Il Ruolo dei Partiti nella Costituzione Italiana

Per i lettori che vogliono approfondire il tema della democrazia come disegnata dall’art. 49 della Costituzione riporto qui di seguito il link del testo completo di una conferenza tenuta al Liceo Flaminio nel 2011 e precedentemente, nel 2003 per La Società Dante Alighieri di Treviso. Conferenza su Art 49 Costituzione per Liceo Flaminio
Qui di seguito uno stralcio dell’articolo su tema dell’Avv. Carlo Rapicavoli sul giornale Leggi Oggi
Carlo Rapicavoli* “Politica e Antipolitica”
Leggi Oggi Politica e Antipolitica 23 aprile 2012
Rigenerare la politica è certo più difficile cavalcare l’onda demagogica e populista dell’antipolitica: ma è essenziale e non più rinviabile.
Bisognerebbe sempre partire dalla nostra Carta Costituzionale che all’articolo 49 sancisce: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.
I Padri Costituenti avevano ben chiaro il ruolo fondamentale dei partiti, quali libere associazioni dei cittadini allo scopo di concorrere, con metodo democratico, a determinare la politica nazionale.
La Libera Concorrenza fra una Pluralità di Partiti
Da questa disposizione discendono quattro principi soprattutto:
- La formazione dei partiti è libera: ogni partito ha diritto di cittadinanza nello Stato italiano qualunque ne sia l’ideologia.
- La repubblica si fonda sul pluralismo dei partiti. L’uso del plurale (“partiti”) nell’art. 49 della Costituzione implica che sarebbe inammissibile un regime a partito unico.
- Ai partiti è riconosciuta la funzione di determinare la politica nazionale, in concorrenza tra di loro.
- I partiti devono rispettare il metodo democratico. L’espressione «metodo democratico» definisce il principio per cui la minoranza deve rispettare le decisioni della maggioranza, ma ha la piena libertà di agire, con tutti i mezzi pacifici a sua disposizione, per diventare a sua volta maggioranza e assumere la guida del paese. È proprio del metodo democratico la possibilità dell’alternanza pacifica al potere tra maggioranza e minoranza.
L’art. 49 della Costituzione è sempre rimasto privo di una necessaria normativa di attuazione, per quanto riguarda l’obbligo che esso impone ad ogni partito di adottare il metodo democratico nella propria organizzazione interna, (Principio della democrazia interna).
Per Ogni Partito deve valere il Principio della Democrazia Interna
Riprendendo gli atti di un seminario tenuto alla Società Dante di Treviso nel 2003, da un intervento di Giorgio Pizzol, si possono trarre alcuni interessanti spunti di riflessione.
Se il modello costituzionale sopra descritto fosse concretamente attuato e praticato noi ci troveremmo in una situazione tale per cui il libero confronto di idee e iniziative in condizioni di parità fra tutti i cittadini porterebbe realmente ad un “libero concorso” di tutti i cittadini nella formazione delle scelte politiche della Repubblica in tutte le sue diverse articolazioni istituzionali nelle quali si esercitano i tre poteri “sovrani”: legislativo, esecutivo, giudiziario.
Sembra lecito pensare pertanto che un corretto funzionamento di questo “modello” di democrazia, sia in grado di produrre necessariamente una selezione sia dei gruppi dirigenti dei partiti sia dei componenti degli organi costituzionali, tale da assicurare, nel tempo, il prevalere delle idee e delle risorse umane più idonee alla soluzione dei problemi della società e comunque capace di garantire al popolo di procedere al ricambio, per via democratica e pacifica, dei gruppi dirigenti sia dei partiti che dello Stato.”


