci, io sono per insegnare sia la Costituzione che la carta dei diritti fondamentali dell’uomo sin dalle scuole materne.
Quanto le piacciono le piazze che cantano bella ciao?
Tantissimo, è diventata la canzone internazionale di chi si ribella e si schiera per la libertà e contro l’oppressione, la intonano dal Cile alla Turchia. Se la sinistra avesse un minimo di coraggio proporrebbe bella ciao, in ogni appuntamento istituzionale, da affiancare all’inno di Mameli.
Caro Vinicio invece di proteggere quel SAC del Michele Bastanzetti del SAC, che scrive solo SACCATE non lo tiene buono a cuccia silenzioso, consigliandogli di dedicarsi solo alla caccia del cobra africano. E’ l’unico in Europa che caccia il cobra africano in Europa. Non è da tutti e per questo è Michele Bastanzetti del SAC.
SACCATE del Bastanzetti del SAC sono quelle che Walter Cadorin chiama coionade.
Carissimo, rivedi la sintassi della prima parte del tuo post, non vorrei dover fare il maestrino…
Carissimo maestrino, non rivedo niente. Il concetto è chiaro e lo hai capito.
Certo che il contenuto è chiaro ma la forma è importantissima, specie in anni come questi dove conta di più l’apparire che l’essere.
Carissimo Vinicio, oltre che comico e censore sei anche filosofo. Complimenti!
Filosofo no, magari letterato dato che insegno lettere al liceo.
Vinicio, comico, censore, protettore del SAC e professore di lettere al liceo. Complimenti!!!
Vinicio, parliamo un po’, volgarmente, di formazione scolastica-sociale. Ho chiesto adesso a mia nipote 16 anni se nella sua scuola parlano di problemi di attualità come la genderizzazione, la famiglia ecc. ecc. Mi dice: i prof. no e neanche fra di noi. Neanche delle “sardine”. Quel poco che dicono alcuni studenti è per sostenere temi tipo ambiente, accoglienza ma guai a contraddirli perché sono pronti a darti del razzista o ignorante. Mi pare poi di aver capito, ma approfondirò, che risentono della formazione culturale della propria famiglia. E visto come sono divisi i genitori nel tavolo politico-sociale di oggi e che poi tutti non seguono Kundera per il quale «la stupidità è avere una risposta per ogni cosa, la saggezza è avere, per ogni cosa, una domanda». Quindi la domanda, ma non saggezza: stiamo allevando un nuova generazione di incompetenti ma sapienti ?
Per la verità la scuola punta molto sulle competenze, per cui direi che avremo generazioni di competenti ma poco sapienti o forse sapientini.
DAL FOGLIO.
Esistono però, sempre per il Cespi, alcuni indicatori “parzialmente incoraggianti”, che sono quelli relativi alla “diminuzione dei tassi globali di fecondità”, la cui diminuzione però, nota con disperazione il Cespi, è avvenuta “in modo molto lento negli ultimi vent’anni”. Che fare per il futuro? Molte idee, ma su tutte ne spicca una: “Servizi di pianificazione familiare, rafforzamento dei diritti umani che, al contempo, contribuiscano a ridurre i tassi di fecondità e permettano una più rapida stabilizzazione della dinamica demografica, dinanzi all’aumento attuale di circa 80 milioni di persone all’anno”. Immaginiamo sia questa la stessa idea delle istituzioni che hanno promosso la ricerca. Sarebbe interessante sapere se anche il presidente della Camera Roberto Fico, il presidente del Senato Elisabetta Casellati e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio la pensano allo stesso modo.
Uno studio condotto dal Cespi, in collaborazione con la Camera, il Senato e con il ministero degli Affari esteri, sia augura una maggiore “diminuzione dei tassi globali di fecondità” per ridurre l’inquinamento
Vinicio abbiamo fatto contento il Bastanzetti che non posta mai argomenti ma provoca insulsamente. Apra un altro post vietando post ripetitivi provocatori e oltre 1000 caratteri.
“Fico, Casellati e Di Maio promuovono studi per guarire il clima con la denatalità
Uno studio condotto dal Cespi, in collaborazione con la Camera, il Senato e con il ministero degli Affari esteri, sia augura una maggiore “diminuzione dei tassi globali di fecondità” per ridurre l’inquinamento “
Vinicio , siamo finalmente arrivati al pratico. Adesso “gli esistenti”, per via della regola domanda e offerta, sul mercato valgono di più, compresi i rompiballe e provocatori di turno.
Questa non la sapevo…ormai la questione dell’ambiente è diventata talmente vasta da raccogliere oltre le provocazioni anche le proposte demenziali.
E questa la sapeva ? Gli 11mila gretini non esistono
Lo scorso 5 novembre La Repubblica dava la seguente notizia: «Allarme di 11.000 scienziati: è emergenza climatica».
Lo scorso 5 novembre La Repubblica dava la seguente notizia: «Allarme di 11.000 scienziati: è emergenza climatica». Orpo, mi son detto, bene o male sono scienziato anche io: com’è che non mi sono accorto di codesta emergenza? Ah, già: non sono climatologo. Ma andiamo più a fondo su questa notizia. A quanto pare vi sarebbe una “Alleanza degli Scienziati del Mondo” (bum!) che avrebbe lanciato il preoccupante proclama firmato dalle 11 mila teste d’uovo. Ma se s’indaga cosa caspita sia codesta Alleanza, si scopre ch’essa altro non è che… un blog da una pagina appena: https://scientistswarning.forestry.oregonstate.edu/.
di Franco Battaglia, 2.12.2019 articolo completo su http://www.nicolaporro.it oppure su http://www.simofin.com
A proposito della questione climatica suggerisco o meglio consiglio caldamente la lettura del libro di M. Chricton “Stato di paura” e poi ne riparliamo. Ciao.
DUE DOMANDE A EMANUELA DA ROS DIRETTRICE DI OGGI TREVISO.
Direttrice Da Ros la proposta di Michele Bastanzetti del SAC di dare la cittadinanza onoraria di Vittorio Veneto alla senatrice Segre è stata accettata o,come al solito, non è stata presa in considerazione? Nel caso non sia stata accettata perché non convince il suo amico Michele Bastanzetti che oramai non viene preso in considerazione?
Quel SAC di Bastanzetti del SAC non viene considerato a Vittorio Veneto, vedi il suo appello per la cittadinanza onoraria alla senatrice Segre. Comunque veciot Bastanzetti del SAC, nonostante abbia 60 anni compiuti da un pezzo, ha un record: è il più giovane cacciatore di cobra africani in Europa. Si dice anche che sia il solo.
Forza Cecchini! Forza Corvo! ho scommesso al SAC Club una cena ad aragoste e champagnino che sarei riuscito a portarvi a 150 commenti non postandone più di 30 miei. Ci siamo quasi!!!
IL SAC E LE BLOGGER DI OGGI TREVISO.
I rapporti del SAC con le blogger di Oggi Treviso sono vari e divertenti.
Blogger e direttrice Emanuela Da Ros. E’ la blogger che più ha tentato di valorizzare e mettere in luce il SAC. Un primo d’aprile gli ha proposto di candidarsi sindaco e un paio di mesi dopo di partecipare alle europee dei plantigradi ( orsi). Il SAC in occasione del sindaco pesce d’aprie ha dichiarato che vorrebbe metterla sulle ginocchia e sculacciarla. Non lo scrive più, ma forse lo pensa ancora. Francesca Salvador. ogni volta che il SAC apre bocca lo prende a metaforici calcioni in culo ( lo cancella). Al SAC il calcioni piacciono e continua a commentare i post di Francesca.
Pamela Sciacca. Il SAC divora (legge) in silenzio gli articoli di Pamela. Forse perché pensa che i consigli potrebbero essere utili per migliorare la faccia. Ne ha bisogno.
Michela Pierallini. Ha insegnato al SAC, come a tutti i lettori di OT, a produrre in casa lo champagne. Forse, non è sicuro, il SAC lo fabbrica e lo beve. Vittoria Canuto. Vittoria, psicologa, per un certo periodo si è impegnata a fornire al SAC, che la commentava, e a tutti i lettori di OT consigli psicologici. Poi ha rinunciato, forse leggendo quello che scriveva il SAC.
Alberta Bellussi. Da quando ha scoperto che il SAC non conosce il CETA non lo prende in considerazione. Almeno per il momento. Prima faceva notare al SAC, elegantemente, dei limiti culturali del SAC.
, Bastanzetti. Data l’insistenza dei suoi inviti senza anima,, sembra che lei goda strusciando, sia affetto da frotteurismo.
Non c’è niente da fare, quel SAC del Bastanzetti del SAC può commentarmi, ma se commento quel SAC del Bastanzetti, la forbice di Vinicio, protettore di quel SAC del Bastanzetti, taglia senza pietà.
Siamo a 28 conferenze ONU sul pericolo CO2. Quanto hanno contribuito i vari spostamenti in aereo dei vari conferenzieri alla formazione di quel veleno ? La Greta almeno si trasferisce da un continente all’altro via mare e in lussuosi catamarani messi a disposizione da ricchi signori possessori di aerei privati e lussuose vetture mangiatrici di benzine produttrici anche di polveri sottili. Per fortuna che abbiamo chi pensa e protegge noi poveri e ignoranti uomini della strada.
«Il presepe non è un obbligo»: il vescovo di Treviso sta con le maestre (di Zerman) Chi ci crede lo fa e non farlo non è un dramma.” E così si accontenta tutti dico io. Vero non è un dramma ma una scelta che, oggi, ha colori e ideologia.
Dove sta la satira ? Nel Presepe e in Salvini e Lega. Salvini il nuovo papa, che lo difende, il presepe senza se e senza ma. Adesso oltre che la tessera di iscrizione al partito, Salvini rilascierà anche una Carta d.id. che attesta la divisione cattolica-politica e l’iscrizione al movimento “Catto-presepe” lasciando alla chiesa il movimento “Libertà per il Presepe”.
Cecchini, Corvo che succede che oggi non postate? attacco di artrite? dimenticato di mettere l’antigelo nel computer? Su corajo, che qua bisogna far girare il contamessaggi!
Solite coionade sue, Bastanzetti. Ma quanta rabbia e invidia ha in seno nel vedere un satirico che tiene un blog aperto ad argomenti buoni e cattivi, lei pluri laureato ? Perchè deve sminuire l’importanza di questa esperienza di Vinicio ? La sua è anche cattiveria.
Apra un suo blog e vedremo dove arriva la sua idea di libertà di espressione che concede e quali argomenti agita ! Coraggio. In caso contrario venga come a sedersi fuori dal camposanto chè mi sa che lei sia più vecchio di me.
Walter Cadorin, anzianot Bastanzetti del SAC è un SAC anzianot, ma si crede un giovane cacciatore di cobra africani, il solo nel nord-est italiano.
ANZIANOTTO BASTANZETTI E LE SCULACCIATE.
Il primo aprile 2014, Oggi Treviso ha informato della candidatura di Michele Bastanzetti a sindaco di Vittorio Veneto. In realtà il Bastanzetti è stato nient’altro che un sindaco pesce d’aprile e da anni consigliere anziano del consiglio di quartiere di Ceneda. Il suo stile di consigliere è stato raccontato tempo fa da Gioi Tami.
gioi tami Michele Bastanzetti • un anno fa
prima di parlare e criticare la lista dei CdQ dovresti almento fare mea culpa di come ti comportavi nel quartiere di ceneda. dove che con motivazioni pretestuose bloccavi ogni lavoro e rendevi la vita impossibile agli altri consigieri e alla presidente. o la perin era una pericolosa estremista?
chiedete ai vari consiglieri che si sono dimessi per disperazione pur di nn aver più a che fare
Probabilmente dello stile Bastanzetti ne sa qualcosa ora l’attuale presidente del consiglio di quartiere Massimo Santonastaso.
Probabilmente eccitato per la candidatura il Bastanzetti postò il seguente commento:
Michele Bastanzetti
02/04/2014 – 14:13
PARACARRI
Alle volte la sculeccerei sulle mie ginocchia, Graziosissima Direttora
Chissà se il Bastanzetti è riuscito a realizzare questa fantasia erotica con la sua amica Emanuela Da Ros?
In ogni caso va detto che il Bastanzetti qualcosa ha fatto ha fondato il SAC una specie di Bastanzetti&Bastanzetti al quale nessuno da retta. paio di cronisiti locali.
Non so se è satira o condannabile umorismo, ma vedo all’orizzonte: Cecchini che prende l’aereo per gli spazi della Corea del Nord “Kim Jong-un, nuovo delirio in Corea del Nord: “La città ideale socialista”, il nuovo mostro del regime. Bastanzetti sul palco con le “sardine” che si impegna per una Vittorio diversa. Il sottoscritto seduto davanti al cancello del camposanto, pronto a varcarlo con una modica spesa di trasferimento. Vinicio che ci dice se è quello della foto del blog o l’altra in tenuta e se la pianola serve per incantare i clienti con musiche migliori dei piatti serviti.
Walter Cadorin dell’Asia conosco Viet Nam, India, Pakistan e Thailandia .Visiterei le due Coree, ma dubito che quella del nord sia un modello di una società socialista. Bastanzetti del SAC a Vittorio Veneto conta un SAC
Nord Corea, Kim Jong Un inaugura la città ideale di Samjiyon. Le Ong: “Costruita dagli schiavi del regime”
Il leader nordcoreano Kim Jong-un ha inaugurato la sua ‘città ideale’, Samjiyon, definita dai media “simbolo della moderna civiltà”. Secondo l’agenzia di stato Kcna, citata dalla Bbc, la nuova città che ha uno stadio e una pista da sci, ospiterà circa 4.000 famiglie. Secondo l’ong National Committee of North Korea, il nuovo centro urbano sarà in netto contrasto con gran parte del resto del Paese, dove la popolazione vive in povertà. I lavori hanno subito dei ritardi per la difficoltà di approvvigionamento dei materiali dovute al regime di sanzioni internazionali che grava su Pyongyang. Per accelerare i tempi il regime di Kim ha mobilitato anche le “brigate del lavoro giovanile”, che disertori e attivisti per i diritti umani hanno paragonato a gruppi di schiavi perché non ricevono paga e sono costretti a lavorare più di 12 ore al giorno per un massimo di 10 anni in cambio di migliori chance di entrare in un’università o di unirsi al potente partito dei lavoratori. Samjiyong sorge nei pressi del monte Paektu, considerato sacro in Corea del Nord e luogo di nascita del padre di Kim Jong-un, Kim Jong-il. Non è stata rifondata, come annunciato inizialmente: molti edifici sono stati ristrutturati, mentre altri sono stati abbattuti e ricostruiti. Non è noto il costo dell’intera operazione.
Reuters
LA STORIA DI BASTANZETTI DEL SAC E LA COLLINA MONTE ALTARE VIENE DA LONTANO.
SERPENTI: VITTORIO VENETO, C’E’ UN COBRA E IL MONTE SI SVUOTA
Milano, 31 ago. (Adnkronos) – Un cobra si aggira sulle pendici del Monte Altare, una collina vicinissima alle case di Vittorio Veneto, in provincia di Treviso, e quasi nessuno ci va piu’ a passeggiare. Il pericoloso rettile, il cui morso uccide in una manciata di secondi, e’ stato avvistato alla fine di luglio e fotografato qualche giorno dopo da Michele Bastanzetti, di professione dentista, nelle vicinanze del rustico che possiede sul Monte Altare.
”Era di colore chiaro -racconta Bastanzetti- lungo circa un metro e se ne stava ritto con il cappuccio aperto. L’ho visto due volte: la prima non credevo ai miei occhi, ma la seconda l’ho fotografato. Proprio ieri e’ venuto a trovarmi un erpetologo, che quando ha visto la foto non ha vauto dubbi: trattasi di naja naja (nome scientifico del cobra). Da quando la notizia e la foto sono uscite sul giornale locale, quasi nessuno viene piu’ a passeggiare sul colle. Le autorita’ non hanno fatto nulla, non sono neppure saliti a controllare se sono un mitomane oppure no. Eppure, il luogo dell’avvistamento dista solo 350 metri in linea d’aria dal municipio di Vittorio Veneto”.
Bastanzetti ha tentato di eliminare il problema a modo suo: ”Avevo un piano -racconta- quando e’ scappato, si e’ rifugiato tra le pietre di un muretto a secco li’ vicino. Allora, ho incendiato dei cartoni alla base del muretto e ho cominciato a buttare kerosene a secchiate. Penso di averlo ucciso, ma l’erpetologo mi ha detto che, se le fiamme non lo hanno toccato direttamente, il cobra potrebbe essere sopravvissuto, dato che puo’ stare in apnea anche per 6 minuti”. A preoccupare c’e’ anche il fatto che, se la tana e’ profonda piu’ di 2 metri, il cobra, la cui carcassa non e’ stata trovata, potrebbe sopravvivere all’inverno veneto. Nel dubbio, le passeggiate sul Monte Altare non le fa piu’ nessuno.
(Stg/Gs/Adnkronos)
Vinicio, Bastanzetti ha scritto che ha fatto arrivare, sempre attore principale lui, a 100 i post sul suo blog. In un momento di relax mi sono messo a contare i post. Bastanzetti n° 25, Cecchini 58 il corvo 22. Sempre s.e.& o. Alla fine, dato che si scrive per gli altri e non per noi, mi sono domandato: ma chi legge che idea si è fatto sui vari e quanti hanno letto i post ?
Walter Cadorin posto commenti vari su questo blog perché Vinicio mi ha accusato di essere ossessionato da quel SAC del Bastanzetti del SAC.
Caro Francesco,
scrivi pure, ma vorrei una maggiore coerenza relativamente ai post che pubblico, altrimemti devo cassare i tuoi commenti perché “fuori tema”…
Caro Vinicio, cassa pure.
Prima che Vinicio faccia come le altre 2 blogger qui presenti che non ammettono commenti sarebbe bene abbandonare le facili e ripetute annose polemiche anche se giustificate, e concentrare i post su argomenti attuali. Argomenti che noi possiamo suggerire ma che Vinicio può, direi deve, accettarli o no secondo suo insindacabile giudizio e secondo il fine che si prefigge, l’obiettivo culturale che vuole raggiungere. con il blog. Che quanto scriviamo non interessi nessuno, è dato che tolti i tre finti re magi, non posta nessuno. Lei sa poi che Bastanzetti è come una anguilla, crede di averlo preso ma fugge e tanto vale lasciarlo nelle sue acque opache.
Walter Cadorin, scrivo negli spazi che trovo, senza problemi.
Allora, cerchiamo di regolare il tutto. Sono ben felice di dare spazio a chi lo richiede e ritiene di avere cose interessanti da proporre. Vorrei come già detto che si tenesse anche una linea coerente di discussione e si evitasse di scadere nel personale. Ricordo a tutti che il mio è un blog di satira fondamentalmente, quindi cerchiamo di tenerci su questa linea di discussione cercando di proporre qualcosa di appetibile e di far intervenire nel dibattito anche altre persone. Continuerò a eliminare interventi fuori luogo.
A presto, Vinicio
Caro Vinicio, sarà non facile farci diventare dei satirici ma se dovesse mettere un premio, si potrebbe provare. Se Carlo può diventare Re, c’è speranza anche per noi.
La notizia:Il principe Carlo, 70 anni, potrebbe diventare re dopo la madre Elisabetta. Sì, ma a una condizione. La Regina proprio non sopporta la nuora e il solo pensiero che Camilla venga proclamata Regina le fa venire l’orticaria. Lo sostiene il quotidiano Il Tempo. “E dunque? Il figlio deve liberarsene prima. Come? Con un divorzio super-remunerato. Trecento milioni di sterline e via dalla scena”.
Al posto delle sterline cuche e nosee
Non so se sia peggio Carlo re o Camilla Regina dato che quest’ultima partecipava col marito alla caccia alla volpe ma è dovuta stare a casa perché correva il rischio di essere impallinata!!!
Corrent, le do una notizia che va ad onore del Presidente Zaia. È stata bloccata la legge regionale che, al modico costo di 200 mila eurazzi, avrebbe regalato ad ogni neonato veneto la Sacra Bandiera col Leon. Forse ne temevano un uso improprio…
Resta una bandiera stupenda, ma spendere tutti quei soldi per regalarla sarebbe stata uno spreco. Inoltre il fatto di regalarla a dei neonati lo trovo moto demagogico, roba da regime sovietico…
La bandiera veneta innervosisce quel SAC del Bastanzetti del SAC. Mi raccomando Vinicio, da protettore del SAC, non cancelli questo commento su quel SAC del Bastanzetti del SAC, non è offensivo di quel SAC del Bastanzetti del SAC.
Pensi Corrent che fino a qualche anno fa il 25 Aprile (S.Marco) issavo la Oroamaranto assieme all’ Amato Tricolore sulla cresta del Sacro M.te Antares. Poi ci son stati dei problemi…
Sentendo Conte alla Camera è chiaro che:
TUTTI SAPEVANO TUTTO E TUTTI SONO COMPLICI nell’aver portato avanti il disastroso MES, senza aver minimamente messo in discussione i vincoli del FiscalCompact e l’obbligo di pareggio di bilancio, cioè le politiche di austerità i tagli alla spesa pubblica le privatizzazioni. Nessuno ha discusso di questo ma tutti si sono solo preoccupati delle banche italiane, e su questo si sono fintamente scontrati. Perché europeisti e sovranisti in Italia sono tutti egualmente liberisti, stanno con il mercato, le imprese, i profitti e i ricchi.
Il resto è il solito teatrino.
Giorgio Cremaschi pagina FB
PAOLO BROGI. PINELLI, L’INNOCENTE CHE CADDE GIU’.
Sior questore io ce l’ho già detto
lo ripeto che sono innocente
Anarchia non vuole dire bombe
ma giustizia nella libertà
Poche storie indiziato Pinelli,
il tuo amico Valpreda ha parlato
è l’autore di questo attentato
il suo complice, è certo, sei tu
Ballata del Pinelli
Attorno alle 16.30 di venerdì 12 dicembre 1969, un ordigno di elevata potenza esplose nel salone centrale della Banca nazionale dell’agricoltura, sede di Milano, in piazza Fontana, dove coltivatori diretti e imprenditori agricoli erano convenuti dalla provincia per il mercato settimanale. Il pavimento del salone fu squarciato e gli effetti furono devastanti. La bomba uccise diciassette persone e altre novanta circa furono ferite. Quel 12 dicembre 1969 segnò l’inizio di quel periodo della vita dell’ Italia che va sotto il nome di &strategia della tensione&. Sia le sentenze di primo e di secondo grado sia quella della Corte di Cassazione hanno accertato la riferibilità della strage di piazza Fontana alle strutture venete di Ordine Nuovo. In particolare la Suprema Corte ha ritenuto accertato sotto il profilo storico il coinvolgimento dei primi imputati Franco Freda e Giovanni Ventura sebbene non più processabili perché già assolti in via definitiva.
Il libro-inchiesta di Paolo Brogi “Pinelli, l’innocente che cadde giù”, editore Castelvecchi, 2019, racconta la storia della diciottesima vittima della strage di piazza Fontana. Giuseppe Pinelli, detto Pino, aveva partecipato alla Resistenza, ferroviere di 41 anni, storico dirigente del Circolo anarchico Ponte della Ghisolfa, era stato fermato dal commissario Luigi Calabresi la sera del 12 dicembre, qualche ora dopo la strage di piazza Fontana, e trattenuto illegalmente. Precipitò dal quarto piano della questura di Milano pochi minuti dopo la mezzanotte del 15 dicembre 1969. Una morte archiviata come frutto di un malore da due inchiestei. Oltre la vicenda giudiziaria, quella umana difficile e sofferta vicenda umana: la lotta per la verità delle figlie Claudia e Silvia, iniziata insieme alla madre Licia quando avevano solo otto e nove anni. Nel libro le due figlie di Pinelli, Claudia e Silvia ripercorrono con Paolo Brogi le tappe di una lunga storia che non ha ancora avuto giustizia. Va ricordardato che Licia Pinelli scrisse con Pietro Scaramucci “Una storia quasi soltanto mia”, dove parlano per la prima volta le figlie di Pinelli, Claudia e Silvia, che raccontano la tragedia familiare vissuta da bambine.
Inedita la confessione del magistrato Gerardo D’Ambrosio, il secondo inquirente di allora.
Nella notte in cui morì Pinelli, in questura a Milano non c’erano solo i normali poliziotti. C’era anche uno squadrone di agenti e alti dirigenti del servizio segreto civile dell’epoca, l’Ufficio affari riservati, inviati da Roma con una missione di depistaggio: incastrare gli anarchici milanesi per la strage di piazza Fontana e per l’intera catena di attentati esplosivi del 1969, che inaugurarono gli anni del terrorismo politico in Italia. Una pista rivelatasi falsa, totalmente demolita dalle indagini e dai processi che negli anni successivi hanno comprovato le responsabilità dei veri criminali di opposta matrice ideologica: l’estrema destra eversiva. Anche allora immediatamente emersero contraddizioni che contraddicevano la versione ufficiale. Per esempio l’arrivo dell’autoambulanza prima della caduta di Pinelli.
E’ bene che, a cinquant’anni dalla strage di Milano, libri come “Pinelli, l’innocente che cadde giù”di Paolo Brogi contribuiscano a mantenere viva la memoria di una stagione che fu certamente di grave minaccia all’ordine democratico, ma anche di forte mobilitazione politica e di altrettanto forte tensione etica contro le trame criminali dei nemici della Repubblica
L’autore, Paolo Brogi, ha partecipato ai movimenti studenteschi a Pisa del 1968. Insieme ad Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani, Mauro Rostagno, Guido Viale, Cesare Moreno, Carla Melazzini, Marco Boato è stato tra i fondatori nel 1969 del movimento politico “Lotta Continua” e dopo il suo scioglimento ha lavorato al giornale omonimo fino al 1978 collaborando col direttore Enrico Deaglio. Come giornalista dopo aver lavorato nei primi anni ottanta come free lance per numerose testate italiane e straniere ha scritto per Reporter, L’Europeo e il Corriere della Sera
Paolo Brogi è autore di molti libri. Tra i tanti segnalo ‘68 ce n’est qu’un début. Storie di un mondo in rivolta (Imprimatur). Si tratta della testimonianza di un protagonista del 1968, anzi più correttamente di un insieme di racconti che ricostruiscono con dovizia di particolari il tumultuoso succedersi degli eventi.
L’onda delle sardine non si ferma. Se qualcuno, sopratutto a destra, si aspettava un fisiologico calo del movimento che sta mettendo sotto scacco mediatico il sovranismo italiano, ogni sua aspettativa in tal senso sta andando sistematicamente delusa. Le piazze di tutta Italia si stanno riempiendo e sembrano destinate a continuare così. Almeno fino al 14 dicembre, quando le sardine tenteranno di portare 100 mila persone a Piazza San Giovanni a Roma e, per il giorno dopo, annunciano una sorta di riunione nazionale per tirare le fila e capire come andare avanti. Sopratutto come creare un coordinamento che dia concretezza all’idea, lanciata dal bolognese Mattia Santori, di trasformare le sardine in un «anticorpo permanente» contro il salvinismo e la sua macchina mediatica.
«CI VEDREMO TUTTI assieme, ci guarderemo in faccia e tracceremo una linea. Quello sarà un momento per capire come continuare», spiega Andrea Garreffa, uno dei quattro fondatori del movimento assieme a Santori, Giulia Trappoloni e Roberto Morotti. «Ma per favore non chiamatelo congresso, non c’è niente di più lontano rispetto a quel che abbiamo in mente. Non ci saranno persone che potranno partecipare e altre che resteranno escluse». «Questa al momento è solo un’idea, nemmeno un movimento – gli fa eco Antonella Cerciello, una delle sardine di Napoli – Il 15 a Roma valuteremo e capiremo assieme». «Decideremo in modo orizzontale che fare – aggiunge la fiorentina Matilde Sparacino – Sarebbe da incoerenti pensare a un partito o a un movimento politico».
NEL FRATTEMPO PARLANO i numeri: a Milano domenica sono scesi in piazza in almeno 25 mila occupando Piazza Duomo, nel weekend in decine di migliaia hanno manifestato anche a Firenze e a Napoli. Le piazze scelte sono state completamente riempite, anche a dispetto del meteo. Mille sardine anche a Taranto, e almeno seimila a Padova. Si andrà avanti così per tutta la settimana. Domani a Savona, giovedì ad Ancona, Ravenna e Lecco. Sabato a Trento, Siena e Siracusa. Domenica a Vercelli, Catania, Pescara, Foggia, Vicenza, Cagliari, Bari e Latina. Ieri sera le sardine si sono fatte vedere – e hanno cantato «Bella ciao» – anche ad Anversa, in Belgio, dopo aver ottenuto praticamente all’ultimo minuto il via libera all’evento nato per rispondere al comizio di Matteo Salvini con l’estrema destra locale.
INFINE ALL’ORIZZONTE inizia a profilarsi la manifestazione di Roma, prevista per sabato 14. Non sarà isolata. In molte capitali europee le sardine stanno preparando flash-mob, presidi e piazze anti sovraniste. E’ presto per immaginarsi la nascita di un movimento europeo, anche perché quelle piazze saranno animate sopratutto da italiani all’estero, ma il bersaglio a quel punto non sarà più solo Salvini, ma «tutte le destre nazionaliste» Ad affiancare Piazza San Giovanni ci saranno Edimburgo, Berlino, Madrid, Dublino, Londra, Amsterdam, Helsinki, Parigi. E negli States le sardine si faranno vedere anche a San Francisco.
C’è di più: le piazze delle sardine non si limitano più alla semplice esibizione anti leghista. Stanno partendo anche azioni concrete capaci di connotare il movimento. A Milano, in Piazza Duomo, i manifestanti hanno donato centinaia di scatolette di cibo per una colletta benefica destinata a persone in difficoltà.
VIA FACEBOOK INVECE le sardine si sono associate ufficialmente ad un progetto bolognese, città dove sono nate, e che punta all’integrazione dei migranti. «Vogliamo darci da fare anche in un altro modo, dare voce e sostegno ai tanti progetti sociali che da tempo nuotano nella nostra stessa direzione. Sono state cucite delle sardine con materiali di recupero e stoffe africane. Piccoli oggetti concreti, come il lavoro necessario per realizzarli. Lavoro di richiedenti asilo che, imparando una professione, conquistano ogni giorno la loro integrazione e ce la consegnano nelle mani», si legge sulla pagina facebook delle 6.000 sardine.
«CONTINUAVANO a chiederci dove stavano i contenuti – spiega Andrea Gareffa – Ma noi non siamo politici, non scriviamo progetti di legge. Abbiamo scelto di far capire chi sono le sardine anche così, con progetti concreti di solidarietà». I ricavi aiuteranno le sardine ad autofinanziarsi, sosteranno i migranti impegnati nella sartoria e lo sportello della Caritas.
Sbaglio ma ho letto questo articolo sul Manifesto ?
Esatto. Pubblicato sul Manifesto di oggi.
Allora le fonti bisognerebbe indicarle, per correttezza giornalistica
L’importante è il contenuto.
Walter Cadorin non perda tempo a suggerire, scriva piuttosto sul MES.
Ottima cosa il MES- fondo salva stati. Ovviamente i ns. populisti anti EU e filoPutin gli sparano contro perché voglion governare in deficit (vedi quota cento e reddito cittadinanza) mandando in default l’Italia. Il traditore della Patria non è Conte ma il populismo.
Anche stavolta abbiamo indotto i due anziani a produrre più di 100 commenti. Opera buona.
Tocchi il SAC e Vinicio non ti abbaia, ma ti morde!
il Mes, fondo salva stati, come il Sac. Conte in Parlamento, Di Maio e Salvini sapevano ma ora non più. Cecchini, il Sac è vuoto, lo sa ma fa finta di niente. Parole e argomenti niente.
Vittorio dice che le sue giostre e piste natalizie sono meglio di quelle di Conegliano. Una volta c’era lo scontro calcistico “nottoi” contro coneian ma almeno sugli spalti del campo ci si dava anche botte fra le tifoserie e pedatone sugli stinchi fra i giocatori. E intanto, Conegliano si faceva la sua area industriale e “Città di servizi”. Oggi solo vorrei ma non posso. Cordialità
Corvo, attenzione a toccare il SAC. Vinicio protettore del SAC vigila e lo protegge.
IL SAC E’ UN SAC VUOTO, MA IL MES E’ PIENO.
Che cos’è il Mes?
Si tratta del cosiddetto Fondo salva-stati: quel fondo europeo che dovrebbe tutelare la stabilità finanziaria dell’Eurozona, garantendo una copertura adeguata in caso di crisi debitoria da parte di uno degli stati membri. Il processo di riforma del Mes, di cui si parlava da tempo, si è concretizzato lo scorso giugno ottenendo un primo via libera informale, mentre l’approvazione definitiva dovrebbe avvenire il prossimo 12 dicembre. Il fondo è già attivo dal 2012 e serve a dare assistenza finanziaria ai paesi in cambio di «riforme» che, sostanzialmente, prevedono la solita ricetta in stile Fmi: tagli alla spesa pubblica, privatizzazioni, flessibilizzazione del mercato del lavoro, aumento dell’età pensionabile ecc.
La cosa interessante di questo meccanismo di «protezione» dall’instabilità finanziaria, è che può funzionare anche in maniera inversa: vale a dire, non tanto per «difendere» dall’instabilità, ma per forzare i paesi a prendere determinate decisioni politiche, proprio mettendoli davanti a un aumento dell’instabilità finanziaria.
Forse non tutti sanno che esiste un rapporto essenziale tra le «garanzie» della Bce e del Meccanismo europeo e i costi di rifinanziamento del debito pubblico: ogni volta che una di queste istituzioni non concede la propria garanzia, immediatamente sale il famoso spread e si affaccia una pericolosa spirale debitoria. La duplice garanzia della Bce e Mes è fondamentale per la stabilità finanziaria dei paesi maggiormente esposti: alle decisioni di acquisto o vendita dei titoli di Stato da parte della Bce, così come a fronte di un allentamento delle garanzie di liquidità del Fondo salva Stati, i «mercati» reagiscono ritenendo meno sicuri i titoli dei paesi esposti, facendo così aumentare il costo di rifinanziamento del loro debito pubblico. Per spiegarla con una metafora un po’ brutale, il tipo di tutela di questo tipo di istituzioni assomiglia po’ all’estorsione mafiosa: «Va tutto bene? Tutto a posto? Non vorrei che succedesse qualche brutta cosa a questo bel negozio… forse hai bisogno che ti aiutiamo noi a tenerlo d’occhio…».
Infatti, la tutela che garantiscono diventa necessaria nel momento in cui viene imposta: sì perché, alla fin fine, si tratta di garantire la solvibilità del debito pubblico attraverso un’emissione di moneta (il cosiddetto prestito di ultima istanza) giusto? Si tratta, quindi, di una prerogativa che qualunque banca centrale potrebbe garantire: proprio per questo la Banca centrale europea non ha alcuna difficoltà a reperire la liquidità necessaria agli acquisti dei titoli di stato dei paesi in difficoltà. Vi siete mai chiesti da dove diavolo la Bce prenda i 20 miliardi di euro al mese per il programma di acquisti? Dove abbia preso tutti quei soldi per comprare i titoli di Stato dall’inizio del programma di Quantitative Easing, quel programma che soltanto nel 2012 è «costato» la cifra strabiliante di 3.000 miliardi di euro? Non li ha presi da nessuna parte: semplicemente li ha emessi, come è nelle prerogative di tutte le banche centrali del mondo. Vi chiederete, ma perché allora non lo può fare anche l’Italia? La differenza fondamentale tra Bce e Banca d’Italia consiste nel fatto che, con l’entrata nell’euro, la seconda ha ceduto la propria facoltà di prestatrice di ultima istanza alla prima.
In ogni caso, non è di questo che si tratta in questo momento ma di come si sta cercando di cambiare questo sistema di assistenza. Si dice spesso che uno dei grossi problemi dell’eurozona è la scarsa condivisione dei rischi finanziari, l’assenza di un bilancio comune e di solidarietà tra paesi: se per esempio i titoli italiani o greci venissero garantiti dalla Bce come quelli tedeschi o olandesi, non si avrebbero tutti questi squilibri tra paesi e queste instabilità finanziarie. Ora, la riforma di cui attualmente si sta trattando parte dal presupposto – sempre ribadito da parte tedesca e costitutivo del sistema istituzionale dell’eurozona – per il quale deve essere garantita la possibilità che un paese vada in default e quindi ristrutturi il suo debito: solo in tal modo, infatti, è possibile ridurre il moral hazard, «responsabilizzando» al rispetto della disciplina di bilancio. Il rischio di un possibile default, infatti, si riflette sui tassi di interesse del debito e, quindi, sulle condizioni di rifinanziamento degli stati, che così vengono tenuti a freno nelle loro politiche di spesa. In tal modo, i «mercati» giudicano le riforme e le performance dei paesi, responsabilizzando i governanti. Sarebbe allora imperdonabile considerare allo stesso modo i titoli dei diversi paesi garantendoli tutti a rischio zero: non vi sarebbero strumenti per garantire la disciplina di bilancio da parte dei «mercati». Certo, se un paese avesse davvero bisogno di liquidità temporanea, allora potrebbe intervenire il Meccanismo europeo di stabilità (Mes), ma soltanto a condizione che si mettano in atto politiche di rigore di bilancio. Per questo, da molte parti, si plaude alla proposta del suo rafforzamento: oltre che vedersi aumentata la dotazione per risolvere eventuali crisi bancarie, esso avrà anche maggiore rapidità nel garantire la solvibilità dei diversi paesi in caso di instabilità. Ma questi aspetti, tutto sommato, sono secondari. Uno dei problemi principali a cui intende rispondere la riforma è l’eccessiva discrezionalità politica nella decisione di intervento: per questo trasferisce maggiori competenze dalla Commissione europea al Mes, che d’ora in poi la affiancherà nel monitoraggio sulla sostenibilità dei conti pubblici. Inoltre, verranno anche modificate le «clausole di condizionalità» rendendole più restrittive: per avere accesso alle garanzie di assistenza finanziaria sarà richiesto ai paesi di ristrutturare preventivamente il proprio debito, se non è giudicato sostenibile dallo stesso Mes.
Le conseguenze per i paesi debitori
Il combinato disposto di queste due modifiche è esplosivo. Come ha chiarito Giampaolo Galli, membro dell’Osservatorio dei conti pubblici italiani dell’Università cattolica (un collega di Cottarelli, non proprio un pericoloso comunista…), «la novità non sta tanto nella possibilità che un debito sovrano venga ristrutturato» – che come abbiamo visto è una condizione quadro – «ma nell’idea che la ristrutturazione diventi una precondizione, pressoché automatica, per ottenere i finanziamenti»: ciò significa che le indicazioni e le «sollecitazioni» in materia di politica economica potranno contare su una forza persuasiva decisamente superiore rispetto al passato. Non solo verrà eliminata ogni mediazione politica, tecnicizzando il processo valutativo e decisionale, ma verrà ulteriormente rafforzato il ruolo dei mercati finanziari: l’eventuale interdizione all’accesso agli strumenti di garanzia finanziaria comporterà un innalzamento automatico degli interessi.
Abbiamo già detto, infatti, che il Mes fornirà assistenza finanziaria solo ai paesi il cui debito è considerato sostenibile e la cui capacità di restituire i prestiti è stata preventivamente confermata dalle sue valutazioni tecniche: in assenza di tali condizioni non verranno garantite quelle «linee di credito» base (Pccl), che garantiscono la solvibilità di un paese davanti ai mercati. Le condizioni sono però molto restrittive e secondo una stima del think tank Bruegel 10 stati su 19 dell’eurozona – tra cui l’Italia – non le soddisferebbero: esse infatti includono un debito al di sotto del 60%, la sua riduzione del 5% in un singolo esercizio (cioè in un anno), un deficit annuale inferiore al 3% e un saldo strutturale positivo. Per rispettarle sarebbero necessari tagli enormi alla spesa pubblica: per l’Italia si parla di cifre intorno ai 115 miliardi in un anno. In caso di mancato rispetto delle suddette clausole il paese dovrà sottoscrivere obbligatoriamente un Memorandum di intesa, che preveda una forte ristrutturazione preventiva delle finanze pubbliche: solo in tal modo potrà avere accesso alle linee di credito «rafforzato» (Eccl).
Come ha affermato Ignazio Visco, presidente della Banca d’Italia, l’eventuale approvazione della riforma potrebbe rappresentare un «rischio enorme di terribili conseguenze» per l’Italia e per tutti i paesi dell’Eurozona con elevata esposizione finanziaria. Infatti questa modifica del Mes potrebbe implicare per tutti quei paesi che non rispettano già le clausole per le linee di credito standard, la sottoscrizione preventiva di un Memorandum di riforme e l’avvio di una procedura tecnica di ristrutturazione del debito. Solo in tal modo, questi paesi «cicale» potranno veder garantita la propria solvibilità finanziaria da parte del fondo: la minaccia di un aumento degli interessi sul debito – che seguirebbe automaticamente a un mancato accordo col Mef – rappresenterà un dispositivo formidabile per forzare i paesi a implementare le «riforme» richieste. Come è facile capire, le conseguenze potrebbero essere devastanti sul piano economico e sociale…
L’ulteriore spoliticizzazione delle decisioni economiche
Ma quali considerazioni politiche devono essere tratte da questa riforma? Innanzitutto, che il sistema istituzionale europeo si avvia a consolidare ancora una volta il proprio impianto tecnocratico: automatizzando e spoliticizzando ulteriormente i processi di decisione in materia economica, l’Unione europea rafforza gli strumenti a propria disposizione per imporre ulteriore austerity e disciplina di mercato, in particolare (ma non solo) nei paesi debitori. A questo, infatti, mira lo spostamento del baricentro della decisione e dell’iniziativa in materia economica dalla Commissione al board del Mes; a differenza della Commissione infatti, quest’ultimo è esentato da ogni accountability rispetto al parlamento e ai cittadini europei. Il Managing Director del Mes agisce infatti in totale indipendenza e risponde solo al board del Mes. Ciò significa che le decisioni fondamentali sulle linee di indirizzo e valutazione economico-politica saranno prese sempre meno attraverso processi politici – passibili di critica e di controllo pubblico – e sempre più attraverso procedure intergovernative, «tecniche», «indipendenti». Si tratta, insomma, di garantire la «polizia dei mercati» attraverso l’imposizione di quella «costituzione economica» multilivello – per usare le espressioni coniate dagli economisti di scuola ordoliberale degli anni Trenta – che sin dalle origini informa la logica istituzionale dell’Unione europea.
L’ulteriore svuotamento dei luoghi di decisione politica a favore di meccanismi automatici, implica infatti un contestuale aumento dell’esposizione delle scelte di politica economica alle valutazioni dei «mercati»: come scriveva candidamente Lucrezia Reichlin sul Corriere della Sera in un profetico articolo del 2017, «più mercato» servirà ad allentare «la tensione tra i paesi dell’euro che hanno bisogno del consolidamento e/o di riforme, ma non vogliono essere obbligati a seguire politiche imposte dall’esterno e i paesi creditori che temono che se non si seguono strettamente le regole, i prestiti dell’Europa possano indurre all’azzardo morale. Rafforzando la disciplina di mercato la procedura di ristrutturazione richiederebbe meno disciplina di Bruxelles», ossia meno interventismo politico, meno accoutability: ci penserà direttamente il ricatto sugli interessi a disciplinare preventivamente i paesi debitori. «Ne consegue che questa via», prosegue Reichlin, «rafforza il consenso alle riforme necessarie», rendendo impossibile l’attribuzione di responsabilità a livello politico. Come si era lasciato sfuggire Oettinger: «i mercati insegneranno agli italiani» – ma evidentemente anche agli altri elettori europei – «a non votare per i partiti populisti».
Ciò significa che il problema dell’Unione europea non è soltanto politico – ossia non riguarda tanto le singole scelte politiche o le diverse maggioranze parlamentari – ma riguarda l’impianto istituzionale come tale: sono le istituzioni e i trattati stessi, infatti, a essere pensati per inscrivere l’azione e la scelta politica all’interno di una condizione quadro, definita dai «mercati» e così resa impermeabile alla decisione politica e democratica.
Il nazionalismo non è una malattia esogena
La riforma del Mes insomma, se viene propagandata «per far fronte alle eventuali instabilità finanziarie», mira soprattutto a forzare in maniera più efficace quelle «riforme» che permettono al capitalismo organizzato dei paesi creditori e alle rispettive élite nazionali di approfittare dei processi di privatizzazione e di austerity. Come ci insegnano gli ultimi trent’anni di politica europea, «fare le riforme» significa infatti dismissione del patrimonio pubblico, delle industrie strategiche, delle reti infrastrutturali, ma anche «flessibilizzazione» del mercato del lavoro e tagli alle pensioni: un ghiotto bottino per un capitalismo continentale asfittico e con basse prospettive di guadagno.
Abbiamo visto che la riforma porterà probabilmente anche a un incremento dei tassi di interesse sui debiti pubblici dei paesi «debitori», dandoli in pasto a quella speculazione finanziaria che, in paesi creditori come la Germania, rappresenta una delle maggiori entrate per i fondi pensione di un’aristocrazia operaia sempre più impoverita. Dopo la copertina del Bild, che raffigurava un Draghi-Dracula che succhia il sangue ai risparmiatori tedeschi con la sua politica di tassi bassi e di contenimento degli interessi sul debito, adesso anche il settimanale social-democratico Der Spiegel titola che ormai «risparmiare rende poveri» e che i «tassi negativi prosciugano il patrimonio dei tedeschi» (Der Spiegel 9/11/2019): dal punto di vista dei paesi creditori è del tutto auspicabile un aumento dei tassi di interesse e degli interessi sui titoli di stato.
Questo nuovo dispositivo porterà allora con sé anche un aumento della competizione tra lavoratori e risparmiatori nel continente, sempre nell’interesse dei mercati finanziari e dei grandi gruppi industriali: l’Europa è già spaccata tra creditori interessati a un innalzamento dei tassi e della profittabilità dei titoli statali, e debitori stritolati in una spirale infinita di austerità e deflazione. Questa riforma non farà che inasprire questa situazione, contribuendo così ad aizzare ulteriormente quell’orrendo e pericoloso nazionalismo che vediamo avanzare in Europa. Il rigurgito nazionalista a cui assistiamo non deve allora essere interpretato come una malattia esogena, ma piuttosto come il risultato di una strategia padronale di divide et impera che ha nelle istituzioni europee il proprio strumento elettivo: è la stessa «integrazione economica» che esse promuovono a dividere popoli e lavoratori. Per tornare a immaginare un contesto di solidarietà a livello europeo sarà allora necessario rompere questo sciagurato impianto istituzionale che mette i lavoratori europei gli uni contro gli altri, risegmentandoli secondo divisioni nazionali. Parlare di Stati uniti d’Europa, di Europa politica o addirittura di «patriottismo europeo» a partire da queste istituzioni è, quando non bieca ideologia, un pericoloso miraggio dal quale sarebbe necessario liberarsi il prima possibile: non per ricadere in un velleitario e pericoloso nazionalismo autocratico, ma per recuperare la capacità di costruire relazioni internazionalistiche, basate non sulla competizione reciproca ma sulla solidarietà tra lavoratori
Cecchini, ci risparmi i trattati post sul Mes chè non si arriva in fondo. Da politico anche lei ha intravvisto che il probabile fulcro della faccenda sta nel nostro debito pubblico e nel fatto che dall’esterno ci impongano di ridurlo, cosa che neanche Lega e FDI farebbero una volta al governo. E perché facendolo, non avrebbero più risorse per ripagare i loro elettori del voto ricevuto, non so tipo pensioni quota 100 o reddito di cittadinanza o altre elemosine. E quindi una reazione negativa nelle elezioni future nei Comuni e nelle Regioni appena conquistate nel 2020. Ma solo riducendo il debito ‘Italia può ritornare al suo ruolo di attore importante e nello scacchiere europeo che internazionale dove siamo dei questuanti sia con Cina, Usa e Russia. Con la voce grossa, ma questuanti.
Walter Cadorin, non risparmio niente. Comunque so che analizzare il MES non è facile.
Visto che non risparmia niente, neanche una riga, scriva che la fonte dell’articolo è sinistraeuropea.
Le Sardine “nuotano” a Milano, in una domenica piovosa e grigia. Migliaia di ombrelli, con lo slogan che ricalca quello delle manifestazioni che, in queste settimane, stanno riempiendo piazze da Nord a Sud: “Milano non si lega”. Sono 25mila le persone che si sono ritrovate dalle 17 alle 19, in piazza Duomo a Milano, per la manifestazione delle Sardine. Sul palco ha preso la parola anche Mattia Sartori uno dei fondatori del movimento, che ha precisato: “il nostro pensiero non è manipolato. Non c’è nessuno dietro di noi nonostante ogni giorno qualcuno cerchi di dividerci, ma noi in risposta saremo ancora di più nelle piazze”. Poi ha lanciato un messaggio alla politica: “si deve dialogare con la politica ma non con chi ha disintegrato il tessuto sociale per una manciata di voti. Basta strumentalizzare gli ultimi per una manciata di voti, basta fare politica sulla pelle dei più deboli”.
Commenti il SAC e il suo protettore comico Vinicio Corrent inesorabile ti censura. Vietato commentare il SAC.
Assolutamente no! Lo puoi commentare nei limiti del rispetto della persona e della dignità!!!
Bene Vinicio. Allora commento il SAC. Il SAC è un pescatore di sardine e non le pesca in mare, ma tenta di pescarle in un torrente vicino a casa suo, inoltre non usa la rete, ma una canna. Il commento è in armonia con quello che il SAC commenta sul movimento dell sardine.
L’importante è che uso una vera canna da pesca e non altri tipi di canna.
Di populismo in populismo è il momento delle sardine. La politica come giocare a flipper. A un certo punto le palline finiscono. Game over.
L’importante è che nel frattempo qualche coscienza si risvegli…
Vero. Da lì bisogna partire. Ma il solo risveglio nulla cambia comunque. Una volta risvegliati bisogna sapere cosa fare.
Villorba è sede di iniziative culturali interessanti. Al Teatro del Pane un lavoro sulla senatrice Segre. Alla Barchessa di Villa Giovannina a Carità una mostra fotografica di Dorothea Lange. Molto più vivace di Ceneda del SAC.
LETTERA APERTA DI POTERE AL POPOLO ALLE SARDINE.
Dopo le dichiarazioni del fondatore delle sardine, Mattia, che si sente “ben rappresentato” dal centrosinistra emiliano a guida PD, a Modena il “portavoce” Jamal ha aperto il comizio di Bonaccini. Ironico il fatto che, contattato da una nostra candidata modenese a confrontarsi sulla lettera aperta che avevo inviato alle sardine (http://bit.ly/2OSr4kd), aveva risposto di no “perché avrebbe voluto dire schierarsi politicamente”.
Strana concezione quella dei rappresentanti delle sardine, che non vogliono schierarsi politicamente, ma si schierano con il PD. Mi sembra di capire che questo stia creando dei malumori fra quelle sardine che sono scese in piazza contro Salvini ma non per portare l’acqua al mulino del PD, quanto per esprimere il loro sdegno contro le politiche securitarie, anti-migranti, e antidemocratiche… Che sono le stesse politiche portate avanti dal PD con la legge Minniti-Orlando contro le persone in difficoltà abitative, con i pacchetti Minniti contro manifestanti, ONG e migranti (tutti in un unico pacchetto), con gli accordi con le milizie libiche per “fermare gli sbarchi” finanziando i lager dall’altra parte del Mediterraneo, con la repressione del movimento NO-TAV, fino a oggi a proporre direttamente alla Lega un accordo per una nuova legge elettorale maggioritaria!
A me interessa continuare a confrontarmi con queste persone che sono scese in piazza in queste settimane: la nostra proposta è nuotare nel mare aperto, tra chi subisce le disuguaglianze, viene sfruttato dalle false cooperative o viene sfrattato dalle case popolari. Tra chi lotta ogni giorno contro le ingiustizie e chi può cominciare a lottare ora.
Non schierarsi è spesso una maniera per schierarsi. Allora voi schieratevi! E non solo contro la Lega, ma anche contro chi vuol farvi abboccare al suo amo “democratico” ancora una volta, perché fanno schifo entrambi.
La nostra proposta è semplice: bene non legarsi, ma bisogna nuotare fuori dalla rete tesa dal PD!
Marta Collot PaP
Dopo le dichiarazioni del fondatore delle sardine, Mattia, che si sente “ben rappresentato” dal centrosinistra emiliano a guida PD, a Modena il “portavoce” Jamal ha aperto il comizio di Bonaccini. Ironico il fatto che, contattato da una nostra candidata modenese a confrontarsi sulla lettera aperta che avevo inviato alle sardine (http://bit.ly/2OSr4kd), aveva risposto di no “perché avrebbe voluto dire schierarsi politicamente”.
Strana concezione quella dei rappresentanti delle sardine, che non vogliono schierarsi politicamente, ma si schierano con il PD. Mi sembra di capire che questo stia creando dei malumori fra quelle sardine che sono scese in piazza contro Salvini ma non per portare l’acqua al mulino del PD, quanto per esprimere il loro sdegno contro le politiche securitarie, anti-migranti, e antidemocratiche… Che sono le stesse politiche portate avanti dal PD con la legge Minniti-Orlando contro le persone in difficoltà abitative, con i pacchetti Minniti contro manifestanti, ONG e migranti (tutti in un unico pacchetto), con gli accordi con le milizie libiche per “fermare gli sbarchi” finanziando i lager dall’altra parte del Mediterraneo, con la repressione del movimento NO-TAV, fino a oggi a proporre direttamente alla Lega un accordo per una nuova legge elettorale maggioritaria!
A me interessa continuare a confrontarmi con queste persone che sono scese in piazza in queste settimane: la nostra proposta è nuotare nel mare aperto, tra chi subisce le disuguaglianze, viene sfruttato dalle false cooperative o viene sfrattato dalle case popolari. Tra chi lotta ogni giorno contro le ingiustizie e chi può cominciare a lottare ora.
Non schierarsi è spesso una maniera per schierarsi. Allora voi schieratevi! E non solo contro la Lega, ma anche contro chi vuol farvi abboccare al suo amo “democratico” ancora una volta, perché fanno schifo entrambi.
La nostra proposta è semplice: bene non legarsi, ma bisogna nuotare fuori dalla rete tesa dal PD!
Marta Collot PaP
Vale quanto ho già detto a Corvo relativamente alla “rete” che il PD tesse da decenni per accaparrarsi consensi. Aggiungo una cosa che non molti hanno osservato, nemmeno grandi commentatori politici nazionali: nelle manifestazioni dei Gillet gialli, esecrabili quando scadevano nella violenza, finalmente non ho visto una bandiera del comunismo, un’effige del Che, una falce e martello e così via. Sono spariti i simboli della liturgia marxista e finalmente!!! Liberiamoci dagli schemi, dagli uomini in divisa come Castro e Stalin, idolatrati per decenni dalla sinistra e liberiamo il nostro pensiero!!!
Ma insomma quanti erano presenti a Treviso con le “sardine”, 4/5/6 mila come riportato da diversi giornali ? Dicono che a Bologna le “sardine” apartitiche si siano divise. Motivo: concesso il palco al candidato PD per uno spot elettorale. Che poi lo stesso candidato PD ha offerto, sempre alle “sardine” striscioni propagandistici per il loro movimento. Non solo. Il PD sembra abbia offerto posti in lista a giovani apartitici -forse con la dicitura a fianco ” indipendenti”. E il suo blog, caro Vinicio, è pieno di sacchi, ma di iuta o carta ?
Da quello che mi descrive, caro Corvo, mi sembra che il PD non abbia perso la vecchia abitudine che era del PCI di fagocitare e metabolizzare tutto ciò che poteva arrecare qualche vantaggio alla propria causa. Fin dagli anni Settanta (prima non ricordo perchè ero troppo piccolo per occuparmi di queste cose) perfino un taglio di capelli o il modo di vestire anticonformista era preda del PCI che se ne appropriava e lo sfoggiava come “di sinistra”. Non fa meraviglia dunque che un movimento come quello delle “sardine” (che poi è da valutare se sia realmente spontaneo o creato ad arte) sia stato subito strumentalizzato dal PD.
Oggi a Villorba al Teatro del Pane, ore 18, un’opera sulla vicenda di Liliana Segre. Parteciperà anche Michele Bastanzetti del SAC, la cui proposta di cittadinanza onoraria alla senatrice a Vittorio Veneto non è stata presa in considerzione?
Sa che io ho proposto il mio spettacolo satirico teatrale e musicale al teatro del Pane e non mi hanno minimamente preso in considerazione. Preferiscono dare spazio a certo tipo di manifestazioni “politicamente impegnate” e in perfetta linea con il loro PROTOCOLLO. W il pluralismo allora!!!
Proprio ‘sto rinnovamento non viene. Meglio rifugiarsi nel passato, la storia. Intanto però gli altri vanno avanti e noi sempre lì ad inseguire e dicci su. Come nel Mes. Però riscopriamo l?IRI carrozzone di un tempo dove si sono accomodati partiti, sindacati amici e parenti per arrivare ai risultati di oggi dell’Ilva, dopo Bagnoli, e Altalia, gran mangiatori di risorse pubbliche.
Ci si rifugia nella storia culturale ma intanto gli altri europei vanno e guardano avanti nella nostra assenza. E poi leggi: Diplomate nelle università italiane, gli ospedali tedeschi le assumono con allettanti offerte
C’è lo scippo delle ostetriche italiane
I tedeschi sono venuti a contattare a Parma le neo-diplomate in ostetricia e hanno offerto un posto di lavoro a tempo indeterminato nei loro ospedali pubblici, un primo stipendio di 3mila euro al mese, alloggio, un corso gratuito in due fasi di lingua tedesca. Riflettere.
MOSTRA FOTOGRAFICA SU DOROTHEA LANGE.
Alla Barchessa di Villa Giovannina, a Carità di Villorba dal 30 novembre al 12 gennaio 2019, si svolgerà la mostra “Storie a Scatti.Dorothea Lange, American Exodus”, un progetto espositivo ideato da Reinhard Schultz della Galerie Bilderwelt di Berlino in collaborazione con l’associazione culturale Mandr.agor.art di Maria Francesca Frosi e con il Comune di Villorba, grazie all’impegno del sindaco Marco Serena ed , assessore alla cultura-Eleonora Rosso. La mostra viene considerata la continuazione di quella di Tina Modotti, fotografa e rivoluzionaria, sempre tenuta un anno fa alla Bachessa di Villa Giovannina. Tina Modotti ritornando dal Messico a San Francisco in tempi brevi e diversi tra il 1925 e il 1926 incontrò e fece amicizia con Dorothea Lange. Sembra che Dorothea consigliò a Tina l’acquisto della macchina fotografica Graflex, che divenne l’ occhio spietato di Tina sul Messico fine anni 20. Dorothea fotografò con una Graflex 4×5, innanzitutto, la miseria e la sofferenza negli Stati Uniti. Per questo, considerata come la madre della fotografia sociale americana, Dorothea Lange è importante nella storia della fotografia e la mostra a Carità di Villorba (Treviso) è un’ ottima iniziativa culturale per conoscerla.
Affermi che il SAC sarà pure un pesce che nuota nel torrente Meschio, o nuotava perché ora è un SAC anzianot, ma non viene invitato dalle sardine e cala la scure inesorabile del comico-censore Vinicio Corrent. Forse comico-censore pensa a una campagna del WWF a protezione dell’unico SAC in giro. GIU’ LE MANI DAL SAC!!!
Io sono per la salvaguardia di tutti i cittadini, quindi anche di te.
La ringrazio Corrent per l’ impegno che profonde nel tentare di insegnare un minimo di educazione a ‘sto Cecchini. Mi spiace solo che ciò le costi del tempo che potrebbe dedicare a preparare il prossimo sketch, magari sulle sardine venete (sarde en saòr) e il Paia.
Grazie Vinicio, ma mi salvaguardo da solo. Pensa a proteggere il SAC, che è il solo SAC in giro, magari lancia una campagna su WWF. Sono con te.
MANIFESTI ANTI-IMMIGRAZIONI CON IMMAGINE DI LAURA BOLDRINI A VITTORIO VENETO.
Non solo a Vittorio Veneto. A Mantova, i cartelloni sono apparsi da nord a sud: da Udine a Termoli, passando per Trieste, Brescia, la provincia di Bologna e altre città o cittadine disseminate in tutt’Italia.
Attacco a Laura Boldrini: manifesti anti-immigrazione con il suo volto
La scritta «Pensa come vuoi, ma pensa come noi» sotto il viso dell’ex presidente della Camera. I cartelli sono apparsi in numerose città. Nessuna rivendicazione. A Mantova indagati tre giovani di 29, 24 e 23 anni
di Giovanni Bernardi
Attacco a Laura Boldrini: manifesti anti-immigrazione con il suo volto I cartelli apparsi in numerose città nella notte tra mercoledì e giovedì
shadow
Sorpresi a Mantova mentre affiggevano una lunga serie di manifesti anti-immigrazione su cui campeggia un primissimo piano dell’ex presidente della Camera Laura Boldrini. Manifesti in tutto simili a quelli comparsi nella notte tra mercoledì e giovedì in molte città. A Mantova sono stati denunciati tre giovani. movimento o partito politico. Sebbene sia evidente la provenienza dagli ambienti di destra, sui manifesti non compare alcuna sigla, non è chiaro quale sia la regia dietro all’iniziativa.
Al centro dei numerosi manifesti, su uno sfondo bianco, campeggia un primissimo piano dell’ex presidente della Camera Boldrini. Subito sotto, in stampatello e di colore nero, lo slogan: «Pensa come vuoi, ma pensa come noi». Ancora più sotto la frase: «Gli immigrati ci offrono uno stile di vita che presto sarà molto diffuso tra tutti noi». A chiudere, il simbolo di un occhio e la misteriosa dicitura «Ministero della verità».
Sul manifesto viene riportata anche la specificazione «stampato in proprio». A Mantova nella notte sono stati affissi numerosi manifesti, tra gli altri anche sui piloni della tangenziale sotto viale Della Favorita, non lontano dalla discoteca Mascara, e in via Solferino, vicino all’ex Casa del Fascio destinata a diventare studentato universitario.
I tre giovani denunciati a Mantova sono stati sorpresi proprio mentre stavano affiggendo i manifesti sotto la tangenziale, in viale Della Favorita. Tutti residenti in città, si tratta di un 29enne con precedenti per reati (non particolarmente gravi) contro la persona, un 23enne e un 24enne invece incensurati. Tutti e tre, nel momento in cui sono stati intercettati dai carabinieri del Radiomobile di Mantova, non si sono professati appartenenti ad alcun partito o movimento, ma sarebbero comunque riconducibili ad ambienti di destra. Oltre a procedere con la denuncia, i militari hanno anche sequestrato i manifesti che i tre avevano con sé.
Oltre che a Mantova, i cartelloni sono apparsi da nord a sud: da Udine a Termoli, passando per Trieste, Brescia, la provincia di Bologna e altre città o cittadine disseminate in tutt’Italia. Nel frattempo arriva anche la presa di posizione di Potere al Popolo, per bocca dell’esponente mantovano del coordinamento nazionale Marco Rossi: «Probabilmente è l’ennesima carnevalata di alcuni gruppuscoli per farsi notare. C’è chi ha tempo da perdere in queste iniziative, mentre ogni giorno ci sono italiani e stranieri che vengono sfruttati e che perdono il lavoro a causa di imprenditori senza scrupoli. Noi combattiamo fianco a fianco di chi manda avanti questo Paese, mentre loro fomentano la guerra tra poveri per dividerli e trarne vantaggio elettorale».
30 Novembre (domani) le SARDINE finalmente approdano a Treviso in piazza Borsa. Vogliamo Toni Sardeòn sul podio degli oratori!
PERSONAMENTE SONO PIU’ PREOCCUPATO PER IL MES CHE PER IL SAC, CHE NON CONTA UN SAC.
CHE COS’E’ IL MES.
La crisi finanziaria del 2008 ebbe tra i suoi effetti, una accentuazione del ruolo della governance economica nella Unione Europea a scapito della già debole governance politica.
Già nel 2010, sull’onda della crisi del debito greco, attraverso l’ECOFIN, il Consiglio Economia e Finanza responsabile della politica dell’UE, aveva ideato due strumenti di assistenza temporanea per quegli Stati che si fossero trovati in condizioni finanziarie critiche: il Meccanismo europeo di Stabilizzazione Finanziaria (EFSM) e il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria (EFSF).
L’anno successivo, nel luglio del 2011, gli Stati membri europei concordarono di trasformare quegli strumenti di assistenza temporanea in uno strumento permanente, e istituirono il MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità.
Sarà bene ricordare che il Ministro dell’Economia e Finanze che trattò per l’Italia la partita per l’istituzione del MES, fu Giulio Tremonti con al seguito i suoi sottosegretari della Lega.
Furono dunque la Lega e il PDL a stabilire i contenuti e le modalità operative del MES, scrivendo un Trattato depauperante e liberticida.
Nel febbraio del 2012 il MES diventò legge dello Stato anche se la composizione della maggioranza parlamentare nel frattempo era mutata perché Berlusconi era stato sostituito da Monti.
La volata all’approvazione del MES, così come congegnato sin dall’origine, la tirò il PD.
Conoscere il funzionamento del MES diventa necessario per capire in quale nodo scorsoio abbiamo infilato il collo della nostra sovranità.
Se uno Stato membro ha una situazione di insolvenza o di illiquidità, e ha la necessità di attingere ad un programma di aiuti, il MES può decidere di erogare un finanziamento ma le condizioni poste incastrano lo Stato ricevente su due fronti, da un lato lo immiseriscono limitando le politiche interne, e dall’altro lo espongono alle bordate speculative esterne che vengono artatamente scatenate per indurre gli Stati a sottostare alle indicazioni ricevute.
Il MES fu ideato sulla considerazione che le correlazioni tra le economie dei singoli Stati erano talmente interconnesse che l’instabilità di uno Stato avrebbe potuto compromettere la stabilità di tutta l’area.
Per essere certi che agli Stati candidati a ricevere gli aiuti non fosse concesso di eludere le condizioni di restituzione, fu elaborato, subito dopo il MES, il Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance dell’Unione Economica e Monetaria, meglio noto come il Fiscal Compact.
L’Italia è tra i Paesi che hanno approvato il Fiscal Compact e che si sono impegnati al rispetto di cinque parametri economici ritenuti essenziali: l’obbligo del perseguimento del pareggio di bilancio; l’obbligo di non superamento della soglia di deficit strutturale superiore allo 0,5% del PIL (e superiore all’1% per i paesi con debito pubblico inferiore al 60% del PIL); la significativa riduzione del rapporto fra debito pubblico e PIL, pari ogni anno a un ventesimo della parte eccedente il 60% del PIL; l’impegno a coordinare i piani di emissione del debito col Consiglio dell’Unione e con la Commissione europea
L’Italia è andata anche oltre le indicazioni del Fiscal Compact perché le ha finanche costituzionalizzate, modificando l’art.81 della Costituzione e facendo diventare il pareggio di bilancio un cardine costituzionale.
L’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione, in effetti, ha avuto quale effetto distruttivo, la costituzionalizzazione della perdita della sovranità finanziaria dello Stato italiano, da non confondere con la sovranità monetaria che era già stata ceduta con l’introduzione dell’euro.
La sovranità monetaria consiste nella facoltà che ha uno Stato di emettere o stampare moneta in linea con la propria politica monetaria.
La sovranità finanziaria si concretizza, invece, nella facoltà che ha lo Stato di riconoscere i propri debiti ma soprattutto di stabilire quali debbano essere le forme di pagamento e l’eventuale loro estinzione.
L’Italia non ha più né l’una nè l’altra, ma si arrabatta lasciando intendere di portare avanti una difesa degli interessi nazionali di facciata, mentre nel contempo svende e privatizza fino all’inverosimile.
Nonostante l’approvazione dei Trattati istitutivi del MES e del Fiscal Compact, la Germania ha un problema ingestibile con la Deutsche Bank e ha bisogno di un salvataggio a spese dei titoli di Stato di tutta l’area euro, dunque anche svalutando attraverso il MES i titoli italiani.
In definitiva, quello che è stato già fatto con la Germania dell’Est, ora deve essere replicato con tutti gli Stati membri dell’Unione e soprattutto con l’Italia.
E così la Germania ha fatto pressioni per modificare il MES in senso ancora più restrittivo sapendo di poter contare, in Italia, su forze governative come la Lega, il PD e il M5S che dalla distruzione del sistema democratico italiano hanno dimostrato di avere tutto da guadagnare.
Nel giugno del 2019 i due vice-premier Salvini e Di Maio (definizione comunque inesistente nella nostra organizzazione statuale che, al più, riconosce i Vice Presidenti del Consiglio), incaricarono il Presidente del Consiglio (che nei fatti era il loro Amministratore di sostegno) di contribuire ad elaborare, con un proprio contributo, una proposta di modifica del MES la cui approvazione definitiva sarebbe stata comunque demandata al Parlamento entro il dicembre 2019.
La riforma del MES non è dettata da una crisi dei bilanci pubblici, quanto piuttosto da una crisi dei bilanci bancari e primo fra tutti proprio quello della Deutsche Bank che non sa come allocare una quantità di ‘derivati’ provenienti da Londra a seguito della Brexit, e ha bisogno di adottare un meccanismo usuraio verso gli altri Stati.
Il MES può contare, in via teorica, su un fondo da 700 miliardi di euro, e da quando è stato istituito ha già erogato complessivamente, 254 miliardi all’Irlanda, alla Spagna, al Portogallo, a Cipro e tre volte alla Grecia.
L’Italia ha sottoscritto il proprio impegno alla costituzione del fondo con 125,4 miliardi; questa cifra è stata stabilita quando al Governo c’era Berlusconi con la Lega, ed è stata confermata dal PD successivamente in sede parlamentare.
La Germania ha valutato, d’intesa con la Francia, che nonostante l’istituzione del MES che aveva vincolato gli Stati fin dal 2012, nessuno ha ristrutturato il proprio debito come si auspicava, e allora occorre procedere con una operazione di forza che indebolisca irreversibilmente gli Stati in difficoltà, con una privatizzazione ancora più selvaggia di quanto sia stato fatto finora.
Così hanno proposto di modificare i meccanismi di stabilità economica mettendo sotto ricatto gli Stati che hanno ancora una residua capacità economica, come l’Italia, contro cui è facile agire per via di una classe politica complessivamente cialtrona, pur nelle diverse specificità.
Lega e M5S erano al Governo quando è stata proposta la riforma del MES con un accordo di massima, e leggendo le sbruffonate di questi giorni, le conclusioni a trarsi sono ovvie: o non avevano capito allora ed è inaccettabile che si governi senza comprendere, o sono in malafede ora, terzium non datur.
Il PD è il partito che ha da sempre l’obiettivo di trasformare l’Italia nella culla della privatizzazione e il MES riformato è la realizzazione dei loro sogni perversi.
Se già la Commissione Europea aveva un deficit democratico essendo una istituzione non elettiva e che non rispondeva nemmeno al Parlamento Europeo, ora parte del potere della Commissione passa al board del MES, che sarà determinato a decisioni più tecniche che politiche, e sarà sordo alle istanze che potranno derivare dai singoli Stati.
Il MES che ci stanno regalando Lega, PD e M5S consegnerà il potere ad una élite finanziaria che soffrirà nei confronti delle politiche sociali e delle tutele individuali e collettive, lo stesso fastidio che provoca il ronzio delle zanzare d’estate.
Al Teatro del Pane a Villorba, domenica 1 dicembre va in scena Fino a quando la mia stella brillerà-Storia di Liliana Segre.
Se ti azzardi a dire che il SAC ha imparato l’inglese non a Oxford, ma alle scuole medie di Ceneda, Vinicio Corrent inesorabile ti censura. La censura di Vinicio Corrent sta diventando una censura comica,
Si moltiplicano in queste ore le piazze delle cosiddette “sardine” in chiave antilega, contro la politica della paura, dell’odio, dei muri. Un movimento fluido e molecolare convocato tramite social network. Nessun vestito o distintivo politico, siamo apartitici tengono a precisare i promotori. Un entusiastico editoriale del quotidiano il Manifesto parla delle “sardine” nei termini di “contagiosi anticorpi contro le destre”. Ieri eravamo in presenza dei girotondi, del popolo viola contro Berlusconi oggi fanno la loro comparsa “inarrestabili banchi di sardine…contro l’odiatore seriale a capo della Lega”.
Ben venga tutto ciò che è sussulto democratico, mobilitazione antifascista, moto di opinione ispirato ai valori della Carta Costituzionale. Moto che, nell’immediato, può produrre qualche incoraggiamento politico, qualche spostamento elettorale, il che è già qualcosa, ma nulla di più. La questione dirimente è un’altra. Riguarda lo scontento sociale gigantesco che c’è in questo momento nel Paese. Oltre un certo limite – limite che è stato abbondantemente superato in Italia – le disuguaglianze sociali, la disoccupazione, la precarietà lavorativa, il peggioramento delle condizioni di vivibilità sono all’origine del crollo della credibilità della politica, delle istituzioni, sono all’origine di tutte le patologie sociali.
Il populismo di destra è una patologia sociale che può essere contrastata solo in presenza di risposte positive in tema di diritti sociali, lavoro, redditi, pensioni, sanità, di lotta alle ruberie e alle disuguaglianze sociali venute avanti in anni di sciagurate politiche neoliberiste impersonate dalle forze di centrodestra e centrosinistra. In assenza di un’azione di contrasto a politiche ingiuste che hanno messo in stato d’accusa il sistema precedente e le forze che lo costituivano, il populismo di destra rimane in tutto e per tutto un possibile esito della crisi in atto. Dunque, bene che si manifestino movimenti critici di cittadini ma più che mai rimane urgente, indilazionabile la necessità di una ribellione al furto di diritti, di reddito, di dignità operato dal liberismo, la necessità di affrontare il tema della costruzione di una politica alternativa. Da affrontare avendo riguardo per le molteplici forme di impegno politico, sociale e culturale di tutti coloro che oltre a riconoscersi nei valori della Costituzione antifascista si battono, non da oggi, per chiederne la pratica applicazione.
Visto che questo blog, introdotto da sapidi sketch, pare diventato (esperimento interessante) una specie di SPEAKERS’ CORNER fatemi ricordare che oggi è il 75° anniversario dell’ eccidio del forte Tortagna-colle del Melogno in cui 17 giovanissimi Alpini vennero brutalmente trucidati a sangue freddo dai partigiani della brigata garibaldina. Due di quelli Alpini, tra i quali la Medaglia d’Oro V.M. Mario Da Re erano di Vittorio Vento, gli altri quasi tutti della Marca. Nonostante le sollecitazioni del SAC protocollate a mia firma né il Sindaco né l’ ANA di Vittorio hanno ritenuto di ricordare questa terribile e molto istruttiva pagina di storia. Grazie Corrent per lo spazio che dai a chi crede che la libertà d’opinione sia un valore
Assolutamente doveroso da parte mia dare spazio a chi come lei ricorda queste atrocità che non hanno colore politico e che DEVONO servire da monito affinché non accadano più in futuro.
Non c’è dubbio che mentre il Bastanzetti del SAC non viene preso in considerazione da nessuno a Vittorio Veneto vi sia del feeling tra il SAC e Corrent. Che Corrent pensi a un possibile video comico con protagonista il Bastanzetti del SAC? Lo aveva promesso tempo fa e temi sono molti.
Nessun feeling, ma rispetto da parte mia di chi fa interventi sensati e non sconsiderati attacchi personali. Caro Cecchini non ti ho mai censurato quando anche tu ti esprimi nel rispetto di tutti.
Se esprimo opinioni su chi è in realtà il Bastanzetti del SAC vengo cenurato, ma le censure o tue o di altri non mi intimidiscono. Le mie opinioni su quel SAC del Bastanzetti del SAC sono basate sulla sua biografia. Comunque a quando il video promesso con il Bastanzetti del SAC protgonista?
Anche l’ANA di Vittorio Veneto prende il considerazione l’alpino Bastanzetti del SAC. Chi prende in considerazione Bastanzetti del SAC, oltre comico Corrent e direttrice Da Ros?
Sicuramente tu. È la tua ossessione ormai.
Io son tra gli Alpini che non dimenticano i fratelli che hanno onorato la nostra divisa con dignità onore e disciplina. Tra essi la Medaglia Oro VM Mario Da Re, mio concittadino.
Gli Alpini rappresentano una componente importantissima di questo paese per la dedizione, l’abnegazione e il coraggio con cui l’hanno sempre servito.
Nessuna ossessione, Vinicio. Commento, per alcune ragioni, in alcuni spazi quel Bastanzetti del SAC, contribuendo a far conoscere chi è, ma scrivo e mi dedico a molto altro. Per esempio in contatto con la senatrice Tatjana RoJav ho ripreso a scrivere sulla riabilitazione dei fucilati durante la Grande Guerra.
Ottima iniziativa, Le faccio i miei complimenti sinceri!!!
Brasile, arrestati quattro attivisti ong antincendio: appiccavano loro i roghi
Dovevano combattere gli incendi, ma appiccavano roghi per ricevere finanziamenti internazionali. La sinistra brasiliana: “Una montatura”. Federico Giuliani euronews
– informati dall’Economist: negli ultimi venticinque anni in Europa le foreste sono cresciute per un’estensione pari a quella del Portogallo
-da ricordare che parlano di un inceneritore a Vittorio ma nessuno lo vuole. Bruciare per ricavare energia per i cittadini all’estero si ma in Italia che vadano in un altro comune a bruciare i rifiuti della propria città WW la solidarietà ed economia circolare
Mi piace quel speaker corner. Però dopo 5 anni almeno che solleva gli stessi problemi , scrive a tanti e inascoltato mi permetta chiamarla Repeater arguments by election
ULTIMISSIME: Biella, Medaglia Oro per la Resistenza con sindaco leghista ci ripensa e dopo che lo stesso sindaco si è dato del cretino per averla rifiutata in un primo tempo, ha ora deciso di conferire la citt. onoraria alla Segre. SVEGLIA VITTORIO!!!
SVEGLIA SAC!!! Quando ti renderai conto che a Vittorio Venete, oltre dIrettrice Da Ros, nessuno ti prende in considerazione.
Cari Vinicio, Cecchini, Bastanzetti, per salvare l’Italia non serve la cittadinanza alla Segre.
“Per salvare l’Italia serve unità nazionale ma non ne siete capaci
Il Paese sta crollando. Eppure nessuno ha la voglia, la forza morale e il coraggio di sporcarsi le mani e raccogliere l’appello che arriva dalle Sardine mettendo da parte i miserabili affari di partito.
Peppino Caldarola 26.11. 2019”
Le Sardine insegnano. QUESTI DICONO COSE DA PAZZI. NON ALIMENTANO PAURA E ODIO…”
Cantano l’inno di Mameli. Scuotono UNA CLASSE DIRIGENTE ALLA DERIVA, ma anche certi commentatori legati al passato senza considerare i problemi del presente e senza visioni per il futuro.
Caro Cadorin, scusa, ma non sono tanto coglione da credere che un cambio polico-sociale in Italia dipenda da dare la cittadinanza onoraria alla sentrice. Non fare confusione, altrimenti non riesci a leggere la realtà.
Lei ha interpretato male. Io ho solo detto che le battaglie su cui impegnarsi, per persone come lei, oggi sono altre.E legga il mio post dove riporto alcune dichiarazioni della Segre
Lei non si ricorda quello che ha scritto.
Cari Vinicio, Cecchini, Bastanzetti, per salvare l’Italia non serve la cittadinanza alla Segre.
Leggo e ascolto quello che dice la senatrice Segre.
Un’ altra stranezza, Corrent, e questo va a suo merito, è che un argomento così tosto come il caso Segre a Vittorio Veneto, abbia trovato uno spiraglio di confronto solo nel suo blog (apparentemente umoristico) mentre la società civile ed i circoli politici locali non fiatano. Paiono come cloroformizzati.
Michele Bastanzetti del SAC probabilmente passa molto tempo nella collina Monte Altare a dare la caccia al cobra africano e non sa quello che viene discusso nei circoli politici di Vittorio Veneto, dove d’altra parte non viene invitato.
Una volta di più aveva ragione Dario Fo quando diceva che il giullare fa paura al re perché lo mette nudo. Nella storia i re hanno sempre cercato di controllare la cultura: Augusto chiamò alla sua corte i più famosi poeti, scrittori e storici; Federico II creò la Scuola Siciliana bandendo i giullari dal suo regno e i veneziani crearono l’università a Padova, per tenere lontane dalla città le eventuali minacce destabilizzanti che potevano nascere tra gli studenti. A buon intenditor…
Vinicio, che i circoli politico culturali di Vittorio Veneto tengano lontano, confinato nella collina Monte Altare il Bastanzetti del SAC?
Felicissimo di ospitare nel mio blog una discussione riguardante la Sig. Segre auspicando che serva a non dimenticare mai le atrocità che sono state fatte dal nazismo!!!
È singolare che Vittorio Veneto, una della città simbolo della Resistenza e della storia dell’Italia unita, non solo non abbia revocato la cittadinanza onoraria a B. Mussolini ma neppure voglia attribuirla alla sen. Segre (proposta SAC). Di più, la giunta di centrosinistra ha pure accolto in città senza particolari resistenze la sede provinciale di casa Pound. Boh… dove è finita la sinistra vittoriese?
“CREDO CHE LILIANA SEGRE NE ABBIA PIENE LE SCATOLE DI ESSERE TIRATA PER LA GIACCHETTA” – VITTORIO FELTRI: “TROVO RIDICOLO E ASSURDO CHE SI SIA SCATENATA LA CORSA A CONFERIRE LA CITTADINANZA ONORARIA ALLA SENATRICE DA PARTE DI VARI COMUNI. UNA SORTA DI COMPETIZIONE INSENSATA TESA A GARANTIRE PUBBLICITÀ A GENTE CHE NON MIRA AD ALTRO CHE A FARSI BELLA. CHE VOLETE CHE IMPORTI ALLA SEGRE?”
Da quanti anni la Segre è in vita e in parlamento ? Perchè solo adesso la si innalza sull’altare, se ne fa una bandiera? Bene fa il Sindaco Miatto a non partecipare a questa pancianata che serve solo a creare confusione patetica.
Non sono per nulla d’accordo con Feltri. Anche se tale tipo di riconoscimento è arrivato tardi è sempre ben accetto. A noi non deve nemmeno importare il modo e il perché sia avvenuto. L’importante è che ci sia stato. Ricordo che anche il libro “Se questo é un uomo” di Levi non trovò all’inizio quel riconoscimento che, sacrosanto,gli arrivò più tardi.
Vinicio sono pienamente d’accordo con te. La senatrice Liliana Segre sta accettando tutte le cittadinanze onorarie che le vengono assegnate. Per quanto riguarda il sindaco Miatto , credo, che la questione sia ancora aperta e che sia solamente non stata presa in considerazione una proposta. La condanna delle frasi d’odio a Salvini e alla Meloni sia in armonia con la sua persona e il suo ruolo.
Vinicio, forse lei non tiene conto che la Segre oggi è strumentalizzata dalla politica e usata contro Salvini, Rilegga o legga il mio primo post dove anche la Segre si ribella al fatto di averla fatta una bandiera divisiva. Lei, lo ha detto, è contro l’odio, è per unire e non per dividere. Finiamola con questo antifascismo prima maniera che serve solo, oggi, a far diventare belli una sinistra senza programmi.
Abbiamo già votato per no al fascismo e oggi dobbiamo farlo per altri motivi, dobbiamo fare altre scelte, vale a dire rimettere in moto l’Italia, investire, contro la decrescita felice.
Impegniamoci sui problemi concreti della vita di oggi, non creiamo distinzioni storiche inesistenti . Che poi ci siano delle minoranze che ricordano con nostalgia il passato, sta a noi, alle nostre scelte non portare ad ingrossare quelle file.
Cecchini non è che i Comuni di sinistra seguono il PD in questa iniziativa che nasconde altro, e quelli di destra e Lega li seguono perchè non si dica che loro sono fascisti ?
E una volta raccolte tutte le cittadinanze l’Italia di oggi, per il Governo e l’opposizione cosa cambia ? Faranno le riforme, salveranno i risparmi degli italiani, investiranno in opere pubbliche, risolveranno i problemi ILVA e Alitalia ? Cambieranno quota 100, pensioni, e il reddito di cittadinanza nelle forme attuali che non hanno dato i risultati previsti, fatti per prendere voti ? Tanto per dire.
Chiacchere per distogliere gli italiani
Cadorin la cittadinanza onoraria alla enatrice non viene data solo da comuni amministrati dal PD, ma anche dalla Lega. La realtà poi non va confusa; una cosa è riconoscere alla senatrice Segre l’onore per quello che rapresenta altro sono i problemi reali. Gli italiani non si fanno distrarre, vedi la manifestazione domenica sera contro il Mose o l’attenzione e mobilitazione sull’ex Ilva, etc.,etc..
Bastanzetti, lasci perdere la strumentalizzazione della Segre alla quale si è opposta come da mio post qui nel blog aggiungendo che è contro l’odio e gli attacchi a Salvini e Meloni.
Ieri la Chiesa metteva fuori le porte Il PCI e il materialismo storico, oggi crea distinzioni fra i cattolici fascisti e antifascisti che non hanno scritto in fronte l’appartenenza a uno dei due fronti. Ecco allora Don Massimo Biancalani, il prete che canta Bella ciao: “Accolgo un fascista in chiesa a una condizione”
Don Massimo Biancalani, il prete che canta Bella Ciao con i fedeli nella sua parrocchia, a Vicofaro, in provincia di Pistoia, è stato ospite di Serena Bortone ad Agorà, su Rai tre: “Accolgo un fascista in chiesa soltanto se fa un percorso di redenzione, con ideali di pace, giustizia e libertà”. Ma la Chiesa non è per la accoglienza “dei peccatori” ? I cattolici che non votano sinistra devono farsi una chisetta per conto loro?
Capisco lo smarrimento aggiuntivo del Cecchini. Se la sinistra vittoriese – che non condivide la cittadinanza onoraria alla Segre (copyright SAC) – non sa più incarnare i valori dell’ antifascismo vuol dire che ormai è persa. Dispiace.
Grazie per aver sollevato la questione, così imbarazzante per la sinistra vittoriese. Han strepitato come zitelle acide per l’ apertura in città di una innocua sezione Pound e non dicono una parola sul diniego della Lega a concedere (copyright SAC) la cittadinanza onoraria all Segre. Che,se non altro, servirebbe a bilanciare quella concessa dai vittoriesi a Mussolini.
Il Bastanzetti del SAC ha difficoltà a capire. Lega, PD, etc.,etc., non si oppongono tanto ad una cittadinanza onoraria alla senatrice Segre, ma non prendono in considerazione le proposte del Bastanzetti del SAC, qualsiasi siano. Il Bastanzetti del SAC per molte ragioni non viene preso in condiderazione, oramai conta un SAC.
Evidentemente, Cecchini, PD-sinistra tutta – Anpi- Isrev di Vittorio che non hanno sostenuto la mia proposta di cittadinanza onoraria alla Segre, tengono la senatrice sopravvissuta ad Auschwitz ed il sottoscritto nelle identica considerazione del sottoscritto (ci ignorano). Mi fa piacere essere in buona compagnia.
E complimenti a lei per il linguaggio che usa, dimostrante ancora una volta le scuole e la vita che ha fatto…
Il Bastanzetti DEl SAC è anzianot e ha le idee confuse. La senatrice Segre sta ottenendo la cittadinanza onoraria in molte città anche amministrate dalla Lega. A Vittorio Veneto la Lega non ha preso in considerazione la proposta del Bastanzetti del SAC e PD, sinistra tutta, ANPI, ISREV non l’ ha appoggiata. Le ragioni possono essere condotte al fatto che il Bastanzetti del SAC per la sua storia ora non conta un SAC. Comunque fa bene il comico Vinicio Corrent a proteggerlo, è il solo SAC in giro è può essere protagonista di video comici. La biografia del SAC offre molti spunti.
La Lega a Treviso ha dato la cittadinanza onoraria alla senatrice Segre. Vittorio Veneto PD, la Sinistra in genere, l’ ANPI e l’ISREV non fanno orecchie da mercante, ma non prendono in considerazione il Bastanzetti del SAC che ora parla con il nos maiestatis a nome di cittadini, mentre è noto a tutti che il SAC è solo quel SAC del Bastanzetti del SAC. Tempo fa l’ANPI ha promosso un’azione per togliere la cittadinaza onoraria a Benito Mussolini, ma sembra che quel SAC del Bastanzetti del SAC non abbia aderito.
MICHELE BASTANZETTI DEL SAC E LA CITTADINANZA ONORARIA A VITTORIO VENETO ALLA SENATRICE SEGRE
In molte città viene data l’onorificenza onoraria alla senatrice Segre. Ultimamente Genova l’ha concessa.
Non Vittorio Veneto, ma l’appello a concederla è stato fatto giorni fa da Michele Bastanzetti del SAC e si sa che in genere il Michele Bastanzetti del SAC non viene preso in considerazione. Vedremo.
Bastanzetti ha fatto una lodevole iniziativa che gli rende onore!!!
Ma perché fare a gara oggi fra i Comuni per cittadinanza alla Segre, cosa si vuol dimostrare ?
Liliana Segre, lezione agli antifascisti della domenica: “Cosa penso di Matteo Salvini”.. Liliana Segre in un’ intervista sabato c.m. al Corriere della Sera in cui la senatrice prende le distanze da chiunque provi a strumentalizzarla per demonizzare l’ avversario politico Salvini o per imporre l’ egemonia del pensiero unico… «Colgo l’ occasione per esprimere ( a Salvini e Meloni) loro solidarietà. , avverte la senatrice. «Sarò un’ illusa, ma continuo ad auspicare che tutti si uniscano in un impegno bipartisan per prevenire le epidemie dell’ odio. Io ho sperimentato i danni che possono produrre».
Liliana Segre sta accettando le cittadinanze onorarie.
Per alcune ragioni il Michele Bastanzetti del SAC non viene preso in considerazione. Per esempio si rivolge all’ANPI che non dimentica che il Michele Bastanzetti del SAC tempo fa voleva abolire il 25 aprile.
Qui c’è poco da scherzare Vinicio. Ma se vuole approfondire trovo PENOSO che una città come Vittorio Veneto, Medaglia d’ Oro VM per meriti acquisiti nella Lotta di Liberazione non prenda in considerazione la nostra proposta di citt. onoraria alla Segre. Fanno orecchie da mercante il leghisti, e li capisco, ma che le facciano pure il PD, la Sinistra in genere, l’ ANPI e l’ISREV …questo fa molto pensare. E pensi che Vittorio annovera tra i suoi cittadini onorari perfino Benito Mussolini.
La Lega ha dato a Treviso la cittadinanza onoraria alla senatrice. Vittorio Veneto PD, la Sinistra in genere, l’ ANPI e l’ISREV non fanno orecchie da mercante, ma non prendono in considerazione il Bastanzetti del SAC che ora parla con il nos maiestatis a nome di cittadini, mentre è noto a tutti che il SAC è solo quel SAC del Bastanzetti del SAC. Tempo fa l’ANPI ha promosso un’azione per togliere la cittadinaza onoraria a Benito Mussolini, ma sembra che quel SAC del Bastanzetti del SAC non abbia aderito.
Incomprensibile l’atteggiamento della sinistra che d’altra parte conferma di essere tutto fuorché sinistra. È una compagine che fa gli interessi della finanza, della tecnocrazia europea e non più dei poveri.
Vinicio, incomprensibile la sinistra per non caga il Bastanzetti del SAC? Anche la Lega non lo caga.
Vale sempre, Vinicio, la sua censura
Attenti leghisti che dopo le cuche e nosee arrivano le noci e nocciole magari benedette, anche per Zaia.
Emilia. La Chiesa a gamba tesa su Salvini: arriva il manifesto anti sovranista
A due mesi dalle regionali in Emilia Romagna, la Chiesa scende in campo contro Salvini. In arrivo il manifesto anti sovranista dal titolo Odierai il prossimo tuo.
Si ritorna al monito per i cattolici: Vota (DC di allora e i vecchi ricorderanno)) e attenti che anche dentro il seggio Dio ti vede.
La lotta si fa dura ma se perde il PD-M5s perde anche la Chiesa, che se frega chè il Vaticano non si distrugge mai.
Vincerà sempre anche perché ha menti finissime al suo servizio. D’altra parte lo stato della Chiesa in Italia centrale è stato molto forte. Sarà una battaglia dura e significativa per il futuro politico della nazione…
A lei Vinicio perché non la buttiamo in ..mare( vacca sulla terra ferma) ? Io, male inizio.
Ve l’avevo detto che in mancanza di pesci grossi sarebbe venuto il momento per noi piccoli. Dal mare al governo
-La mamma sardina al figlio in partenza pe il nuovo mondo terra: non ti fidare di nessuno e, interrogato, taci. Muovi solo la coda.
– Il figlio sardina: il problema a Roma sarà quello di vestirmi e non essere messo a nudo. Finalmente anche per noi la gnocca, dopo la griglia.
Salvini, adesso oltre il governo dovrò chiedere pieni poteri anche per il mondo marino prima che altre fravaglie avanzino pretese.
Vinicio, se rompo, non pubblichi
Forma elettorale, discorsi di sempre. Maggioritario, due blocchi che si confrontano e uno vince e uno perde. Uno governa e l’altro si oppone. FACILE, alla americana o inglese, se non fosse che in Italia l’offerta politica è talmente frastagliata numerosa che nessun partito supera il 20% dei consensi A monte quindi è necessario arrivare a composizioni delle due liste a semplificare l’offerta. Ma sia allo interno della destra che della sinistra le differenze programmatiche e sociali e disegni futuri, sono profonde e quindi l’unità elettorale difficile, laboriosa
Poi c’è il proporzionale con varie forme, alla francese, doppio turno tipo Comuni ecc. In parlamento più gruppi che dovranno formare il Governo. Oggi in Italia è chiaro che la Lega, mettiamo pure con il 35% , e il PD , diamo pur il 25%, puntano al maggioritario perché così e per legge, i partiti più piccoli delle due aree sarebbero costretti a schierarsi da una parte e dall’altra senza rompere tanto le “balle” ai maggiori in termini di programmi. Ma questo maggioritario in Italia, adesso, potrebbe provocare un aumento delle astensioni dalle urne da parte di chi non si ritrova nelle leadership programmatiche principi e gestione del potere del PD e Lega. Giorgetti Lega ha posto correttamente una soluzione.
Censura continua. Apprezzi che quel SACHET del SAC, anzianot, cucchi ancora e comico Vinicio Corrent ti censura. Che comico Vinicio Corrent sia più censore che comico?
Resto sempre comico, se censore un censore con forte senso dell’umorismo.
Bene!!!
Vinicio se vuole lo pubblica
Dae cuche e nosee al pes bauco.
Ultime notizie. Con le sardine confluiscono grillini scontenti, la Greta con la fine del mondo, un qualche PD ufficiale. Imoltre si dice che Di Maio uscirà dalla battaglia interna grillina per fondare un movimento vicino alla Lega. Insomma quello che non manca in Italia è la fantasia politica e si creano, fondano partiti e movimenti ogni giorno. Ma non cambiano le persone fondatrici.
Posizione Chiesa non pervenuta, ma in altra parte di OT il Vice Direttore ci propone chi è con Ruini e colloquiare con Salvini considerato cattolico, così lui afferma, e chi invece è per considerare chi vota Lega fuori (?) dalla Chiesa, quasi una scomunica.
La Chiesa tace su morti e insurrezione Hong Gong. Mettersi contro la Cina non è d’uopo.
Decida lei, caro Vinicio,.se vuole pubblicare questo post.
Altro che cuche e nosee e pensi ai fatti suoi.
Inizia lo Stato di polizia fiscale. Entro il 31 dicembre va recepita la direttiva di Bruxelles sul “whistleblowing” spie fiscali, anonimi, che denunciano evasioni, sentiti o visti Giusto che tutti paghino le imposte. Ma.. a cosa serviranno maggiori introiti ? Non alla diminuzione del debito pubblico visto che finora a fronte di maggiori entrate fiscali si sono avute maggiori uscite pubbliche e non di investimento per creare posti di lavoro ma bensì posti a tavola. Meno 350 parlamentari ma già 350 nuovi assunti nella burocrazia per non contare le assunzioni di amici-consulenti per i grillini che non sanno governare. Ecco, dove andranno a finire le maggiori entrate dovute allo spionaggio ? Il Giudice che dovrà incaricarsi della istruttoria come riuscirà a distinguere se la spia dice il vero o si vendica, magari un dipendente licenziato, denunciando fatti del si dice? Insomma dalla libertà eccessiva alla punizione esemplare
Se commenti SACCHET Vinicio Corrent ti censura.
Io ti richiamo soltanto al rispetto delle regole.
Rispettare le regole è non commentare SACCHET o fare domande a SACCHET? Per esempio ho solo chiesto se SACCHET ha imparato il suo ottimo francese in Francia o alle scuole medie di Ceneda.
Vinicio, ma ‘sto Sardeon c’entra in qualche modo col neonato, interessante, movimento antipopulista delle sardine?
No,a meno che non ci sia una ricetta per friggerle. Sono interessanti? A me sembrano una riedizione dei girotondi. Le solite trovate di radical chic annoiati e saccenti incapaci di capire i veri problemi della gente normale, del popolo insomma parola che sembra sparita dal vocabolario della sinistra.
Però…”Toni Sardeon leader delle sardee in saor-Veneto” suona che è na maraveja ! almeno come sketch.
Questa fravaglia di sardine dopo quella dei tonni a 5 stelle, sa tanto di PD tanto che a Bologna per ammissione loro, sono venuti a galla dopo aver sentito una parte della politica quella che a loro sembra la migliore (sic!) alcuni piddini. PD che dopo aver optato la presenza in liste civiche senza logo di partito in altre, ora sembra abbia delegato la piazza ad altri mantenendo la presenza nelle istituzioni. Direi che cercano di scimmiottare il M5s. La base del loro impegno civili è: basta slogan e qui hanno ragione, ma dimenticano anche basta vecchie politiche della sinistra che non riescono a risolvere i problemi del Paese. Non affrontano i problemi pratici, giustizia investimenti posti di lavoro politica europea e internazionale, immigrazione; Problemi che non trovano ancora soluzioni condivise e sulle quali si formano governo e opposizione. ‘Sta fravaglia ha qualche idea o basta andare in piazza contro qualcuno e quindi non è al di sopra delle parti, ? Lega, populismo non si combattono con il numero di presenze nelle strade ma con soluzioni ma con proposte pratiche. Che studino, che imparino dalla gaffe dei grillini al governo. I dipendenti MISE dicono di essere bloccati, di non lavorare, di essere diretti dall’amico di di Maio, Barca despote. E il Mise è quello che ha in mano, tra le altre, le pratiche Ilva e Alitalia.
Dopo la battuta sui 95 anni e da una intervista di Abanese che mi pare in linea
ANTONIO ALBANESE TORNA AL CINEMA E SI SCATENA: “PRIMA VOTA E POI RIFLETTI. PRIMA INSULTA E POI RAGIONA” «Si scrive prima e poi si pensa. Si insulta e poi si ragiona. Follia»
In uno dei miei disegni preferiti c’e un uomo, orribile, che si fa la barba con una mano e con l’altra disegna una donna nuda, ma lo fa a partire dal culo. C’e un’ironia potente».
Per me e una festa il cibo, come i panini imbottiti e le frittate che invadevano l’aria nei vagoni dei treni da Milano al Sud. Altro che chef».
Cosa la spaventa?
«L’egoismo e la stupidita, l’individualismo menefreghista. Si sta perdendo il rispetto, la gentilezza, il valore dei rapporti veri.
Non farsi condizionare. Come?
«Coltivando una sana semplicita. Se hai un’idea, prova a vedere a cosa porta prima di esporla o di abbracciarla, pensa alle conseguenze
Mah, alle volte un sano individualismo è meglio di una falsa partecipazione che è molto spesso determinata da pura curiosità e desiderio di consolarsi se agli altri va peggio.
Cuche e nosee non hanno colore giallo verde rosso vivo o sbiadito, ne tifano per Papa Francesco o Ratzinger, la teologia della liberazione o la tradizione cattolica. Mangiate con il pane, cuhe e noesee, sono una prelibatezza, come l’uva o l’oliva con il pane. Resta se è meglio banchettare da soli o con altri commensali. Se nei film suoi è meglio farsi ritrarre da solo o assieme a un pochi di noi.
Piove mi è venuto in mente un detto trevisan: il caldo e freddo, il sole e la pioggia non stanno dentro le siese. Per dire che tarderanno a venire ma verranno. Detto ad amici pochi lo conoscono
Le nosee sono le nocciole o noccioline, le noci si chiamano cùche…
In realtà esiste anche il lemma “nose”: Pan e nose magnar da spose, nose e pan magnar da vilàn. (Dizionario Emilio Zanette)
Interessante, naturalmente cuche in francese!!!
Bravo. Tutti ricordiamo,Vinicio, il “Voulez vous COUCHER avec mois ce soir” di Lady Marmalade. Nel dialetto di Sardeòn il cuchér è il noce e “cucàr” vuol proprio anche dire “coucher”. Misteri linguistici.
Stasera se cùca!…
Vive la France allora!!!
Quel SACHET del SAC nonostante sia anzianot cucca. Bene!!! A Vittorio Veneto non lo cagano, se non per piglIarlo per il culo, ma quel SACHET del SAC cucca.
NOSE&NOSEE SAC&SACHET
NOSEE > NOSE > MOSE > AQUA GRANDA > PASSEREE > POITICI > ZAIA.
Come vede anche Lei Paia, alias Zaia c’è sempre!!!
Grande!
Grazie Francesco