L’Egoismo altruista. La rivoluzione della rivoluzione

Esiste una Regola di convivenza che permette a tutti di essere nello stesso tempo Egoisti e Altruisti: Uguale Libertà e Uguale Responsabilità
Quaderno degli appunti, 1959
Osservo che ogni essere umano in ogni tempo, luogo, condizione sociale e culturale pensa – e sa che ogni altro pensa – come segue.
La mia vita ha un solo inizio, una sola durata e una sola fine. Io desidero vivere realizzando tutte le mie capacità e possibilità vitali. Desidero provare il massimo di gioia possibile nel mio vivere, essere felice. Sono quindi necessariamente egoista.
In breve. Ogni essere umano è egoista e sa che ogni altro è egoista.
Assodato quanto sopra, ogni essere umano capisce, da solo, che occorre trovare una Regola di convivenza che permetta a tutti la possibilità di soddisfare il proprio egoismo.
Trovare questa regola non è difficile. È sufficiente pensare: Ognuno rispetta l’egoismo di ogni altro.
Ed ecco una formulazione analitica della Regola.
Ogni uomo ha la Libertà o diritto di vivere in modo da poter realizzare al massimo le sue capacità vitali e, conseguentemente, ha la medesima responsabilità o dovere di agire in modo tale che ogni altro possa disporre della medesima libertà di cui egli stesso è titolare”.
In sintesi: Uguale Libertà e Uguale Responsabilità per ogni essere umano.
Osserviamo subito che la Regola risulta sempre vantaggiosa per tutti e mai dannosa per nessuno. Non solo. Consente ad ogni membro di una comunità di ottenere un vantaggio dall’agire di ogni altro.
In base ad essa infatti i soggetti che, per le loro doti, qualità e condizioni personali e sociali, sono in grado di esercitare un maggior grado di libertà e di potere sono “gravati” di un corrispondente grado di responsabilità, ossia sono tenuti ad adempiere a maggiori doveri e obblighi in misura esattamente corrispondente al grado della loro libertà.
Per questo motivo la libertà dei singoli può crescere fino alla sua massima realizzazione senza mai diventare dominio, arbitrio, prevaricazione, oppressione, vessazione nei confronti degli altri. Restando nello stesso tempo salvaguardata l’uguaglianza, non solo di diritto ma anche di fatto, di tutti i componenti di una comunità.
La Regola “Uguale libertà e Uguale responsabilità” può essere descritta con questa metafora.
Immaginiamo una bilancia su un piatto della quale vengono caricati per ogni soggetto le libertà, i diritti, i poteri mentre e sull’altro le responsabilità, i doveri, gli obblighi.
I due piatti della bilancia devono rimanere sullo stesso piano. Pertanto ciascun soggetto, portando la propria bilancia, rimane sempre “uguale” agli altri pur portando un carico “diverso”.
In conclusione, rispettando la regola in esame: tutti guadagnano e nessuno perde. Anche la comunità o gruppo nel suo insieme “progredisce” nel miglioramento delle condizioni di vita.
L’osservanza della Regola elimina – nel senso che rende logicamente inutili – tutti i conflitti e le lotte sociali , le guerre, e le “rivoluzioni”, soprattutto quelle violente.
E con ciò elimina in radice il conflitto fra Egoismo e Altruismo e istituisce l’Egoismo altruista o Altruismo egoista. Rende l’egoismo una virtù per tutti.
Una rivoluzione non più “Contro” qualcuno, come è sempre stato finora nella storia, ma “A favore” di tutti.
Infatti ogni membro di una comunità rispettandola agisce “nel proprio interesse”, egoisticamente, ma nello stesso tempo agisce nell’interesse di tutti gli altri membri, quindi altruisticamente.
Di conseguenza, chi sta in alto nella scala sociale può salire ancora aiutando chi sta in basso. Chi sta in basso è aiutato a salire e sale. E nello stesso tempo aiuta anche lui chi sta in alto a salire. La comunità nel suo insieme sale.
La Regola in questione è dunque la Vera rivoluzione, la Rivoluzione della rivoluzione.
Una rivoluzione non più “contro” qualcuno, come è sempre stato finora nella storia, ma “a favore” di tutti.
Una rivoluzione in cui tutti vincono senza mai farsi del male, aiutandosi vicendevolmente.
Giunto a questo punto mi domando: “Se la teoria dell’Egoismo altruista è, e si mostra, semplice, utile e piacevole per tutti perché sono così pochi coloro che che la sostengono e ancora meno coloro che la mettono in pratica?”
Ai posteri l’ardua sentenza.
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Ciao Giorgio, una iniziativa fantastica! La trovo molto simile alla mia visione del mondo.
Alla domanda: “Se la teoria è semplice, utile e piacevole, perché così pochi la mettono in pratica?”
mi rispondo: Perché la teoria è solo un costrutto linguistico. Non viene messa in pratica perché gli esseri umani non sono concetti logici semplificati che fluttuano in un vuoto matematico. La formula è “semplice e piacevole” proprio perché è stata artificialmente depurata da tutte le variabili reali (scarsità di risorse, squilibri asimmetrici biologici e tecnologici, irrazionalità emotiva, diversità culturale). La teoria risolve il problema solo all’interno del gioco linguistico che essa stessa ha creato.
Forse la teoria deve essere “dinamizzata” e “adattata” progressivamente alla realtà nel modo che si sedimenti piano piano nelle coscienze umane come una religione, un credo, un sogno…?
Carissimo Sergio, come hai visto si tratta di un mio appunto del 1959. Da quell’epoca ho consultato non so quante persone e libri e per verificare la validità logica della teoria dell’egoismo altruista. Non ho trovato controindicazioni. Io, per altro, ho sempre sostenuto che questa teoria è scritta fin dalla nascita nella mente di qualsiasi essere umano capace di pensare: in qualsiasi tempo, luogo, condizione sociale o culturale egli viva. Secondo me, qualunque persona può “leggerla” direttamente nella propria mente anche senza aver mai letto un libro che la illustri; e capire che essa è razionale, utile e piacevole per tutti. Una buona risposta al perché la teoria non viene tradotta in pratica credo si possa trovare nel breve saggio di Carlo M. Cipolla intitolato “Le leggi fondamentali della stupidità umana”. Cipolla, professore di economia, descrive “lo stupido” come l’individuo umano che invece di scegliere di vivere una vita in modo razionale procurando utilità e piacere a se stesso e agli altri membri di una comunità, decide di comportarsi in modo irrazionale procurando danno a se stesso e a tutti gli altri. Cipolla afferma che dai suoi studi risulta che il numero degli stupidi è enorme. E per questo gli stupidi hanno un potere enorme in tutte le comunità umane grandi o piccole. Ecco spiegato perché la nostra teoria non funziona in pratica. Per la stupidità di una grande parte degli esseri umani. Per farla funzionare bisognerebbe limitare il numero e il potere degli stupidi. Da quanto ho capito, il Prof. Cipolla non spiega come mai esistano gli stupidi e in così grande quantità. Io avrei qualche idea in proposito. Ma ne parleremo più avanti. Comunque tornerò senz’altro sul tema e continueremo a ragionarci.