Referendum su una Riforma Bluff

Una Legge Costituzionale scritta per Non entrare mai in vigore
Cominciamo leggendo il testo della Legge sottoposta al Referendum dall’ultimo articolo.
Articolo 8 Disposizioni transitorie
- Le leggi sul Consiglio superiore della magistratura, sull’ordinamento giudiziario e sulla giurisdizione disciplinare sono adeguate alle disposizioni della presente legge costituzionale entro un anno dalla data della sua entrata in vigore.
- Fino alla data di entrata in vigore delle leggi di cui al comma 1 continuano a osservarsi, nelle materie ivi indicate, le norme vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale.
In sintesi l’articolo dice: questa legge di Riforma della Costituzione non entrerà in vigore se non dopo l’emanazione di una serie di leggi ordinarie (non di riforma costituzionale) che avranno dettato nuove norme: sul Consiglio superiore della magistratura, sull’ordinamento giudiziario e sulla giurisdizione disciplinare.
Usando una metafora descriviamo il discorso come segue. Questa riforma è un’automobile nuova con un motore nuovo. Ma l’automobile non potrà funzionare ed essere usata se non dopo che le sarà cambiato il vecchio motore con un motore nuovo che deve ancora essere costruito.
Chiunque legga questo articolo si domanda: perché, prima di fare la riforma non sono state approvate le leggi ordinarie nelle materie su indicate?
A questa domanda si deve rispondere così. Con una nuova normativa sull’Ordinamento giudiziario e sulla Giurisdizione disciplinare non sarebbe più necessaria una riforma della Costituzione.
Tornando alla metafora. Una volta costruito il motore nuovo lo si installa nell’automobile vecchia, che col nuovo motore può essere considerata nuova.
Il testo dell’art. 8 della legge di riforma rende il Referendum privo di senso
Quel che è comunque certo è questo. L’articolo in questione rende privo di senso il Referendum.
Che vinca il Sì o i No tutto resterà esattamente come è oggi. Non ci sarà nessuna riforma della Costituzione. Non ci sarà:
1) la separazione delle carriere, con la corrispondente creazione di un doppio C.S.M.,
uno per la magistratura giudicante, l’altro per la magistratura requirente;
2) la riforma del sistema elettorale dei due Consigli superiori della magistratura;
3) l’istituzione dell’Alta corte disciplinare.
Soprattutto non ci sarà un miglioramento delle gravissime disfunzioni dell’amministrazione della Giustizia in Italia. Di cui abbiamo notizia, tra molte altre fonti dal libro Alle 4 del mattino libro che raccoglie cento storie vere di vite stravolte da errori giudiziari: arresti all’alba, famiglie spezzate, reputazioni distrutte. Un libro che dà VOCE a chi è finito nel tritacarne della giustizia senza aver fatto nulla”. Presunto innocente.
O dal libro MAGISTRATI L’ULTRACASTA di Stefano Livadiotti Magistrati L’Ultracasta Stefano-Livadiotti Secondo questo autore “Quella dei Giudici e dei Pubblici ministeri è la madre di tutte le caste. Uno stato nello stato, governato da fazioni che si spartiscono le poltrone in base a una ferrea logica lottizzatoria e riescono a dettare l’agenda alla politica.
In particolare ci parla del CSM il libro di Alessadro Sallusti Il Sistema Palamara. La Feltrinelli Il Sistema di potere, politica, affari. Alessandro Sallusti Luca Palamara
Da queste letture si comprende che la causa del grave malfunzionamento della giustizia italiana è una sola. Ed è costituita dal fatto che un certo numero di Magistrati (non tutti ovviamente) svolgono il loro lavoro violando i loro obblighi istituzionali abusando del loro potere. Ma per questo comportamento non vengono mai chiamati a rispondere né davanti al Consiglio Superiore della Magistratura né davanti al Giudice ordinario ai sensi della L. 117/1988 (Legge sulla responsabilità civile dei Magistrati).
Far rispettare le norme attualmente vigenti in materia disciplinare e di responsabilità civile dei magistrati.
Ciò osservato, constatiamo che per contrastare il malfunzionamento della giustizia sarebbe necessario soltanto far rispettare le norme attualmente vigenti in materia disciplinare e di responsabilità civile dei magistrati.
Non si tratta quindi di riformare le leggi (e tanto meno la Costituzione) che regolano la Magistratura – requirente e giudicante – si tratta di far rispettare le leggi vigenti per lo svolgimento delle funzioni dei magistrati.
Tornando alla nostra metafora, diremo: l’automobile funzionerebbe bene col motore attuale e non ha bisogno di un motore nuovo. Non funziona perché l’autista non la usa correttamente.
Non ha nessuna importanza che vinca il Sì o il No in questo Referendum.
In conclusione. Non ha nessuna importanza che vinca il Sì o il No in questo Referendum. Se si vuole davvero che l’amministrazione della giustizia funzioni si facciano funzionare le leggi che dispongono in materia di disciplina e di responsabilità civile dei giudici.
Per questo scopo devono impegnarsi: innanzitutto gli stessi Magistrati, il Governo, il Parlamento, i Mezzi di informazione e comunicazione, i cittadini tutti che devono sentirsi responsabili del buon funzionamento della Costituzione e delle leggi come vuole l”art. 54 della Carta.
