Robert Kennedy (6 giugno 1968)
Il 6 giugno 1968 veniva assassinato a Los Angeles Robert Kennedy.
Oggi, 6 giugno 2021 ricordiamo questo suo discorso tenuto all’università del Kansas il 18 marzo del 1968, (tre mesi prima di cadere vittima in un attentato a Los Angeles, all’indomani della sua vittoria nelle elezioni primarie di California e Dakota del Sud).
«Con troppa insistenza e troppo a lungo, sembra che abbiamo rinunciato alla eccellenza personale e ai valori della comunità, in favore del mero accumulo di beni terreni.
Il nostro Pil ha superato 800 miliardi di dollari l’anno, ma quel PIL – se giudichiamo gli USA in base ad esso – comprende anche l’inquinamento dell’aria, la pubblicità per le sigarette e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine settimana.
Il Pil mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa e le prigioni per coloro che cercano di forzarle.
Comprende il fucile di Whitman e il coltello di Speck, ed i programmi televisivi che esaltano la violenza al fine di vendere giocattoli ai nostri bambini.
Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari
Comprende le auto blindate della polizia per fronteggiare le rivolte urbane.
Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago.
Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori famigliari o l’intelligenza del nostro dibattere.
Il Pil non misura né la nostra arguzia, né il nostro coraggio, né la nostra saggezza, né la nostra conoscenza, né la nostra compassione, né la devozione al nostro Paese.
Misura tutto, in poche parole, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.
Può dirci tutto sull’America ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani».
Nota. Il fucile di Whitman e il coltello di Speck: due serial killer Usa (V. Charles Williams Richard Speck su Wikipedia)
Il nipote di Robert Kennedy ovvero il figlio del fratello dell’ex presidente (anch’esso morto in circostanze che hanno lasciato un alone di mistero), si batte oggi per gli stessi princìpi morali dello zio, è un uomo coerente, un avvocato, un attivista contro gli abusi sui minori e contro le campagne vaccinali a tappeto che servono soltanto alla sperequazione, alla miseria e alla morte.
È noto per esempio che il filantropo Bill Gates non faccia vaccinare i SUOI figli ma investe cifre mostruose per vaccinare gli abitanti del globo.
Ad agosto 2020 Robert Kennedy si è ritrovato a Berlino davanti ad un milione almeno di persone che stando alla narrativa dei vari Zaia Crisanti, Burioni, Conte etc…etc…etc…avrebbero dovuto autoestinguersi per causa del contagio del virus di wuhan, invece ironia della sorte si stanno moltiplicando ogni giorno di più le persone che hanno capito o stanno odorando la puzza dell’inganno…
Il PIL non compra tutte le menti e tutte le coscienze anche se a ben vedere lo sforzo che i media mettono in campo ogni giorno h24 per attirare le coscienze deboli e spacciare loro il siero genico sperimentale è titanico.
Bene. Manca solo che venga esplicitato un modello societario alternativo che, nonostante i presidenti democratici succedutisi negli USA dopo B. Kennedy, non direi si sia concretizzato. Dunque…la politica che produce solo teorie…resta pura utopia, cioé inganno.-
Queste idee erano condivise da una grande parte dei giovani in quegli anni; in Usa, in Italia, in Europa e, credo, negli altri continenti. Io le ho sempre condivise e le condivido tuttora. Sono convinto che prima o poi si realizzeranno, con l’impegno degli uomini di buona volontà. A mio modestissimo parere esse costituiscono l’essenza del cristianesimo: l’anteporre il valore della persona umana al valore del denaro. In ogni caso credo sia sbagliato e ingiusto definirle “un imbroglio”. Per quanto mi riguarda conservo profonda ammirazione per un uomo che, per queste idee, è stato assassinato e provo dolore per questa tragica morte.
Egr. Senatore condivido il dolore, più sinceramente parlerei di dispiacere, per questa morte. Anche perché ci ha privati della verifica di come Kennedy avrebbe potuto realizzare le sue idee. Ad oggi queste idee restano utopia. Forse essere assassinati é destino di chi crede nelle utopie.
Non ho capito se lei condivide o meno le idee in questione (che ovviamente non è obbligato a condividere). Penso che se R. Kennedy (e prima di lui suo fratello John e Martin Luther King) non fossero stati assassinati la realizzazione di queste idee avrebbe fatto qualche passo avanti. Penso però che chiunque le condivida debba impegnarsi in prima persona per la loro realizzazione (che può essere anche graduale). Prima ancora che la politica, io penso, deve agire il pensiero individuale. Ognuno di noi può scegliere la sua utopia. E una volta scelta deve agire coerentemente. In definitiva è una questione di fede. Quella di cui parliamo a me sembra una fede fondata sulla ragione. E nonostante tutte le tragedie della storia io sono convinto che gli uomini di buona volontà seguiranno questa ragionevole utopia.
Le pare, Egr. Senatore, che possiamo aver fiducia nell’ uomo? Tanto stupido da avvelenare l’ aria che respira, gli oceani, la terra e perfino lo spazio a lui accessibile (che pullula di rottami ). Per non parlar di guerre, fame, ingiustizie varie.Culliamoci pure di utopie per vincere i sensi di colpa e di impotenza.
L’uomo in astratto non esiste. Esistono molti uomini con idee e inclinazioni diverse. Esiste una categoria di uomini che ha fiducia nella possibilità di organizzare la società in modo da favorire il rispetto e la collaborazione reciproca fra le persone utilizzando le conquiste della scienza per migliorare nello stesso la salute degli esseri umani e del pianeta (categoria degli utopisti). Esiste un’altra categoria di uomini che non hanno detta fiducia (non utopisti). Io ho scelto di stare dalla parte degli utopisti. Lei, se ho capito bene, di stare dalla parte dei non utopisti. Rispetto democraticamente la sua scelta. Spero che lei rispetti la mia.